di Enzo Maraio
Per troppo tempo abbiamo accettato una narrazione semplificata e, a mio avviso, sbagliata: “l’Europa va a destra”. È diventata quasi una profezia autoavverante, ripetuta dai commentatori, amplificata dai media, interiorizzata anche da molti progressisti. Eppure i fatti recenti ci dicono altro. Il Portogallo dimostra che questa deriva non è né inevitabile né irreversibile. L’elezione di António José Seguro alla Presidenza della Repubblica segna un passaggio politico rilevante: vince il socialismo del buonsenso. Un socialismo riformista, responsabile, europeista, lontano tanto dagli estremismi quanto dall’immobilismo. Questo risultato conferma una scelta netta dei cittadini portoghesi a favore di un profilo riformista ed europeista, respingendo le derive populiste e radicali. Non è solo una vittoria di un uomo o di un partito: è la vittoria di un’idea di Europa. Sulla stessa linea si colloca la Spagna di Pedro Sánchez – spesso da noi chiamato in causa – che ha dimostrato come si possa governare con coraggio, con riforme sociali e con una chiara collocazione europea, tenendo insieme crescita, diritti e democrazia. L’esito portoghese indica una direzione per l’intero continente: il futuro dell’Europa è nelle forze riformiste. La stagione del populismo e delle destre ideologiche può essere battuta, e deve essere battuta, con proposte credibili, visione politica e capacità di governo. Per l’Italia questo è un messaggio cruciale. Non serve inseguire la destra sul suo terreno; serve rilanciare una sinistra moderna, socialista, europeista, capace di parlare ai lavoratori, ai giovani, alle imprese, alle donne, ai territori. Quella che arriva da Lisbona è una bella notizia per il Portogallo, per l’Europa, per l’Italia e per quelli che socialisti lo sono sempre, non per moda, ma per convinzione. Non a corrente alternata ma ogni giorno.