Alberto Tomasi (Past President della SIMVIM): “Complici i cambiamenti climatici. La prevenzione è oggi fondamentale per evitare focolai autoctoni anche in Europa”
La Chikungunya è un’infezione virale trasmessa principalmente dalle zanzare Aedes aegypti e Aedes albopictus.
Il nome deriva dal makonde e significa “colui che cammina storto”, una definizione che descrive la postura ricurva provocata dai forti dolori articolari tipici della malattia, sintomi che possono cronicizzare e durare mesi o anni causando disabilità.
Identificato per la prima volta in Africa negli anni Cinquanta, il virus si è progressivamente diffuso in Asia, nelle Americhe e, in modo sporadico, anche in Europa, diventando oggi una minaccia emergente per la salute pubblica globale.
La Società italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni ha curato e pubblicato recentemente le indicazioni per la prevenzione dal virus Chikungunya e presentate in occasione del webinar tecnico-scientifico dal titolo “Chikungunya, dalla patologia alla prevenzione”.
PREVENZIONE CHIKUNGUNYA: DALLE MISURE PERSONALI ALLA VACCINAZIONE
Fino a poco tempo fa la prevenzione si basava quasi esclusivamente sulle misure individuali di protezione. Informare il viaggiatore sui rischi legati alla destinazione resta comunque essenziale, così come l’uso di repellenti cutanei e per indumenti, l’abbigliamento a maniche lunghe, le zanzariere e gli insetticidi domestici, da utilizzare anche durante il giorno, quando le zanzare del genere Aedes sono più attive, soprattutto all’alba e al tramonto.
Il quadro però è cambiato con lo sviluppo e l’approvazione di due vaccini: Ixchiq®, un vaccino vivo attenuato, e Vimkunya®, un vaccino inattivato ricombinante a particelle simil-virali. Entrambi sono indicati per l’immunizzazione attiva contro l’infezione da virus Chikungunya nelle persone dai 12 anni in su.
Ixchiq® al momento non è disponibile in Italia, mentre Vimkunya® è stato autorizzato nel 2025 da FDA, EMA e MHRA ed è disponibile nel nostro Paese dalla fine di ottobre dello stesso anno. Gli studi di fase 3 hanno evidenziato per Vimkunya® una risposta immunitaria robusta e rapida entro 15 giorni dalla somministrazione (che si conserva per almeno sei mesi), senza necessità di modificare il dosaggio negli over 65.
CHI DOVREBBE VACCINARSI PER LA CHIKUNGUNYA
Secondo le indicazioni della SIMVIM, la vaccinazione dovrebbe essere presa in considerazione o raccomandata per chi viaggia verso aree con focolai attivi, per chi si reca in Paesi con trasmissione locale negli ultimi cinque anni e per i viaggiatori a maggior rischio, come persone con malattie croniche o età avanzata. Il vaccino è inoltre indicato per il personale di laboratorio che manipola il virus e per le donne in gravidanza che non possano rinviare un viaggio in aree a rischio.
Non esiste una durata minima del soggiorno che riduca il pericolo di contagio, perché la puntura della zanzara può avvenire fin dall’arrivo nel Paese di destinazione; per questo la vaccinazione è raccomandata almeno due settimane prima della partenza. Chi non è mai stato esposto al virus è particolarmente vulnerabile, mentre l’infezione naturale sembra conferire un’immunità a lungo termine.
CHI RISCHIA DI PIÙ
Le forme più gravi colpiscono soprattutto i neonati nel primo anno di vita, gli adulti oltre i 65 anni (nei quali il dolore articolare può evolvere in artrite reumatoide cronica) e le persone con patologie croniche cardiovascolari, neurologiche o respiratorie. Un’attenzione particolare riguarda le donne in gravidanza, nelle quali è stata osservata la trasmissione al momento del parto, e i pazienti immunocompromessi.
La vaccinazione non è indicata per chi ha già avuto un’infezione documentata, ma non vi è alcuna controindicazione alla somministrazione se non si conosce lo stato sierologico, poiché il test delle IgG non va considerato un prerequisito.
CONTROINDICAZIONI E PRECAUZIONI DELLA VACCINAZIONE PER LA CHIKUNGUNYA
Per quanto riguarda la sicurezza, Vimkunya® è controindicato solo in caso di ipersensibilità al principio attivo o agli eccipienti. La sua efficacia e sicurezza non sono ancora state valutate nei pazienti immunocompromessi o in terapia immunosoppressiva, mentre in gravidanza i dati sono limitati. Resta comunque valido il principio generale che privilegia i vaccini inattivati rispetto a quelli vivi in questa fase della vita.
TESTIMONIANZA DI UN PAZIENTE
A rendere ancora più concreto il rischio è la testimonianza di Francesco C., 62 anni, rientrato da Cuba dopo aver contratto il virus lo scorso ottobre. “Tutto è iniziato con una febbre devastante e uno stato di confusione tale da non farmi ricordare nulla del volo di ritorno. Una volta a Bari, sono finito in ospedale. Essendo diabetico e cardiopatico, la situazione era critica e i medici hanno dovuto sospendere le mie cure abituali per il rischio di emorragie”, racconta. Il decorso è stato lungo e doloroso: “per tre settimane sono rimasto paralizzato da dolori atroci, simili a coltellate, che il paracetamolo non riusciva a calmare. Solo un antinfiammatorio specifico mi ha permesso di tornare a camminare, ma la guarigione è lentissima. Ancora oggi convivo con piedi gonfi e una debolezza alle mani che mi impedisce persino di svitare un tappo. Quando si viaggia in certe zone, la prevenzione e i vaccini sono fondamentali”.
Per conoscere le aree a rischio di chikungunya, si possono consultare i siti del CDC americano, del ECDC europeo o direttamente la mappa specifica e continuamente aggiornata con outbreaks della Fondazione IO .