Lo sport come futuro: finanza, infrastrutture e comunità - Comin and Partners

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Gli investimenti che generano crescita di lungo periodo producono effetti strutturali profondi: incidono sulle condizioni di sviluppo di un territorio e ne trasformano in modo duraturo le traiettorie economiche, sociali e ambientali.

Tradizionalmente, questo potenziale rigenerativo è stato associato alle infrastrutture economiche – reti energetiche e di trasporto, telecomunicazioni, utilities e rinnovabili e asset digitali – considerate motore primario di produttività e competitività. Le infrastrutture sociali, e tra queste quelle sportive, sono rimaste ai margini delle agende di sviluppo come componenti strategiche delle politiche di crescita. Eppure, lo sport si colloca oggi al crocevia di molteplici priorità globali, con ricadute tangibili dall’inclusione alla salute, all’educazione, all’uguaglianza di genere e all’empowerment delle donne, fino alle infrastrutture verdi e allo sviluppo urbano sostenibile.

Negli ultimi anni si sta consolidando un paradigma interpretativo più ampio, che integra la tradizionale funzione sociale dello sport con nuove prospettive articolata su tre aspetti complementari:

  • infrastruttura produttiva, capace di generare crescita economica e occupazione;
  • strumento di branding territoriale, che promuove e rafforza l’immagine e l’attrattività internazionale di un Paese;
  • asset finanziario emergente, in grado di mobilitare investimenti privati a sostegno di politiche di sviluppo e infrastrutturali.

Sul piano industriale, il settore sportivo assume un ruolo strategico come driver di crescita per l’economia locale e nazionale, capace di attivare filiere produttive articolate e generare effetti moltiplicatori significativi sulla domanda aggregata. In Italia, questa dimensione economica si traduce in 25 miliardi di euro di valore aggiunto, circa 400.000 posti di lavoro e un contributo pari all’1,4% del PIL nazionale. Oltre l’80% del giro d’affari dell’industria sportiva nazionale è generato dall’indotto: produzione di attrezzature, abbigliamento tecnico, servizi e connected goods (materiali specializzati, componentistica, tecnologie e design), segmento in cui l’Italia si posiziona tra i primi cinque esportatori mondiali con un valore di mercato di circa 5 miliardi di euro1.

Lo sport rappresenta un comparto industriale che promuove il know-how distintivo del made in Italy e dei distretti produttivi, dove manifattura avanzata, ricerca applicata e capacità di innovazione si combinano con effetti positivi su occupazione, investimenti e filiere.

Le dinamiche più recenti in materia di attrattività territoriale evidenziano una tendenza crescente all’utilizzo di impianti sportivi innovativi e grandi eventi come leve di posizionamento competitivo, capaci di accendere i riflettori sui territori e di rafforzarne la visibilità nel panorama globale. Le manifestazioni sportive internazionali agiscono come catalizzatori turistici e mediatici, offrendo alle località ospitanti l’opportunità di valorizzare la propria immagine e di stimolare processi di rigenerazione urbana e di sviluppo infrastrutturale.

La Ryder Cup (indotto 262 milioni di euro nel 2023) e gli Internazionali di Tennis di Roma (circa 900 milioni di euro e oltre 7.000 posti di lavoro nel 2025) e le ATP Finals di Torino (circa 600 milioni di euro nel 2025) dimostrano come lo sport possa generare significative ricadute economiche e proiettare l’immagine del Paese come destinazione sportiva, turistica e culturale; un potenziale destinato ad
ampliarsi nei prossimi anni, grazie al calendario di eventi internazionali in programma: dai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, all’America’s Cup a Napoli, fino agli Europei di Calcio del 2032.

Sotto il profilo finanziario, le infrastrutture sportive stanno entrando nel perimetro di interesse degli investitori istituzionali, in particolare nell’ambito delle strategie di impact e socially responsible investing, grazie alla capacità di coniugare rendimenti relativamente stabili con impatti sociali misurabili.

La disponibilità di capitale istituzionale orientato alle asset class sociali offre al settore sportivo l’opportunità di mobilitare risorse private a supporto degli investimenti pubblici, accelerando il processo di rigenerazione del parco impianti e l’innovazione nei modelli di gestione. Tali dinamiche sono evidenti nel calcio professionistico, segmento in cui la penetrazione dei fondi di private equity sta guidando un processo di upgrading delle infrastrutture attraverso investimenti in stadi, centri di allenamento e tecnologie avanzate.

In un contesto di vincoli crescenti di finanza pubblica, le esigenze di ammodernamento e rilancio infrastrutturale non possono prescindere dal coinvolgimento del capitale privato, includendo in modo strategico anche investitori professionali, quali fondi pensione, compagnie di assicurazione, fondi sovrani. Risulta, pertanto, prioritario da un lato, promuovere modelli evoluti di partenariato pubblico-privato, capaci di ridurre il carico finanziario per le Amministrazioni locali e assicurare maggiore efficienza progettuale, gestionale e operativa; dall’altro, favorire la diffusione di modelli di valutazione dell’impatto basati su metriche e indicatori riconosciuti a livello internazionale, coerenti con la normativa europea sulla finanza sostenibile.

