Comunicato stampa
23 gennaio 2026
Con la precedente modifica della direttiva Habitat dell’UE e il decreto del ministro dell’ambiente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è stato recepito nel Decreto del Presidente della Repubblica 357 del 1997 il depotenziamento della protezione dei lupi: la specie è passata da “rigorosamente protetta” a “protetta”.
Il declassamento previsto dall’Unione Europea consente agli Stati membri di gestire più liberamente il contenimento della popolazione dei lupi e, quindi, in alcune aree sarà potenzialmente più facile autorizzare l’abbattimento o misure di contenimento coercitive, in particolare in caso di conflitti con le attività agricole o zootecniche. In Italia, l’ISPRA ha stabilito che si potrà uccidere una percentuale tra il 3 e il 5% della popolazione di lupi, pari a circa 160 esemplari ogni anno. Eppure, ogni anno muoiono già molti lupi a causa dell’essere umano: solo nel 2023 sono stati 449, talvolta anche per bracconaggio.
OIPA LEAL e LEIDAA, insieme alle altre associazioni animaliste, si erano schierate fin dall’inizio contro questa decisione antiscientifica e anacronistica e unica in Europa, e oggi continuano a ribadirne la pericolosità: “Il decreto del Ministro dell’Ambiente sul declassamento del lupo da specie “rigorosamente protetta” a protetta” è solo il punto d’arrivo di una decisione assunta a livello europeo che è totalmente priva di fondamento scientifico e non produrrà neppure gli effetti immaginati dalle categorie che a tutti i costi l’hanno voluta e sostenuta. Con questo provvedimento, e quello “sul tetto massimo del prelievo”, fissato dall’Ispra a 160 individui l’anno, si dà soddisfazione, in realtà, solo alla generale irragionevole fobia contro il lupo e ai soliti fanatici “sparatutto” che vorrebbero aggiungere 160 lupi abbattibili ai 3-400 animali uccisi ogni anno dai bracconieri o da incidenti stradali. Allo stato, però, non c’è alcun via libera automatico agli abbattimenti. Si procederà caso per caso e come Associazioni ci opporremo in tutte le sedi e con tutti i mezzi leciti per difendere la conservazione e la dignità di questa specie”.
In un momento storico in cui la tutela ambientale dovrebbe avere la precedenza assoluta, considerandone anche il rango di protezione costituzionale, una volta di più si è scelto di favorire interessi economici a scapito degli animali e di una visione basata sulle conoscenze scientifiche più aggiornate.
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