Donald non è Ronald - Partito Socialista Italiano

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di Ludovica Marciano

Ai tempi dei social e dei cuoricini, scrolliamo i nostri telefoni cercando la storia della persona che ci piace e con cui abbiamo litigato sperando che abbia pubblicato qualcosa che vagamente rimandi a noi e, di conseguenza, che ci sta pensando – se vogliamo far la pace – oppure, più banalmente, attirare la sua attenzione. Nell’era della disintermediazione mediatica e della comunicazione politica “di prossimità”, dove è possibile creare un nuovo social perché quello che usavamo precedentemente ci ha bannato per diffusione di fake news e chiamare sbeffardamente il nuovo mezzo “verità”, anche la politica passa necessariamente attraverso la comunicazione social. Anche la politica estera. Come se una ipotetica dichiarazione di guerra indirizzata agli ambasciatori arrivasse con un tweet o, si fa per dire, venisse sbeffeggiato il capo del governo di un paese G7 da parte del capo del governo alleato della più grande democrazia. Tra foto pregate e poi concesse e botta e risposta sui socials, forse è il caso di premere il bottone “rimuovi amicizia”. Sembrava quel tipo di solida amicizia che si crea tra persone che condividono simili valori e destinata, dunque, a durare. Trump, al G7 le dice “mi hai abbandonato”, c’mon Donald: “stacce”. La fine dell’amicizia passa per Sigonella, più precisamente per le basi militari “negate” all’alleato americano nei bombardamenti in Iran. Ma come, io ti voglio proteggere dalla minaccia nucleare e tu non mi fai atterrare due caccia bombardieri in suolo italiano? Ma la sovranità nazionale non si tocca – e menomale – soprattutto per una scelta che avrebbe procurato ben poca popolarità a chiunque l’avesse compiuta. Questa storia di rimozione dalla lista degli amici stretti richiama alla memoria quello che avvenne nel 1985 nella medesima base militare di Sigonella, in un contesto con tutta evidenza totalmente differente. Anche in quel caso si temette di aver rovinato il rapporto con l’alleato statunitense, la tensione della famosa telefonata tra Bettino Craxi, allora capo del governo, e il presidente Americano Ronald Reagan. Eppure, a quella telefonata, non seguì un “non farti più vedere” bensì “caro Bettino, ti aspetto a New York”. Bene, non tutti i leader politici hanno lo stesso carattere, la contingenza politica era totalmente diversa e i social esacerbano ogni dibattito, però è il caso di evidenziare che una leadership forte debba andare necessariamente oltre i rapporti di amicizia, essendo ben altra cosa. Forse il grande limite della nuova comunicazione ai tempi dei social è nella sua stessa natura: disintermediata, diretta agli utenti e che vuole risultare accattivante per aumentare l’engagement. Ma come “How I met your mother” insegna a non mandare quel messaggio a quella persona dopo le 2 di notte, a maggior ragione si dovrebbe riflettere un po’ di più, quando si ricopre un ruolo pubblico, a premere invio. Anche perché gli amici passano. Le crisi geopolitiche, apparentemente, meno.

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