Due recenti studi – uno italiano e uno svedese – contribuiscono a chiarire il meccanismo tra la malattia e l'infezione virale
Il legame tra sclerosi multipla e infezione da virus di Epstein-Barr è noto da diversi decenni, ma si è rafforzato progressivamente fino a diventare molto solido negli ultimi anni. La sclerosi multipla (SM) è una malattia infiammatoria cronica in cui il sistema immunitario attacca il sistema nervoso centrale e provoca danni ai nervi. Tutte le persone che la sviluppano hanno avuto in precedenza un’infezione da Epstein-Barr, un virus comune che spesso colpisce i giovani, causando talvolta la mononucleosi infettiva, comunemente chiamata “malattia del bacio”, ma spesso senza sintomi evidenti. Tuttavia, il modo esatto in cui questo virus contribuisce alla sclerosi multipla è rimasto a lungo poco chiaro.
Nei giorni scorsi, in questo mosaico si sono aggiunti due ulteriori tasselli che combaciano: il primo è uno studio condotto dal Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto Superiore di Sanità, coordinato da Barbara Serafini e pubblicato sull'International Journal of Molecular Science; il secondo, condotto all’università svedese Karolinska Institutet, è apparso sulla rivista Cell.
LO STUDIO ITALIANO E IL RUOLO DEI LINFOCITI B
I linfociti B infettati dal virus di Epstein-Barr (EBV) – sottolineano le ricercatrici dell'ISS – sono in grado di ‘bloccare’ la risposta immunitaria nel sistema nervoso centrale attraverso l’espressione di una proteina: un processo che permette di iniziare la cascata di eventi che porta alla sclerosi multipla. Il tema è da tempo oggetto di studi internazionali, con molti ricercatori impegnati nella comprensione dei meccanismi che possano spiegare in che modo l’infezione da EBV provochi e sostenga la malattia, sia nelle fasi precoci che in quelle progressive.
“Il virus di Epstein-Barr è un virus comune, che infetta un tipo di globuli bianchi, i linfociti B. È ampiamente diffuso nella popolazione e l’infezione con questo virus è in genere asintomatica”, ha spiegato Daniela Merlo, che dirige il dipartimento di Neuroscienze dell’ISS. “Studi recentemente pubblicati evidenziano come siano proprio i linfociti B infettati da EBV a provocare il danno alla guaina mielinica che circonda le fibre nervose, danno che rende difficoltosa, o addirittura impedisce, la trasmissione efficace degli impulsi nervosi dal sistema nervoso centrale alla periferia. Questi linfociti B infettati, una volta entrati nel tessuto cerebrale, non vengono rimossi in modo efficiente dai linfociti T, i globuli bianchi deputati alla rimozione delle cellule infettate da virus e batteri, ma non è ancora chiaro quale sia il meccanismo d’azione”.
Lo studio, condotto su tessuto cerebrale autoptico donato da persone con sclerosi multipla, dimostra che il virus stesso induce sulle cellule B infettate l’espressione di una proteina, PD-L1, che si lega al suo recettore PD-1 sui linfociti T attivati presenti negli stessi infiltrati infiammatori intracerebrali e inibisce la risposta citotossica di queste cellule, che sono naturalmente deputate all'eliminazione di cellule infettate. Questo legame rende inoffensivi i linfociti T, e le cellule B infettate da EBV, al riparo dall’attacco difensivo del sistema immunitario, sono in grado di persistere nel cervello e far progredire la malattia.
“Questo meccanismo, chiamato 'evasione immunitaria', è stato da tempo descritto in alcuni tumori ed è oggi oggetto di immunoterapie mirate che, inibendo questo legame, permettono al sistema immunitario di attaccare e tentare di eliminare le cellule tumorali”, ha chiarito Barbara Serafini. “Questo studio condotto all’ISS apre nuove prospettive per lo sviluppo di terapie sempre più mirate a 'stanare' le cellule infettate per poterle colpire ed eliminare dal tessuto cerebrale”.
LA RICERCA SVEDESE E IL MIMETISMO MOLECOLARE
Per i ricercatori dell’università Karolinska Institutet, a fornire una spiegazione in merito al legame tra il virus di Epstein-Barr e la sclerosi multipla sarebbe proprio il sangue. Lo studio svedese dimostra che quando il sistema immunitario combatte l’EBV, alcune cellule T, che normalmente attaccano il virus, possono anche reagire contro una proteina presente nel cervello, chiamata anoctamina 2 (ANO2). Questo fenomeno, in cui le cellule immunitarie scambiano le proteine dell’organismo per quelle del virus, è chiamato “mimetismo molecolare”.
I ricercatori, guidati da Olivia Thomas e Tomas Olsson, hanno scoperto che queste cellule T cross-reattive sono significativamente più comuni nelle persone affette da sclerosi multipla rispetto ai soggetti sani. Lo studio si basa su ricerche precedenti che dimostrano che gli anticorpi mal indirizzati dopo l’infezione da EBV potrebbero avere un ruolo in questo fenomeno. L’indagine si è basata sull’analisi di campioni di sangue prelevati da persone affette da sclerosi multipla e confrontati con quelli di soggetti sani.
Gli studiosi sono riusciti a isolare da persone affette da sclerosi multipla le cellule T che reagiscono sia alla proteina EBNA1 dell’EBV, sia all’ANO2. Inoltre, altri esperimenti hanno dimostrato che queste cellule possono esacerbare sintomi simili a quelli della sclerosi multipla e causare danni al cervello. Secondo i ricercatori, i risultati potrebbero aiutare a spiegare perché alcune persone sviluppano la sclerosi multipla dopo un’infezione da virus di Epstein-Barr, mentre altre no.