da “L’Altravoce – Il Quotidiano Nazionale” [19.2.2026]: “Se lo Stato esattore “stanga” la cultura”
di Angelo Zaccone Teodosi (*)
L’ANALISI
Il settore cinematografico e dello spettacolo sta affrontando un nuovo shock, una tagliola dell’Agenzia del le Entrate, che dal marzo del 2025 ha azzerato una deroga alla normativa generale, annullando quella che è stata una classica “eccezione culturale”: infatti dal dicembre 2008 queste imprese culturali e creative non erano sottoposte a quel controllo di adempimento tributario per i pagamenti dalla Pubblica Amministrazione superiori alla soglia di 5mila euro. Un privilegio amministrativo maturato in quegli anni (confermato anche dall’allora ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio) in considerazione del superiore interesse collettivo a sostenere queste attività.
Nel marzo del 2025 una dirigente della Ragioneria dello Stato presso il Mic (Ufficio Controllo di bilancio) ha espresso un nuovo “orientamento”, che è stato recepito passivamente dai due direttori generali del Ministero della Cultura, Antonio Parente (spettacolo) e Nicola Borrelli (cinema): da allora, decine e decine di imprese, grandi e piccole, e associazioni culturali e enti del terzo settore hanno visto scattare blocchi di pagamento e pignoramenti da parte dell’Agenzia delle entrate-riscossioni (Ader) presso il Mic. S’è scatenata una crisi acuta, paralisi delle attività, licenziamenti e rischio di default. Un vero crash: come se non fosse bastato, negli ultimi due anni, il trauma derivante dalla tardiva scoperta delle variegate patologie del “tax credit”, tra distorsioni ed abusi.
La questione di fondo è politica: di politica culturale. È giusto o no che le imprese di un settore storicamente fragile, qual è l’industria culturale, possano beneficiare di questo privilegio? Se, per decenni, la risposta è stata positiva, in nome di principi generali come il vincolo dei contributi pubblici a specifici obiettivi progettuali – obiettivi ritenuti superiori e prioritari – ci si domanda se la Pubblica Amministrazione possa improvvisamente mettere in atto un’inversione di rotta così netta.
L’inedita applicazione dell’articolo 48bis del Dpr 602 del 1973 sta infatti producendo un effetto sistemico distorsivo nel settore culturale, trasformando contributi pubblici finalizzati in strumenti indiretti di riscossione fiscale. Si tratta di un “orientamento” contestato anche sul piano giuridico: pendono ricorsi al Tar del Lazio e alcuni giudici dell’esecuzione hanno sospeso i pignoramenti.
Che cosa deve prevalere? Lo Stato esattore o lo Stato culturale? Il problema è stato affrontato per primo dal Movimento 5 Stelle: il 10 settembre 2025 il senatore Mario Turco ha presentato un’interrogazione ai ministri Alessandro Giuli e Giancarlo Giorgetti, il 18 dicembre anche la deputata di Forza Italia Rosaria Tassinari ha presentato un atto di sindacato ispettivo. Giovedì 5 febbraio 2026 e martedì 10 sono state presentate delle risoluzioni – primi firmatari Gaetano Amato alla Camera e Mario Turco al Senato – alle quali si sono associati anche rappresentanti di punta delle altre opposizioni, Pd (Matteo Orfini) e Avs (Elisabetta Piccolotti) e Italia Viva (Roberto Giachetti). Il 20 febbraio il presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone (Fratelli d’Italia) ha riconosciuto che il problema va risolto. Emerge una lungimirante prospettiva di consenso bipartisan.
In ballo sono anche tre articoli della Costituzione: anzitutto il 9, tutela della cultura, e poi il 97 (buon andamento della Pubblica Amministrazione) e il 3 (lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che limitano lo sviluppo). Le ragioni della cultura prevarranno su quelle del fisco? Il titolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze darà ragione al titolare del Ministero della Cultura, come è avvenuto per decenni, confermando al settore culturale quella priorità e specificità che merita?
*presidente dell’IsICult (Istituto italiano per l’Industria culturale)
Link all’articolo originario su “L’Altravoce”
(alias “L’Altra voce dell’Italia – Il Quotidiano Nazionale”)
19.2.2026 (pag. 16) L’Altravoce_Se_lo_Stato_esattore_stanga_la_cultura_Zaccone_IsICult_19.2.2026