L'obbligo di polizze cat-nat dovrebbe riguardare anche le case | ANIA - Format Research

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21 marzo 2026

Nonostante il contesto geopolitico complesso, il settore assicurativo italiano ha registrato una crescita significativa della raccolta premi nel 2025. L’incertezza non ha minato la fiducia degli italiani nelle polizze, anche se resta un rilevante divario nella diffusione delle coperture rispetto agli altri Paesi.

Da questa premessa prende il via l’intervista al Presidente, Giovanni Liverani, pubblicata il 21 marzo dal settimanale Moneta.

Gli italiani si assicurano di più

“Nonostante le guerre, gli italiani si assicurano di più. Un percorso forse ancora troppo lento che, quindi, va incoraggiato, spiega Liverani aggiungendo che “Nel nostro Paese non manca la consapevolezza del rischio, manca piuttosto l’uso più opportuno degli strumenti a disposizione”.

Il Presidente indica la strada: “Dobbiamo portare avanti una campagna di sensibilizzazione e di educazione assicurativa; ci devono essere incentivi fiscali più vigorosi; ma, soprattutto, la comprensione degli strumenti migliori per proteggersi. Siamo un Paese di risparmiatori. E spesso gli italiani credono che il risparmio sia lo strumento più idoneo per garantirsi un futuro al riparo dai rischi. Ma non è così. Si spende molto meno con un’assicurazione – quasi mille volte meno – piuttosto che accumulare e tenere immobilizzato e infruttifero un capitale di riserva”.

Con riferimento ai rischi catastrofali, l’introduzione dell’obbligo assicurativo per le imprese ha determinato un incremento delle coperture, sebbene la maggioranza del tessuto produttivo risulti ancora esposta. “L’85% delle imprese, soprattutto microimprese e Pmi, è esposto ai rischi di un sisma, di una frana, di un’alluvione che metterebbero in ginocchio l’impresa stessa”.

Il rischio di catastrofi naturali non riguarda solo le imprese

Ma il rischio di catastrofi naturali non riguarda solo le imprese: “Solo il 7% delle abitazioni private è coperto. Bisogna allargare la platea – aggiunge Liverani – a cominciare da quegli immobili che hanno goduto di sgravi fiscali in questi anni, o che hanno beneficiato di interventi pubblici, Pnrr compreso. Anche a tutela del denaro pubblico che è stato investito. Sarebbe paradossale se, in assenza di copertura assicurativa, lo Stato dovesse far fronte a indennizzi su case che ha finanziato lui stesso”.

Necessario rafforzare la previdenza complementare

L’intervista prosegue con una riflessione legata all’evoluzione demografica, caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione e dalla contrazione delle nascite, con conseguenti pressioni sui sistemi previdenziale e sanitario. “È necessario rafforzare la previdenza complementare mediante interventi fiscali più incisivi e una maggiore concorrenza tra i fondi pensione”.

I fondi sanitari devono garantire quello che promettono agli iscritti

Infine, con riferimento alla sanità integrativa, commenta la vigilanza di Covip sui fondi: è, dice, un “segnale corretto: ci vuole maggior vigilanza sulla materia per evitare brutte sorprese. Ma forse servirà una vigilanza mista, non solo di natura finanziaria, perché il sottostante è squisitamente sanitario: ci vuole competenza sulle morbilità, non solo sui conti. I fondi sanitari devono garantire quello che promettono agli iscritti, sul lungo periodo, anche perché la sfida della non autosufficienza degli anziani impone una competenza attuariale che oggi le compagnie assicurative sono in grado di mettere in campo, ma che forse non tutti i fondi sanitari possiedono ancora.

Sui fondi sanitari è urgente e necessario un riordino organico che tocchi tutte le tematiche, non soltanto la vigilanza: ne va della sostenibilità del nostro servizio Sanitario Nazionale”.

L’obbligo di polizze cat-nat (Foto da Unsplash)
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