Giornata Mondiale dell'Ambiente, Barbara Nappini: "Ogni scelta che compiamo ha le sue ricadute sull'ecosistema. Possiamo essere parte della soluzione e non del problema" - Slow Food - Buono, Pulito e Giusto.

Compatibilité
Sauvegarder(0)
partager

La cultura, la moda e il cibo possono intrecciarsi tra loro in modi inaspettati. Intercorre un legame profondo tra le comunità montane, la lentezza della produzione artigianale, la biodiversità e lo sviluppo sostenibile.

Le comunità montane custodiscono conoscenze, tecniche artigianali, prodotti agricoli e tradizioni che raccontano un rapporto profondo con il territorio. In un momento in cui si parla sempre più di sostenibilità, queste esperienze ci ricordano che innovare non significa necessariamente correre più veloce. A volte significa rallentare, ascoltare, valorizzare ciò che esiste già e creare nuove opportunità a partire dalle comunità stesse.

Di questo tema si è discusso venerdì 5 giugno durante gli Stati Generali Europei sulla Cultura della Sostenibilità, svoltisi a Roma in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente. Moda, cultura e cibo: un viaggio tra le montagne è il titolo del panel a cui ha preso parte la presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini, di cui riportiamo l’intervento.

Slow Food lavora da anni sulla tutela della biodiversità, dei saperi locali e dei piccoli produttori. Come si sposa la filosofia di Slow Food con la tutela dei sistemi alimentari montani e la resilienza di queste comunità?

Le aree collinari e montane sono le aree dei saperi popolari, diffusi, ancestrali, scrigni di biodiversità e “luoghi del fare”: proprio lì, in quei luoghi dimenticati e sacrificati sull’altare di una malintesa efficienza, della concentrazione, della “comodità”, esiste a nostro avviso invece una reale e concreta possibilità di ripensare il futuro. Lì esisteva e in alcuni casi r-esiste ancora quell’artigianalità che prevede il pensiero complesso: una sarta, una tessitrice, deve avere una visione complessiva del tessuto ma anche delle fibre, degli strumenti, e probabilmente ha anche gusto estetico e sa decidere quali tessuti sono più adatti all’utilizzo finale.

E lo stesso dicasi per l’agricoltura: quell’agricoltura artigianale, di piccola e media scala, spesso familiare, che costruisce paesaggi agrari complessi, che tutela biodiversità e fertilità dei suoli, che genera sistemi locali del cibo e soprattutto un “governo” dal basso dei territori. Tutto questo ha a che fare con Slow Food, con i nostri principi, con i nostri progetti: progetti politici del cibo, prima che si chiamassero “food policies”. Tutto questo ha a che fare col futuro delle montagne e col futuro di tutte e tutti noi: permettetemi di ricordare che il nostro fondatore Carlin Petrini, che ci ha appena salutato, ci ha insegnato che il mondo lo si può cambiare, lo si può cambiare a partire dal cibo, e lo si può cambiare con gioia!

Nel weekend si terrà Anteprima Terra Madre all’Orto Botanico con un focus sulle politiche del cibo e le aree interne, in continuità con l’edizione 2025 di Montagna Madre. In che modo eventi di questo tipo e le scelte quotidiane di noi consumatori urbani possono fare la differenza per proteggere l’agrobiodiversità di territori così lontani e complessi?

Ogni scelta che compiamo ha una ricaduta sugli ecosistemi, anche quelle che ci appaiono più minute e banali. Anzi: soprattutto quelle! Mangiare è un atto quotidiano che, se siamo fortunati, compiamo tre/cinque volte al giorno, tutti i giorni, per tutta la vita. Scegliere come nutrirtici significa sostenere un certo tipo di produzione: acquistare il nostro cibo al mercato contadino, con i Gas, direttamente in azienda, nelle botteghe di quartiere, sostiene un certo tipo di filiera, accorcia la distanza tra chi produce e chi mangia, consente un reddito più equo ai contadini e ancor più restituisce dignità al loro preziosissimo lavoro.

Ricordiamo che un sistema alimentare iniquo che ha il prezzo basso come unico metro, produce le distorsioni di orrore, sfruttamento e schiavitù che non sono invisibili e non sono silenziose: non posso non menzionare quel che è successo ad Amendolara.

A questo si affianca un necessario lavoro della politica: nutrire le città è una questione determinante in un quadro nel quale le aree metropolitane negli ultimi anni sono diventate sempre più ampie, caotiche e dunque fragili. La ricostruzione di un corretto rapporto tra le città e le campagne, le montagne, ma anche scelte di approvvigionamento che mettano al centro il bene comune, per quanto riguarda le mense, la ristorazione, e anche la capacità produttiva all’interno delle città stesse può fare la differenza.

Tutte e tutti noi scegliamo ogni giorno, individualmente e collettivamente di essere parte della soluzione e non del problema.

Coordonnées
Press Slow Food