I fattori alla base dei divari di produttività regionale: evidenze dai dati d’impresa in Italia e Spagna
Di Carlo Menon e Wessel Vermeulen
Le disparità di produttività tra le regioni all’interno dei Paesi OCSE sono ampie e persistenti. A fronte di una tendenza generale alla riduzione dei divari di produttività a livello nazionale, le differenze all’interno dei singoli Paesi si sono ampliate negli ultimi due decenni in molti casi, inclusi Italia e Spagna. In entrambi i Paesi, le regioni meno sviluppate (LDR), definite come quelle con un PIL pro capite inferiore al 75% della media UE, restano circa il 30% meno produttive rispetto alle regioni più sviluppate (DR), con PIL pro capite superiore al 100% della media UE, senza segnali di convergenza significativi dal 1995.
Italia e Spagna
L’analisi dei bilanci delle imprese incorporate consente di valutare se il divario di produttività regionale rifletta differenze tra settori o all’interno degli stessi settori. Italia e Spagna sono particolarmente adatte a questo tipo di analisi, poiché presentano ampie disparità regionali di produttività e dispongono di dati di bilancio accurati e completi, coerenti con le statistiche ufficiali nazionali e regionali.
Sebbene in entrambi i Paesi la quota di occupazione nell’industria e nei servizi commerciabili nelle regioni meno sviluppate sia oltre dieci punti percentuali inferiore rispetto alle regioni sviluppate, questo fattore spiega solo una parte limitata del divario di produttività regionale. Le imprese industriali e dei servizi commerciabili presentano in genere livelli di produttività più elevati rispetto ad altri settori. In particolare, la manifattura a medio-alta tecnologia e i servizi ad alta intensità di conoscenza sono sottorappresentati nelle LDR. Tuttavia, a parità di altre condizioni, l’equalizzazione della composizione settoriale ridurrebbe il divario di produttività delle LDR rispetto alle DR dal 44% al 32% in Italia e dal 32% al 27% in Spagna, lasciando circa tre quarti del differenziale non spiegato dagli effetti di composizione, ossia attribuibile principalmente a differenze di produttività all’interno dei settori.
Divario di produttività multifattoriale
Un divario di produttività multifattoriale (MFP) del 20–30% persiste all’interno dei diversi settori commerciabili, così come tra classi di imprese per dimensione ed età.
Concentrandosi su manifattura e servizi commerciabili, dove le stime di MFP sono più affidabili, l’analisi mostra che il divario è diffuso e trasversale ai settori. Utilizzando dati del 2019 (pre-pandemia), le imprese delle regioni meno sviluppate di Italia e Spagna presentavano un divario medio di MFP del 20–25% rispetto a imprese con caratteristiche simili localizzate nelle regioni sviluppate. In Italia, le imprese delle LDR sono anche più piccole, con un divario occupazionale di entità simile a quello della MFP. In Spagna, invece, il divario occupazionale è circa la metà di quello di MFP nella manifattura ed è quasi nullo nei servizi.
La minore produttività incide direttamente sul benessere, riflettendosi in salari, profitti e ricavi più bassi; tuttavia, i prezzi locali più contenuti dei beni non commerciabili nelle LDR attenuano in parte l’impatto. I costi medi del lavoro nelle LDR sono inferiori del 22–28% rispetto alle DR, con divari simili per ricavi e profitti. Tuttavia, se profitti e retribuzioni sono rapportati ai costi medi locali dell’abitazione, i divari salariali e di profitto si riducono sensibilmente o possono addirittura annullarsi, sebbene le stime siano meno precise.
I risultati sono coerenti con le previsioni teoriche.
Le LDR non presentano una quota più elevata di imprese a bassissima produttività. Il divario tra regioni meno e più sviluppate in Italia e Spagna è spiegato soprattutto da uno spostamento verso sinistra dell’intera distribuzione della produttività, non da una maggiore presenza di imprese estremamente inefficienti. Le dinamiche di impresa lungo il ciclo di vita – crescita delle imprese più produttive ed uscita di quelle meno produttive – sono simili tra regioni, indicando che né una selezione di mercato più debole né una peggiore allocazione delle risorse spiegano il divario.
Inoltre, la produttività media delle aree più performanti nelle LDR resta inferiore a quella delle aree meno produttive nelle DR. In entrambi i Paesi, anche le regioni LDR più dinamiche – incluse quelle con grandi agglomerazioni urbane o posizioni geografiche favorevoli – mostrano livelli medi di produttività inferiori rispetto alla maggior parte delle regioni DR, comprese quelle più periferiche. Agglomerazione, accessibilità e fattori locali sono importanti determinanti della produttività, ma non sono sufficienti da soli a spiegare il divario complessivo.
Fattori istituzionali possono spiegare parte delle differenze tra Italia e Spagna.
Sebbene entrambe presentino forti disparità regionali, la Spagna mostra divari più contenuti nel capitale per addetto e nella dimensione delle imprese, suggerendo incentivi più forti alla crescita delle imprese nelle LDR rispetto all’Italia. Ciò può essere collegato a differenze istituzionali, in particolare nei meccanismi di contrattazione salariale. In Italia, la contrattazione centralizzata limita la flessibilità salariale locale, potenzialmente scoraggiando assunzioni e investimenti. In Spagna, invece, le riforme dei primi anni 2010 che hanno consentito la contrattazione a livello di impresa hanno migliorato l’allineamento tra salari e produttività. Le evidenze disponibili indicano inoltre divari interni più marcati nella qualità istituzionale e nel contesto imprenditoriale in Italia rispetto alla Spagna.
Ruolo della politica
Le politiche dovrebbero quindi dare priorità alla rimozione delle barriere che ostacolano tutte le tipologie di imprese nelle LDR, rafforzando la qualità istituzionale e valorizzando le risorse locali. Le imprese raramente si trasferiscono dalle LDR nonostante i profitti più bassi, segno che fattori specifici del territorio, come le reti locali, contribuiscono a radicarle. Sfruttare questi asset può sostenere strategie di sviluppo locale. Gli interventi strutturali dovrebbero concentrarsi sull’abilitare la crescita di tutte le imprese, ad esempio migliorando l’accesso al credito e rafforzando le capacità delle istituzioni locali. Strategie territoriali mirate dovrebbero affiancare le riforme nazionali, affrontando i vincoli locali e replicando i fattori di successo delle imprese più performanti nelle LDR.