Negli ultimi anni la pastorizia è tornata al centro del dibattito su agricoltura, territorio e cibo. Non solo per il suo ruolo nella produzione alimentare, ma anche per la gestione dei paesaggi, della biodiversità e delle aree interne, delle terre alte. Allo stesso tempo, però, chi vuole avviare o sviluppare un’attività pastorale si trova oggi di fronte a nuove sfide economiche, progettuali e culturali.
Da qui nasce la masterclass “Economia e progettazione delle imprese pastorali” della Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio. In programma dal 9 al 12 aprile nell’affascinante borgo alle pendici del Gran Sasso, in Abruzzo, combina lezioni frontali presso il Convento di Calascio ed esperienze didattiche nelle aziende del territorio.
Le iscrizioni alla masterclass sono aperte fino al 20 marzo! Scopri di più qui.
Abbiamo chiesto a Jacopo Goracci, zootecnico coordinatore del corso, di anticiparci qualcosa sul programma.
Quali sono gli obiettivi della masterclass? A chi si rivolge?
Questa masterclass nasce da un bisogno molto concreto emerso nelle precedenti edizioni della Scuola di Pastorizia: diversi partecipanti hanno espresso il desiderio di approfondire non solo gli aspetti tecnici dell’allevamento, ma anche quelli legati alla progettazione economica e strategica delle aziende pastorali.
L’obiettivo è quindi offrire strumenti pratici per leggere e progettare l’economia di un’azienda: comprendere i costi reali, ragionare sui modelli di reddito, costruire filiere di valore e imparare a intercettare opportunità di finanziamento e collaborazione.
La masterclass si rivolge a pastori e allevatori, sia a chi sta iniziando sia a chi vuole innovare la propria azienda, ma anche a studenti, tecnici e giovani che vedono nella pastorizia una possibile prospettiva professionale. Più che una lezione frontale, è uno spazio di confronto tra esperienze diverse.
Quali sfide affronta oggi chi vuole iniziare o sviluppare un’attività pastorale?
La prima sfida è economica. In Europa il reddito agricolo dipende in media per circa un terzo dai contributi pubblici, e in molti casi anche di più. Questo significa che molte aziende pastorali sono ancora fortemente legate agli strumenti della PAC, che però nel tempo cambiano e si trasformano.
Per questo diventa sempre più importante sviluppare competenze di progettazione aziendale: saper accedere ai contributi pubblici, ma anche costruire modelli economici più autonomi e diversificati.
Un’altra sfida è non sentirsi soli. Oggi un pastore non è solo un produttore di latte, carne o lana: è anche un gestore del territorio, della biodiversità e del paesaggio. Entrare in network territoriali e internazionali, come quelli promossi da Slow Food con le sue reti tematiche, permette di condividere esperienze, conoscenze e opportunità.
La pastorizia ha bisogno di nuove narrazioni? E se sì, attraverso quali strumenti?
Sì, ne ha un forte bisogno per me. Per troppo tempo la pastorizia è stata raccontata solo come un’attività marginale o in crisi. In realtà può essere uno dei sistemi agricoli più innovativi, perché mette insieme ecologia, cultura e cibo.
Qui entra in gioco il food design. Non riguarda solo l’aspetto estetico dei prodotti, ma il modo in cui il cibo viene pensato, raccontato e valorizzato. Attraverso il food design è possibile costruire nuove narrazioni del cibo pastorale: il legame con i pascoli, con le razze locali, con i paesaggi e con le comunità.
Quando queste storie diventano visibili e comprensibili per i consumatori, il valore della pastorizia non è più solo produttivo, ma anche culturale, ambientale e territoriale. Ed è proprio da qui che possono nascere nuove opportunità economiche per le imprese pastorali, ma anche nuovi cittadini consapevoli: persone capaci di riconoscere nel cibo non solo un prodotto, ma il risultato di un paesaggio, un lavoro, una comunità.
La Scuola di Pastorizia di Calascio
Nell’anno Internazionale dedicato dall’Onu ai Pascoli e Pastori, la Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio si propone, attraverso sei masterclass, di formare i pastori del futuro e restituire speranza alle Terre Alte di tutto il Paese. Sei masterclass da aprile a giugno 2026 forniscono gli strumenti per affrontare le sfide attuali, coniugando sapere e tecniche tradizionali con le competenze più attuali.
Con il patrocinio di Uncem e del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, i corsi sono validi come riconoscimento di CFP-Crediti Formativi Professionali per gli iscritti al Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati.
La Scuola nasce da un’idea di Slow Food Italia e D.R.E.Am. Italia – realtà da anni impegnate nella promozione della biodiversità e dello sviluppo sostenibile delle aree rurali e dei loro piccoli comuni – che hanno risposto a una manifestazione d’interesse nell’ambito del progetto pilota di rigenerazione culturale, sociale ed economica “Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo” del Comune di Calascio, selezionato dalla Regione Abruzzo nell’ambito delle misure del PNRR (LINEA A, M1.C3 – Investimento 2.1 – “Attrattività dei borghi”), gestite dal Ministero della Cultura e finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU.