Guerra e affari in Iran

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Foto di Duncan Kidd - Unsplash

Roma (NEV), 17 marzo 2026 – Proseguono gli approfondimenti proposti dall’Agenzia stampa NEV sui temi di attualità e geopolitica.

Qui tutti gli articoli della nuova sezione dedicata al “nuovo disordine mondiale“.


Guerra e Affari in Iran

di Luciano Cirica

Nell’analisi marxista, per citare Il capitale monopolistico di Baran e Sweezy del 1968, la guerra è considerata un potente stimolo per superare le crisi strutturali dell’economia capitalistica e per ri-ordinare le gerarchie internazionali di potenza, quando sono messe in discussione. Le spese militari, infatti, e quelle, per esempio, delle ricostruzioni post belliche arrivano puntuali in soccorso dei profitti. Anche le guerre che sembrano avere un carattere solo geopolitico, frutto della sete di potere (come quelle dell’Ucraina) in realtà comprendono cause più complesse, soprattutto di tipo economico. Un articolo di Romaric Godin comparso sul giornale on line mediapart.fr, lo scorso 3 marzo, ci aiuta, per esempio, a capire meglio quest’ultimo conflitto tra Iran e Usa, che nasce in un momento crisi economica di questi due Stati.

In particolare Trump deve cercare di nascondere la crisi ed il fallimento, non recenti dell’economia statunitense, legate, sostanzialmente, alla perdita del potere di acquisto e alla deindustrializzazione del paese. Crisi che sta colpendo soprattutto la classe media americana e che neanche lui è riuscito ad arginare, con il protezionismo, e che ora diventa insostenibile, a pochi mesi dell’elezioni di “midterm”.

A questo punto la guerra, come sbocco politico ed economico, diventa una necessità per l’economia degli Stati Uniti, che essendo oggi profondamente deindustrializzata, deve sviluppare nuovi settori fondamentali per garantire il proseguimento dell’accumulazione: i servizi finanziari, il settore militare, l’estrazione di idrocarburi e la tecnologia d’avanguardia.

“Garantire il primato del dollaro”. Gli Usa, di fronte alla crescente leadership della Cina, devono oggi ribadire in tutti modi, anche ricorrendo alla forza, di essere ancora la “prima potenza mondiale padrone del mondo”, in modo da poter garantire la fiducia ed il predominio del dollaro come valuta di riserva. Perché l’economia americana, ”non potrebbe funzionare senza finanziamenti esterni, ovvero senza questa domanda di dollari, non solo perché il deficit pubblico è parte integrante di questo modello economico, ma anche perché Wall Street utilizza la domanda di dollari come materia prima”.

“L’impiego del militarismo“. Quando la crescita è in difficoltà, il riarmo rilancia l’economia. Non è un caso che i regimi autoritari (ma non solo) abbiano fatto crescere il settore militare, che “permette di dare l’illusione della crescita grazie alla spesa pubblica e di compensare così i settori deboli dell’economia”. L’uso della forza pertanto giustifica la necessità permanente e sempre più avanzata della produzione militare.

“Un ‘economia basata sul petrolio e sul gas”. L’obiettivo Usa verso l’Iran (come verso il Venezuela) non è l’instaurazione di una democrazia liberale, ma quello di avere un controllo politico della produzione petrolifera. “Si tratta in realtà di garantire a lungo termine la produzione di oro nero, ma anche di controllare i corridoi di approvvigionamento disturbati dall’Iran islamico e dai suoi alleati, in particolare gli Houthi nello Yemen”. In questo modo Trump avrebbe anche la possibilità – non secondaria – di indebolire la Cina, primo cliente del petrolio iraniano. Il modello economico sognato da Trump rimane sempre quello fondato interamente sul petrolio e sul gas.

“Il nodo tecnologia-difesa”. “La guerra attuale infine risponde a un’esigenza fondamentale della guerra capitalista: la sua funzione di incubatrice di tecnologia, con la sua ricaduta economica. Ma spesso, “l’uso militare delle tecnologie non solo consente di sviluppare un vantaggio competitivo, ma anche di mettere a punto futuri usi civili”. Come nel caso dell’Intelligenza artificiale usata negli attacchi USA, in collaborazione con Israele, specialista mondiale del nodo tra tecnologia e difesa.

Domanda finale: ma Trump riuscirà a “controllare” questo caos mondiale? E a quale prezzo futuro, ammesso che vinca in Iran? Intanto le Borse finanziarie sono sconvolte e fra un po’ lo saranno anche le nostre, più modeste, borse della spesa.

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