4 spunti da Davos 2026: nuovi accordi, una resa dei conti, dialogo e più domande che risposte
Si è concluso a Davos, in Svizzera, il meeting annuale del World Economic Forum del 2026. Oltre 60 capi di stato, più di 400 leader politici e 830 CEO e presidenti di consiglio di amministrazione, si sono riuniti attorno al tema generale “Uno spirito di dialogo“.
Nuovi accordi e dinamiche geopolitiche – Davos 2026 ha visto negoziati e partenariati emergenti, inclusi importanti progressi nei deal commerciali e segnali chiari di nuove dinamiche tra grandi potenze e paesi medi.
Una resa dei conti sistemica – I partecipanti hanno sottolineato la necessità di affrontare “crisi reali” e rischi globali persistenti (debito, disuguaglianze, resilienza economica e sociale), segnalando che oggi si affrontano fatti inevitabili piuttosto che speranze.
Il valore del dialogo – Il tema “A Spirit of Dialogue” ha dominato il meeting: pur con divisioni visibili, la conversazione multilaterale è stata sottolineata come essenziale per qualsiasi progresso praticabile sulle sfide globali.
Più domande che risposte – Piuttosto che fornire soluzioni definitive, il forum ha enfatizzato la necessità di porre e “vivere” le domande critiche su cooperazione, innovazione responsabile, crescita inclusiva e assetti strategici globali.
Un mondo che accetta la complessità
Dal Meeting di Davos 2026 emerge un mondo che non cerca più risposte semplici, ma accetta la complessità delle trasformazioni in atto. Nuovi accordi e tensioni geopolitiche convivono con una resa dei conti su crescita, disuguaglianze e resilienza dei sistemi economici. Il dialogo multilaterale resta indispensabile, pur in un contesto frammentato. Dall’intelligenza artificiale al commercio globale, il messaggio del World Economic Forum è chiaro: più domande aperte, meno illusioni, e la necessità di politiche capaci di leggere il mondo “per quello che è”.
Approfondimenti sugli interventi di Georgieva (FMI), Ngozi Okonjo-Iweala (OMC) e Christine Lagarde (BCE)
Kristalina Georgieva – Managing Director, Fondo Monetario Internazionale (IMF)
Le dichiarazioni di Georgieva a Davos 2026 hanno richiamato l’attenzione sull’impatto trasformativo dell’intelligenza artificiale sui mercati del lavoro e sull’economia globale:
AI come “tsunami” per il mercato del lavoro – Georgieva ha descritto l’adozione di intelligenza artificiale come un fenomeno di vasta portata che cambierà o influenzerà fino al 60% dei lavori nei paesi avanzati e circa il 40% a livello globale, con i giovani tra i gruppi più esposti a perdite o trasformazioni delle opportunità occupazionali.
Rischi di disuguaglianza e distribuzione dei benefici – Pur riconoscendo potenziali vantaggi economici dall’AI, Georgieva ha avvertito che senza regolamentazione efficace e sforzi per una distribuzione equa della crescita, si rischia di ampliare le disuguaglianze.
Guardare “come il mondo è realmente” – In linea con il senso generale di Davos per “accettare fatti e domande”, Georgieva ha ribadito la necessità di politiche che non ignorino i limiti strutturali e le fragilità dell’economia globale.
Ngozi Okonjo-Iweala – Direttrice Generale, Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO)
Le osservazioni di Okonjo-Iweala si sono concentrate su commercio globale, cooperazione internazionale e rischi sistemici:
Commercio globale e incertezza sistemica – Ha definito l’attuale periodo come uno dei più complessi per il commercio internazionale negli ultimi decenni, dove regole tradizionali sono sotto pressione e gli shock globali richiedono resilienza.
Cooperazione internazionale come prerequisito essenziale – Okonjo-Iweala ha insistito sul fatto che problemi globali come la regolamentazione dell’AI o le trasformazioni nei mercati non possono essere affrontati da singoli paesi isolatamente, evidenziando l’importanza degli organismi multilaterali per creare standard condivisi.
Resilienza e adattabilità – Ha suggerito che paesi e regioni dovrebbero investire nella resilienza interna per affrontare shock futuri, piuttosto che cercare di ripristinare un ordine commerciale precedente.
Christine Lagarde – Presidente, Banca Centrale Europea (BCE)
I contributi della presidente della BCE, Christine Lagarde, si sono focalizzati sull’economia, sulle tensioni geopolitiche e sulle implicazioni sociali delle trasformazioni globali:
Distinguere “segnale da rumore” – Lagarde ha sottolineato la necessità di interpretare correttamente i dati economici e le dinamiche globali, evitando reazioni eccessive a segnali confusi, e ha insistito sulla resilienza dell’economia nonostante tensioni geopolitiche.
Preoccupazioni su disuguaglianze e coesione sociale – Ha messo in guardia sul fatto che la distribuzione della ricchezza e gli squilibri sociali potrebbero deteriorarsi se non affrontati con politiche mirate e cooperative.
Ruolo delle istituzioni multilaterali – Lagarde ha ribadito che una forte cooperazione internazionale e istituzioni robuste sono indispensabili per gestire le transizioni economiche e tecnologiche in corso, includendo quelle legate all’AI e al commercio.