Roma (NEV), 24 aprile 2026 – di Georgia Betz – Le chiese protestanti perdono membri e risorse. Lo dicono i numeri, lo confermano le proiezioni. Ma qualcosa si muove, anche in direzione opposta. Dal Regno Unito agli Stati Uniti, dalla Francia alla Germania, arrivano segnali contraddittori che meritano attenzione.
Il «risveglio silenzioso» che divide i ricercatori
Nel 2025 la Società Biblica britannica ha pubblicato The Quiet Revival: secondo il rapporto, il numero di giovani della Generazione Z che frequentano funzioni religiose in Inghilterra e Galles sarebbe cresciuto significativamente negli ultimi sei anni. La notizia ha circolato. Le obiezioni anche. Il sondaggio è stato condotto online, e i suoi risultati contraddicono le rilevazioni di lungo periodo del British Social Attitudes, curato dal NatCen. Conrad Hackett, demografo del Pew Research Center, ha messo in guardia: studi simili si citano a vicenda creando l’impressione di un fenomeno globale che i dati solidi non confermano.
Restano tuttavia alcune aree in cui la crescita è reale: il movimento pentecostale britannico, alimentato anche dall’immigrazione, è in espansione. E tra chi rimane nelle chiese, la fede si manifesta con maggiore intensità rispetto al passato.
Giovani, materialismo e ricerca di senso
Dal Regno Unito arrivano testimonianze dirette: giovani che dichiarano stanchezza verso i beni materiali e cercano risposte nella fede cristiana. La pandemia ha funzionato da acceleratore, aprendo domande di senso a cui il consumo non sa rispondere.
Negli Stati Uniti un sondaggio Gallup, condotto con interviste telefoniche tra il 2024 e il 2025, registra un aumento di 14 punti percentuali nell’interesse religioso tra i giovani uomini adulti rispetto al biennio 2022–2023 — un dato che riguarda i maschi molto più delle donne della stessa fascia d’età.
In Francia, sociologi e rappresentanti religiosi osservano una rinascita dell’impegno tra i giovani, spesso caratterizzata da serietà e rigore. L’ipotesi avanzata è che, in una società che si secolarizza, una parte della Generazione Z scelga consapevolmente la direzione contraria, cercando identità e appartenenza.
I numeri della crisi: cosa dicono davvero
Lo Studio di Friburgo proietta che tra il 2017 e il 2060 il numero dei fedeli e il gettito delle imposte ecclesiastiche in Germania si dimezzeranno. Alcune stime suggeriscono che il processo potrebbe essere più rapido del previsto.
Ma i dati sull’appartenenza alla chiesa (KMU/EKD) raccontano anche altro: solo il 27% di chi pensa di lasciare la chiesa lo farebbe indipendentemente da qualsiasi cambiamento. Il 73% dichiara che forse non se ne andrebbe, se la chiesa cambiasse. L’80% dei protestanti tedeschi ritiene necessaria una riforma radicale. Tra i cattolici la percentuale sale al 96%.
Non si tratta dunque di abbandono definitivo. È attesa.
La proposta di Pohl-Patalong: riformare davvero
Uta Pohl-Patalong, professoressa di Teologia pratica all’Università di Kiel, lavora da anni su queste domande. La sua analisi è netta: le chiese continuano a ragionare secondo schemi obsoleti, conservando strutture costose e resistenti al cambiamento. Correggere l’esistente non basta — spesso porta al sovraccarico del sistema.
La sua proposta è riprogettare le forme sociali ecclesiali, non rattoppare quelle vecchie. La comunità del futuro non sarà necessariamente legata al territorio. Funzionerà come punto vivo di incontro tra il Vangelo e i bisogni reali delle persone — soprattutto di quelle ai margini, a cui il messaggio evangelico si rivolge in modo particolare.
Le forme che immagina sono diverse: chiesa del silenzio, chiesa dei giovani, chiesa diaconale, chiesa da concerto, modelli digitali, reti di mobilità a impatto climatico zero. Il principio che le unisce è antico quanto la Riforma: ecclesia semper reformanda — la chiesa sempre in riforma.
Per gestire la transizione senza far collassare l’esistente, Pohl-Patalong ricorre al concetto di ambidestria organizzativa: una mano sperimenta forme nuove, l’altra garantisce continuità. Le due operano su un piano di parità, senza competizione e senza doversi giustificare l’una di fronte all’altra.
Chi guida il cambiamento
Il cambiamento, insiste la teologa, non si impone dall’alto. Nasce dal basso, con la partecipazione di chi è già nella chiesa e di chi ancora non lo è. Servono nuove figure: responsabili di comunità, diaconi, educatori, volontari. Vanno eliminate le gerarchie interne e le rivalità tra le persone. La formazione deve orientarsi alle competenze teologiche, diaconali, pedagogiche e musicali — e alla capacità di comunicare il Vangelo in modo che parli alla vita quotidiana.
Il sacerdozio universale, principio fondante della teologia riformata, richiede che ogni persona abbia un ruolo responsabile nella comunità. Non spettatrice: protagonista.
Una chiesa in movimento
Pohl-Patalong non nasconde l’incertezza. Il futuro delle chiese non è nelle mani degli esseri umani soltanto. Ma questo, nella prospettiva della fede, non paralizza: libera. L’invito è a diventare una chiesa in trasformazione — capace di cambiare forma per restare fedele alla propria missione.
Il risveglio, se c’è, non sarà spettacolare. Sarà fatto di comunità in ascolto, di giovani che cercano qualcosa di reale, di chiese abbastanza coraggiose da riformarsi davvero.
Fonti:
BBC – The Quiet Revival · Gen Z e materialismo (SWNS, 2026) · Gallup – giovani e religione negli USA (The Hill) · Le Monde – giovani e religione in Francia · Evangelische Zeitung – Pohl-Patalong · Studio di Friburgo – EKD · KMU/EKD – indagine sull’appartenenza
https://www.bbc.com/news/articles/c0k1jddl51no
https://thehill.com/blogs/ballot-box/polls/5835277-religion-gender-gap-millennials/
https://evangelische-zeitung.de/theologin-menschen-wuenschen-sich-eine-kirche-mit-alltagsrelevanz/)
https://www.ekd.de/projektion2060-die-freiburger-studie-kirchenmitgliedschaft-68205.htm