Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare: sprechiamo cibo, produciamo fame - Azione Contro la Fame

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Spreco alimentare: in Italia, ogni settimana, circa mezzo chilo di alimenti a testa finisce nei rifiuti. Questo dato rischia però di raccontare solo una parte della storia. L’altra parte parla di povertà alimentare, di persone che non riescono a garantire alle proprie famiglie un’alimentazione adeguata, non per mancanza di cibo nel Paese, ma per mancanza di accesso.

È questo il paradosso che attraversa oggi l’Italia: abbondanza e privazione che convivono, spreco e insicurezza alimentare che crescono nello stesso contesto sociale ed economico. Non si tratta solo di comportamenti individuali o di cattive abitudini, ma di disuguaglianze profonde che rendono il cibo un privilegio per alcuni e una preoccupazione quotidiana per altri.

In occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, proponiamo di partire da qui: dal legame stretto tra spreco e povertà alimentare e dalla necessità di riconoscere il cibo come un diritto fondamentale.

Spreco e fame: due facce della stessa crisi

In Italia circa 6 milioni di persone vivono una condizione di insicurezza alimentare, ovvero non riescono ad accedere con continuità a un’alimentazione adeguata dal punto di vista nutrizionale.

Come emerge dall’Atlante della fame in Italiache abbiamo pubblicato e presentato presso la Camera dei Deputati, la povertà alimentare non coincide necessariamente con la fame estrema. Molto più spesso significa diete sbilanciate, povere di frutta, verdura e proteine, basate su alimenti economici ma ad alto contenuto di zuccheri, grassi e sale.

È in questo contesto che prende forma un fenomeno sempre più evidente anche nel nostro Paese: la coesistenza di insicurezza alimentare e sovrappeso, un paradosso che colpisce soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione.

In Italia, una parte consistente della popolazione vive con redditi insufficienti a coprire le spese essenziali. In questi contesti, il cibo è spesso la voce più comprimibile del bilancio familiare.

Le famiglie con figli, i nuclei con almeno un componente straniero e le persone con bassi livelli di istruzione sono tra le più esposte alla vulnerabilità alimentare. Non per mancanza di competenze o attenzione, ma per condizioni strutturali legate al lavoro precario, alla disoccupazione e ai salari bassi.

minimizzare spreco e recupero delle eccedenze: utile, ma non risolutivo

Negli ultimi anni, il recupero delle eccedenze alimentari ha rappresentato una risposta concreta allo spreco e un sostegno importante per chi vive in difficoltà. Le politiche che favoriscono la donazione del cibo invenduto hanno permesso di intercettare risorse che altrimenti sarebbero andate perse.

Tuttavia, questa risposta presenta limiti evidenti. Le eccedenze non garantiscono continuità, varietà e qualità nutrizionale. Soprattutto, non possono sostituire un sistema che assicuri a tutte e tutti l’accesso stabile a un’alimentazione adeguata.

Affidare il diritto al cibo a ciò che avanza significa trasformarlo in un aiuto occasionale, invece che in una garanzia.

Dal cibo come aiuto al cibo come diritto

Per superare la povertà alimentare è necessario un cambio di prospettiva: considerare il cibo non come una risposta emergenziale, ma come un diritto fondamentale, al pari della salute, dell’istruzione e del lavoro.

Questo implica interventi strutturali che agiscano sulle cause profonde dell’insicurezza alimentare: politiche del lavoro più inclusive, sistemi di protezione sociale efficaci, educazione alimentare accessibile e servizi di accompagnamento per le persone più fragili.

Dall’emergenza all’autonomia: costruire percorsi sostenibili

L’esperienza di Azione Contro la Fame dimostra che è possibile spezzare il circolo della povertà alimentare quando l’intervento va oltre la distribuzione di cibo. In Italia, l’Organizzazione lavora per accompagnare le persone dall’emergenza all’autonomia, attraverso programmi integrati che uniscono aiuto materiale, supporto psicologico, educazione alimentare e orientamento al lavoro.

È l’approccio promosso dal progetto Mai più fame: dall’emergenza all’autonomia, che mette al centro il diritto al cibo e la dignità delle persone, con interventi pensati per rafforzare le competenze, la fiducia e le opportunità di chi vive una condizione di vulnerabilità.

Investire in percorsi di questo tipo significa ridurre la dipendenza dagli aiuti e rafforzare la capacità delle persone di scegliere, anche a tavola, ciò che è meglio per sé e per la propria famiglia.

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Giuseppe Leozappa