Eataly e l’impegno a fare cultura del cibo, “tra conoscenza e piacere” - Slow Food - Buono, Pulito e Giusto.

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Intervista a Chiara Murano, Head of Sustainability di Eataly, Sostenitore Ufficiale di Slow Food Italia. Un legame che, fin dai tempi del primo negozio di Torino Lingotto, continua a rinnovarsi.

Esiste un legame molto antico e profondo tra la nascita di Eataly, nel 2007, e Slow Food, con una collaborazione sulla scelta dei produttori di piccola scala che avrebbero fatto parte del portfolio dei vari negozi. Tutto è iniziato da Eataly Lingotto. «Il legame tra Eataly e Slow Food non è solo storico, ma profondamente culturale» sottolinea Chiara Murano, Head of Sustainability di Eataly. «Fin dall’apertura del primo punto vendita al Lingotto di Torino, Eataly ha condiviso con Slow Food una visione comune: quella di un cibo buono, pulito e giusto, capace di generare valore non solo economico ma anche sociale e culturale. La collaborazione sulla selezione dei produttori di piccola scala, basata su criteri rigorosi di qualità e rispetto dei territori, è stata uno degli elementi fondativi del progetto Eataly e ne ha definito l’identità sin dall’inizio».

Non solo la parte commerciale ha dato grande visibilità a migliaia di prodotti: uno degli elementi distintivi di Eataly è da sempre l’educazione dei consumatori, con l’organizzazione di laboratori, corsi e degustazioni, ma anche tanti strumenti per informare. Uno sforzo non comune nel vostro settore.

Quanto è importante narrare la storia e la meraviglia che custodisce ogni prodotto?

La dimensione educativa si è sviluppata con forza fin dalle origini, accanto alla dimensione commerciale, nella convinzione che il primo gesto agricolo lo compie il consumatore, attraverso le proprie scelte. Laboratori, corsi, degustazioni, incontri con produttori, materiali informativi e percorsi didattici sono diventati parte integrante dell’esperienza Eataly, con l’obiettivo di offrire strumenti di conoscenza e consapevolezza a un pubblico ampio e trasversale. In questo senso, narrare la storia che ogni prodotto custodisce non è un elemento accessorio, ma un atto fondamentale. Raccontare l’origine delle materie prime, il lavoro dei produttori, le tradizioni, le innovazioni e le sfide che stanno dietro a un alimento significa permettere ai consumatori di comprenderne il valore reale. È proprio questa narrazione che trasforma un acquisto in una scelta consapevole e che rende possibile un rapporto più equilibrato tra chi produce e chi consuma.

Lo sforzo educativo di Eataly, portato avanti anche grazie alla collaborazione strutturata con Slow Food sul fronte della didattica e dei contenuti formativi, rappresenta un unicum nel settore della distribuzione alimentare. Non si tratta solo di informare, ma di fare cultura del cibo, promuovendo una visione olistica e raccontando la “meraviglia” che ogni prodotto racchiude. Farlo è essenziale per costruire una relazione più profonda e duratura con i consumatori. È in questo spazio, tra conoscenza e piacere, tra racconto e esperienza, che Eataly continua a riconoscere il proprio ruolo: non solo come distributore di eccellenze, ma come piattaforma culturale capace di educare, ispirare e generare consapevolezza attraverso il cibo.

Qual è, oggi, il ruolo di un player della grande distribuzione in fatto di educazione dei consumatori e di promozione di stili di consumo più consapevoli, soprattutto per i più giovani?

Oggi un player della grande distribuzione ha un ruolo che va oltre la vendita: può diventare un vero attore culturale promuovendo stili di consumo più consapevoli. Per la sua capacità di raggiungere milioni di persone ogni giorno, ha la responsabilità di rendere accessibile la conoscenza sul cibo, aiutando i consumatori a comprendere l’origine dei prodotti, il valore delle filiere e l’impatto delle proprie scelte. Educare significa creare esperienze: offrire contenuti chiari, momenti di approfondimento, attività didattiche e occasioni di incontro che trasformino l’acquisto in consapevolezza. Per i più giovani, in particolare, la grande distribuzione può affiancare scuola e famiglia, avvicinandoli in modo semplice e concreto ai temi del gusto, della stagionalità, della biodiversità e del rispetto delle risorse.

