Il punto sullo stato dell’arte da una recente review scientifica e l'approvazione europea della terapia genica sviluppata da Fondazione Telethon
La sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS) è una malattia genetica rara, ereditaria, legata al cromosoma X, che può manifestarsi con una combinazione pericolosa di problemi: piastrine in numero molto basso (trombocitopenia), eczema grave, infezioni ricorrenti, fragilità immunitaria, tendenza ad autoimmunità e un aumentato rischio di tumori. A fare il punto sulle strategie terapeutiche più aggiornate è la review “How I treat Wiskott-Aldrich syndrome”, pubblicata alla fine del 2025 su Blood. Fino a pochi anni fa, per molti bambini l’unica possibilità era una cura puramente di supporto: trasfusioni, immunoglobuline, antibiotici per prevenire le infezioni, trattamento dell’eczema. Oggi, grazie all'impegno di Fondazione Telethon, è stata approvata a livello europeo la prima terapia genica per questa malattia.
WISKOTT-ALDRICH: DIAGNOSI PRECOCE E GRAVITÀ VARIABILE
La WAS non si presenta in modo uguale in tutti i pazienti. Esistono forme gravi, con severa immunodeficienza e sanguinamenti frequenti, ma anche forme più lievi, spesso definite X-linked thrombocytopenia (XLT), caratterizzate soprattutto da piastrinopenia. La review sottolinea che tipo di mutazione genetica e presentazione clinica iniziale influenzano profondamente l’evoluzione della malattia, rendendo fondamentale una presa in carico precoce e personalizzata.
DAL TRATTAMENTO DI SUPPORTO ALLA CURA “DEFINITIVA”
Oggi esistono due approcci in grado di correggere la causa della malattia: il trapianto di staminali e la terapia genica. Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche può, in estrema sintesi, ripristinare un sistema immunitario funzionante soprattutto se eseguito in età precoce e con un donatore compatibile. Si tratta di una procedura non priva di rischi, per la quale non sempre esiste un donatore compatibile.
La terapia genica, etuvetidigene autotemcel, consiste invece in una singola somministrazione di cellule staminali e progenitrici ematopoietiche prelevate dal paziente e modificate in laboratorio per esprimere una versione sana del gene WAS. Una volta che siano state geneticamente corrette, le cellule staminali vengono reinfuse nel paziente, che viene preparato a riceverle grazie a una chemioterapia che permette di ‘fare spazio’ nel suo midollo. Negli studi clinici è stato dimostrato che il farmaco riduce la frequenza di eventi emorragici moderati e gravi e di infezioni gravi nei pazienti con WAS rispetto al periodo precedente al trattamento. Nei casi in cui non sia possibile effettuare un trapianto di cellule staminali ematopoietiche da un donatore familiare compatibile, la terapia genica etuvetidigene autotemcel rappresenta per i pazienti con WAS idonei a riceverla una potenziale opzione terapeutica, la cui sicurezza ed efficacia sono state ampiamente valutate. Sviluppata grazie a decenni di ricerca presso l’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) di Milano, la terapia rappresenta un importante traguardo scientifico e clinico e una nuova speranza per i pazienti.
La Commissione Europea ha approvato l’immissione in commercio del farmaco il 9 gennaio 2026, in seguito all parere positivo espresso nel novembre 2025 dal Comitato per i Medicinali per Uso umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), che ne raccomandava l’autorizzazione all’immissione in commercio. La stessa terapia è stata inoltre approvata nel dicembre 2025 dalla FDA per il mercato statunitense, confermando l’efficacia di un modello di ricerca e sviluppo unico a livello internazionale.
Fondazione Telethon è la prima organizzazione non profit ad aver completato con successo lo sviluppo di una terapia genica, portandola dalla ricerca di laboratorio fino all’approvazione regolatoria sia negli Stati Uniti sia nell’Unione Europea.
“L’autorizzazione della Commissione Europea segna il completamento di un lungo e rigoroso percorso regolatorio, rendendo questa terapia approvata sia in Europa che negli Stati Uniti. Questo traguardo testimonia la solidità di un modello costruito nel tempo, capace di accompagnare una scoperta nata dalla ricerca accademica no profit fino all’approvazione da parte delle massime autorità regolatorie internazionali. Rafforza inoltre il nostro impegno a trasformare la ricerca sulle malattie genetiche rare in soluzioni terapeutiche concrete, capaci di generare un reale impatto clinico e di offrire ai pazienti e alle loro famiglie prospettive di trattamento durature” ha commentato Ilaria Villa, Direttrice Generale di Fondazione Telethon.
“L’autorizzazione all’immissione in commercio a livello europeo rappresenta un riconoscimento concreto del rigore scientifico, della qualità dei dati clinici e del lavoro multidisciplinare che ha reso possibile questo risultato” ha aggiunto Alessandro Aiuti, Vicedirettore del SR-Tiget, primario di Immunoematologia Pediatrica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di Pediatria all’Università Vita-Salute San Raffaele. “È la dimostrazione che la ricerca traslazionale, sostenuta da una visione di lungo periodo, è in grado di generare terapie che possono ridefinire in modo sostenibile gli standard di trattamento delle malattie genetiche rare.”
QUANDO INTERVENIRE NELLA WISKOTT-ALDRICH: ANCHE LE FORME “LIEVI” NON SONO INNOCUE
Uno dei messaggi più importanti dello studio scientifico di review da cui siamo partiti, è che anche i pazienti con forme apparentemente lievi dovrebbero essere valutati precocemente per un trattamento risolutivo. Nel tempo, infatti, anche le XLT (le forme più lievi, descritte all'inizio dell'articolo) possono evolvere verso infezioni gravi, autoimmunità e neoplasie.
La scelta tra trapianto e terapia genica dipende da molti fattori: età del paziente, disponibilità di un donatore compatibile, quadro clinico, risorse del centro di riferimento. Per le famiglie che ricevono una diagnosi di WAS, oggi lo scenario è profondamente diverso rispetto al passato. Non si parla più solo di contenere i sintomi, ma di offrire una prospettiva concreta di guarigione. Tuttavia, restano aperte alcune sfide fondamentali: l’accesso equo alle cure, la disponibilità di centri specializzati, la sostenibilità economica e il follow-up a lungo termine.
Come sottolineano gli esperti, il progresso scientifico deve ora trasformarsi in diritto di cura per tutti i pazienti, indipendentemente dal luogo di nascita.