Zucchetti, Gambazza e l’evoluzione digitale degli Studi - redigo.info

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di Redigo.info – dir. Alessia Lupoi

Il responsabile commerciale del canale indiretto HR e Professionisti di Zucchetti, Mario Gambazza, interviene ai trent’anni dello Studio Bandelli.

A.L. – Lo Studio Bandelli come modello che “riscopre i valori della consulenza vera”. Come, questa impostazione, rappresenta oggi – dott. Gambazza – un riferimento per la professione?

M.G. – Lo definirei più un ritorno alle radici che un modello evolutivo in senso stretto. I professionisti, in passato, vivevano la consulenza come presenza reale nelle aziende, come capacità di leggere i processi dall’interno. Oggi trovo innovativa proprio questa tendenza al “ritorno in azienda”, resa possibile dalla tecnologia: strumenti che liberano tempo, energie e informazioni permettono al professionista di dedicarsi di nuovo a ciò che genera valore per l’imprenditore. È un approccio che recupera la dimensione autentica della consulenza, ma con mezzi nuovi.

A.L. – Zucchetti ha lanciato il progetto “Professionista Next”. Quale visione lo guida e quale ruolo attribuisce agli Studi che vi aderiscono?

M.G. – Nasce con un obiettivo ben chiaro: far conoscere ai professionisti tutto quanto Zucchetti può mettere a disposizione delle imprese clienti. Non sono in campo Studi che si limitano a far adottare un “gestionale integrato” collegato al software di studio; sono in campo professionisti che si interrogano sull’efficienza e sulla produttività delle aziende, che esplorano in modo attivo le opportunità di digitalizzazione capaci di generare benefici concreti. Figure che accompagnano l’impresa in un percorso di crescita, non “semplici” intermediari tecnologici.

A.L. – Negli ultimi anni avete osservato il mercato da un punto di vista privilegiato. Quali evoluzioni avevate previsto e quali si stanno effettivamente realizzando?

Da tempo monitoriamo il mercato con una prospettiva che ci consenta di anticipare alcuni scenari. Con l’introduzione della fatturazione elettronica e della PSD2, uno degli sviluppi più probabili era che i professionisti avessero più energie da dedicare alle imprese, grazie a dati più ricchi e dettagliati, a insight prima impensabili e a personale più consapevole dei processi. L’intelligenza artificiale ha accelerato: oggi vediamo concretizzarsi quel che avevamo ipotizzato: Studi più strutturati, più analitici, più capaci di incidere sulle scelte delle imprese.

A.L. – In questo scenario, il ruolo che attribuisce alla formazione e al miglioramento continuo negli Studi professionali qual é?

M.G. – Un ruolo centrale. “Formarsi” significa attivare un processo di miglioramento continuo all’interno dello Studio; un processo che, poi, si estende naturalmente alle imprese attraverso l’azione del professionista. È un fenomeno che avevamo previsto con un certo anticipo, che oggi si sta verificando e che vogliamo sostenere con forza. La crescita degli Studi è la condizione necessaria per la crescita delle imprese.

A.L. – Lungimiranza, dunque. Concludendo, quando guarda allo Studio Bandelli cosa vede quale elemento distintivo nel percorso trentennale appena celebrato?

M.G. – Vedo che ha saputo interpretare in anticipo l’evoluzione: recuperare la consulenza autentica; valorizzare la presenza in azienda; utilizzare la tecnologia non come fine ma come leva per liberare tempo e competenze. È un approccio che si inserisce perfettamente nella visione di Professionista Next e rappresenta un esempio concreto della misura in cui la professione può evolvere senza dover perdere la propria identità.

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