In Italia il settore sportivo presenta un parco impiantistico caratterizzato da un fabbisogno di investimenti significativo, sia per interventi brownfield di taglia medio-piccola finalizzati alla messa in sicurezza, all’abbattimento delle barriere architettoniche, all’efficientamento energetico, sia per iniziative greenfield volte alla realizzazione di nuovi progetti, anche di grande scala. Nonostante lo stimolo proveniente dal PNRR, permane un significativo deficit di finanziamento, stimato in oltre 500 milioni di euro annui per la manutenzione e lo sviluppo della rete di impianti sportivi di prossimità. In particolare, le infrastrutture di media e grande dimensione si trovano in una fase critica del loro ciclo di vita a causa dell’elevato grado di obsolescenza. Tra il 2007 e il 2024 in Italia sono stati inaugurati solo 6 nuovi stadi, incidendo per l’1% degli investimenti totali realizzati in Europa per infrastrutture sportive2

Lo sviluppo di una “nuova generazione” di impianti sportivi integrati nel tessuto urbano, secondo concept di multifunzionalità e all’avanguardia sotto il profilo tecnologico e della progettazione eco-sostenibile, rappresenta oggi una priorità strategica, non solo per rafforzare la competitività dei club e la sostenibilità economica del settore, ma anche quale attivatore di processi più ampi di rigenerazione urbana con ricadute economiche, sociali e ambientali di lungo periodo.

Superare le criticità infrastrutturali costituisce una condizione necessaria per intercettare i macro-trend positivi che stanno ridefinendo il settore sportivo, aprendo la strada alla piena valorizzazione dei molteplici canali di impatto dello sport: economico, sociale, culturale e territoriale. Tale prospettiva richiede un approccio integrato, che combini risorse pubbliche e private, semplifichi le procedure e promuova modelli gestionali professionali, con il supporto di strumenti finanziari innovativi.

Proprio per rispondere a tali esigenze e affrontare le sfide future del settore, è stato istituito per legge3 il Fondo Italiano per lo Sport, uno strumento finanziario innovativo affidato in gestione all’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Grazie alla sua struttura flessibile, il Fondo può intervenire attraverso diverse modalità tecniche, tra cui finanziamenti, garanzie e investimenti in fondi di debito ed equity, a sostegno di un’ampia gamma di progettualità. Inoltre, è prevista la possibilità di destinare risorse a fondo perduto per supportare attività di preparazione di progetti, assistenza tecnica e capacity building.

Il Fondo ha il potenziale di agire come acceleratore di sistema, mobilitando capitali pubblici e privati su larga scala, sostenendo l’intera filiera sportiva:  dal finanziamento dei grandi eventi internazionali agli investimenti nello sport di base e nell’impiantistica sportiva di prossimità. In questo contesto, il Fondo italiano per lo sport opera con una logica di addizionalità e complementarità rispetto al mercato: da un lato interviene laddove l’elevato rischio percepito nel mercato determina un irrigidimento o una riduzione delle condizioni di finanziamento tradizionali; dall’altro si integra con altri strumenti – europei, nazionali, regionali o privati – al fine di rafforzare la sostenibilità finanziaria delle iniziative e massimizzare l’impatto delle risorse pubbliche investite.

In conclusione, guardare allo sport come investimento nel futuro significa riconoscere l’interdipendenza tra infrastrutture, finanza e comunità. Le infrastrutture generano valore economico e territoriale; la finanza ne abilita la realizzazione e ne moltiplica l’impatto; le comunità trasformano gli impianti in beni relazionali capaci di produrre coesione e benessere. In uno scenario segnato da transizioni demografiche, ambientali e tecnologiche, lo sport non è una voce marginale, ma una leva strategica di policy pubblica in grado di coniugare competitività economica, salute, inclusione sociale e sviluppo intergenerazionale.

1 Buccellato T., Fiorentino R., Santoni G., “Competitività e qualità dei beni sportivi made in Italy possono far da volano per l’export”, in Rivista di Politica Economica, 2025. Fondazione Manlio Masi, “Struttura, posizionamento e potenziale delle esportazioni italiane di beni legati al mondo dello sport”, redatto per MAECI, 2025.
2 FIGC, AREL, PWC, RapportoCalcio2025, 2025.
3 D.L n. 96/250 convertito in L. n. 119/2025.

Antonella Baldino è Amministratore Delegato e Direttore Generale dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Vanta una solida esperienza internazionale nel corporate e investment banking e nella finanza per lo sviluppo, con competenze in finanza di progetto, operazioni straordinarie e strumenti di finanza pubblica e sostenibile. Nel 2015 entra in Cassa Depositi e Prestiti come Chief Business Officer, assumendo successivamente la guida della Cooperazione Internazionale e della Finanza per lo Sviluppo. Nel 2024 ha co-presieduto il Gruppo di Esperti G7 su Sport e Sviluppo Sostenibile e guida dal 2022 la Coalizione per lo Sviluppo Sostenibile attraverso lo Sport nell’ambito del network Finance in Common. Ha ricoperto incarichi nei CdA di Terna, Ansaldo Energia, Fintecna, SACE, Simest e Generali. Laureata con lode in Economia alla Sapienza, ha un Master in Economia Internazionale al Graduate Institute di Ginevra.

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