E se anziché continuare a discutere sugli impatti ambientali dei canali di comunicazione stampati e digitali, li mettessimo a confronto, misurando le “impronte di carbonio” che producono?
A farlo ci ha pensato l’Öko-Institut di Friburgo, in Germania, organizzazione specializzata a collaborare con le aziende per promuovere strategie di sviluppo sostenibili, soprattutto in funzione della difesa dell’ambiente.
Nello studio “Valutazione comparativa del potenziale di emissioni di gas serra della pubblicità cartacea rispetto alla pubblicità online”, i ricercatori hanno messo a confronto il ciclo di produzione di una brochure stampata di 24 pagine, e di un annuncio pubblicitario su un quotidiano, confrontandoli poi con la stessa brochure scaricata in formato PDF, e con un banner pubblicitario, utilizzando i dati provenienti da tipografie in Germania, Austria, Svizzera e Paesi Bassi.
Per le versioni online, i ricercatori hanno analizzato i file scaricati da data center nell’Europa centrale, scoprendo, dati alla mano, che le emissioni di CO2 generate dal flusso di lavoro della pubblicità stampata sono, per una singola pagina, cinque volte più basse rispetto a quelle generate per produrre la stessa pagina in formato Pdf.
Calcolate sull’intera pubblicazione, le emissioni di CO2 sono state di 67 Kg contro i 102 kg per la versione digitale.
Naturalmente per la valutazione del ciclo di pubblicità on line è stata – molto correttamente – misurata l’intera filiera industriale, che per il digitale comprende la manifattura di computer, telefoni, l’energia richiesta dai data center dove risiedono i file e dai network attraverso i quali sono distribuiti.
La conclusione è che le pagine stampate sono molto più amiche dell’ambiente rispetto alla comunicazione digitale.
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