10/02/2026
Biagio Oppi, Consigliere Nazionale*
Dopo il Venice Pledge sull'utilizzo responsabile dell'Intelligenza Artificiale nella comunicazione, una nuova agile bussola per i comunicatori
Ci sono momenti in cui una firma è più di un gesto formale. La sottoscrizione della Roman Declaration of Green Communication Responsibility, avvenuta durante il PR Roman Forum 2026, è uno di questi. Non perché aggiunga l’ennesimo documento al dibattito sulla sostenibilità, ma perché segna un passaggio di maturità per la nostra professione e ancora una volta FERPI è protagonista di questo passaggio.
Ho partecipato direttamente a questo momento e lo considero un ulteriore step in un percorso che, come comunicatori, non possiamo più rimandare: riconoscere che la comunicazione non è neutra, soprattutto quando parla di ambiente, sostenibilità e futuro.
La Dichiarazione nasce per colmare un vuoto evidente nei framework ESG: il ruolo specifico di chi comunica. Un vuoto che per troppo tempo ha consentito ambiguità, scorciatoie narrative e, nei casi peggiori, greenwashing. La Roman Declaration afferma invece un principio semplice e insieme esigente: la credibilità della sostenibilità passa anche – e sempre più – dalla qualità etica, metodologica e culturale della comunicazione.
In questo senso, il contributo di Sergio Vazzoler, socio FERPI ed esperto riconosciuto di CSR, è stato fondamentale. La sua visione ha aiutato a dare sostanza alla Dichiarazione, ancorandola non a slogan, ma a una lettura profonda della responsabilità d’impresa e del ruolo che la comunicazione deve assumere nel renderla autentica, verificabile e orientata all’impatto. Un contributo che riflette bene lo spirito FERPI: pensiero critico, rigore e senso del servizio alla società.
La Roman Declaration non è un manifesto ideologico né un codice prescrittivo. È, piuttosto, oltre che una dichiarazione di intenti professionali, una bussola per navigare un mondo sempre più complesso: integrare l’impatto ambientale nelle strategie di comunicazione, basare messaggi e azioni su dati verificabili, rispettare i contesti culturali e territoriali, contrastare attivamente disinformazione e greenwashing. In altre parole, fare meglio il nostro lavoro.
Questo impegno si inserisce in un percorso che, come FERPI e come comunità internazionale, portiamo avanti da tempo. Con Global Alliance for Public Relations and Communication Management abbiamo lanciato lo scorso anno il Venice Pledge sull’uso responsabile dell’Intelligenza Artificiale nella comunicazione. Oggi, con la Roman Declaration, ribadiamo un messaggio coerente: la responsabilità non è una moda tematica, ma una postura professionale.
C’è anche una dimensione politica – nel senso più alto del termine – in questa scelta. Come ricordato durante il Forum, la perdita di controllo della narrazione su clima e sostenibilità ha contribuito a indebolire il consenso globale sugli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Negazionismo, rinvio dell’azione climatica, greenwashing e teorie del complotto prosperano anche quando la comunicazione abdica al proprio ruolo critico.
Ecco perché questa Dichiarazione chiama in causa tutti noi. Non ci chiede di essere attivisti, ma professionisti più consapevoli. Non di aderire a un copione, ma di assumere un impegno: non contribuire alla confusione, non alimentare narrazioni opportunistiche, non sacrificare la verità alla convenienza.
La Roman Declaration non risolve la crisi climatica. Ma indica con chiarezza una direzione: una comunicazione che sceglie di essere parte della soluzione. Un’ambizione che, oggi più che mai, accomuna tutti noi soci FERPI.
Qui la Roman Declaration in lingua inglese.
*con delega ai rapporti internazionali
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