C’è tempo fino all’11 agosto per iscriversi alle masterclass della Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio

«Finalmente anche qui una scuola di pastorizia!». Parola di Manuela Tripodi, nipote dell’indimenticato Giulio Petronio, storico pastore e produttore sul Gran Sasso, a lungo referente dei produttori del Presidio Slow Food del canestrato di Castel del Monte. Manuela ha seguito le orme dello zio e oggi lavora nell’azienda zootecnica Gran Sasso di Castel del Monte (Aquila): «Questo territorio esprime ancora una vocazione pastorale forte, anche se vive un momento di difficoltà, come in altre aree d’Italia, a causa dello spopolamento e del mancato ricambio generazionale – spiega –. Pensiamo che la Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio possa essere un catalizzatore di nuove energie: gli esempi delle altre scuole, nel nostro Paese e altrove in Europa, sembrano dare buoni risultati in termini di creazione di comunità pastorali destinate a occuparsi della governance partecipata del territorio». 

Per iscriversi alle prime masterclass della Scuola di pastorizia c’è tempo fino all’11 agosto.

Ma la pastorizia non è un lavoro del passato?

Niente affatto, assicura chi fa questo mestiere da tempo. «La pastorizia ha una storia millenaria, durante gli anni ha contribuito alla nascita di insediamenti montani come L’Aquila, Rocca Calascio, Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte: anche se nel secondo dopoguerra questa pratica ha subìto un declino, oggi c’è la possibilità di reinsediare sul territorio alcuni nuclei produttivi – sostiene Nunzio Marcelli del Bioagriturismo La Porta dei Parchi di Anversa degli Abruzzi (Aq), che aderisce al Presidio Slow Food dei prati stabili e pascoli –.

Per questo è importante fissare, anche attraverso la didattica, conoscenze e metodi che riguardano la gestione del territorio: una scuola di pastorizia può contribuire a trasferire i saperi, far sì che i giovani recepiscano quello spirito che ha, di fatto, modellato il paesaggio delle nostre montagne». 

«La pastorizia può essere il mestiere del futuro – conclude Tripodi – perché rappresenta una pratica fondamentale per la conservazione degli ecosistemi, per la protezione ambientale e la tutela della biodiversità. E guarda al futuro anche dal punto di vista antropologico: da un lato può contribuire a riabitare le aree interne d’Italia, dall’altro molte persone desiderano sperimentare un sistema di vita diverso, a più diretto contatto con la natura. Una formazione istituzionalizzata e concreta, per indirizzare al meglio queste dinamiche, è fondamentale».

A cura di Marco Gritti, m.gritti@slowfood.it