Slow Food ha vissuto in questi quasi vent’anni una grande evoluzione, e lo stesso è stato per Eataly. Quali sono i valori che ancora oggi vi accomunano al movimento della Chiocciola?

Eataly e Slow Food sono cresciuti molto in questi anni, ciascuno seguendo il proprio percorso, ma il legame sui valori è rimasto profondo e autentico. Ci accomunano innanzitutto il rispetto per la filiera e per chi produce: la centralità dei produttori, del loro sapere, del lavoro quotidiano che c’è dietro ogni prodotto. È una visione che mette al centro le persone prima ancora del prodotto finito. Un altro valore fondamentale è la cultura del cibo come atto consapevole, non solo come consumo. Slow Food ha sempre promosso conoscenza, educazione, consapevolezza; Eataly, fin dalla nascita, ha scelto di accompagnare l’esperienza gastronomica con racconto, spiegazione, relazione. Mangiare bene significa capire cosa si mangia. Ci unisce anche la tutela della biodiversità e delle eccellenze territoriali: difendere le differenze, i piccoli produttori, le tradizioni locali significa proteggere un patrimonio culturale e agricolo che è unico al mondo e che va trasmesso alle nuove generazioni. Infine, condividiamo una visione di crescita responsabile: crescere sì, ma senza perdere l’anima, senza omologare, senza rinunciare alla qualità e all’etica. In questo senso, la chiocciola di Slow Food e il progetto Eataly parlano la stessa lingua: quella di un Made in Italy che guarda al futuro partendo da valori solidi.

Negli ultimi mesi Eataly ha lanciato il progetto di filiera Eataly alla Radice: perché avete sentito il bisogno di approcciare in maniera così importante la linea di prodotto a marchio mettendo in piedi questa nuova forma di collaborazione con Slow Food?

Abbiamo voluto ripensare in modo profondo il tema della filiera e del prodotto a marchio per creare una filiera in cui poterci impegnare dall’origine fino allo scaffale. Da qui nasce Eataly alla Radice: un progetto che non è una semplice linea a marchio privato, ma una nuova forma di relazione con i produttori e con i territori. L’obiettivo è andare all’origine delle materie prime, costruire filiere dedicate, trasparenti, riconoscibili, in cui il valore non sia solo nel prodotto finale ma in tutto il percorso che lo genera. È un modo per rendere ancora più coerente il marchio Eataly con i suoi valori fondanti. In questo percorso, il coinvolgimento di Slow Food è stato naturale e necessario. Slow Food porta con sé un patrimonio unico di competenze, cultura e visione sulla biodiversità, sui saperi locali e sulle comunità del cibo. Il suo ruolo, in particolare, è centrale nello sviluppo dell’etichetta narrante: uno strumento che va oltre gli obblighi informativi e diventa racconto, spiegazione, trasparenza.

L’etichetta non dice solo “cosa” è un prodotto, ma perché esiste, da dove viene, chi lo produce e secondo quali principi. Questa collaborazione rappresenta quindi un salto di qualità: per Eataly, significa rendere il proprio marchio ancora più credibile, responsabile e consapevole; per il consumatore, significa poter scegliere con maggiore conoscenza; per i produttori, significa essere riconosciuti, valorizzati e tutelati nel loro lavoro. Eataly alla Radice e la partnership con Slow Food rispondono alla stessa esigenza: dare profondità al prodotto, rimettere al centro l’origine, costruire valore duraturo. Non un’operazione di branding, ma una presa di posizione chiara su che tipo di filiera, di agricoltura e di futuro del cibo vogliamo sostenere.

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