Meglio la strada che tornare indietro. La storia di Abdullah

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Abdullah lo incontri spesso alle Docce di Opera San Francesco per i Poveri. È gentile, discreto, parla piano. Per mangiare e lavarsi, OSF è il suo unico punto di riferimento. A Milano dorme in strada. Eppure, dice, è meglio così che tornare nel suo paese.

Abdullah viene dal Burkina Faso ed è in Italia dal 2015. Ci ha messo tre mesi per arrivare, passando dalla Libia. Prima la Sicilia, poi Torino, Novara e infine Milano. Quando è partito, il Burkina Faso attraversava una fase di forte instabilità politica e sociale: dopo la caduta del presidente Compaoré, nel 2014, il Paese non aveva trovato un nuovo equilibrio. Disoccupazione e povertà colpivano soprattutto i giovani. “Non c’era modo di costruirsi una vita”, racconta.

In Italia, però, il percorso si interrompe. Nel 2016 Abdullah viene operato alla schiena. Un intervento necessario, che lo costringe però a fermarsi a lungo. Non può lavorare e non riesce a regolarizzare la sua posizione. Quando la salute migliora, il tempo è passato. Oggi non ha il permesso di soggiorno e il suo avvocato gli dice che dovrà aspettare ancora anni prima di poter ripresentare una nuova richiesta.

Nel frattempo, resta sospeso. È stato anche in Francia, cercando un’altra possibilità. Senza successo. Qualcuno gli suggerisce di tornare in Burkina Faso. Ci ha provato una volta, ma è stato un ritorno difficile. “Non c’è lavoro, non c’è sicurezza”, dice. Sua moglie e suo figlio vivono dai parenti. Anche volendo, non potrebbe mantenerli.

Oggi il Burkina Faso è ancora più fragile di allora: colpi di Stato, violenze armate e attacchi jihadisti hanno reso vaste aree del Paese insicure. Tornare non significherebbe ricominciare, ma esporsi a nuovi rischi.

A Milano Abdullah dorme in strada. Per il futuro chiede poco: “La salute. E non dormire più all’aperto, soprattutto d’inverno”. Di recente si è rivolto allo sportello legale di Opera San Francesco, per capire se esistano altre possibilità per restare in Italia in modo legale.

“Meglio essere senza dimora qui che tornare là”, conclude. Una frase che racconta una scelta obbligata, condivisa da molti ospiti di OSF: restare invisibili in Europa o tornare in un paese dove non c’è più spazio per vivere.

Burkina Faso: ieri e oggi

Quando Abdullah lascia il Burkina Faso, nel 2015, il Paese vive una fase di profonda instabilità politica ed economica. Negli anni successivi la situazione peggiora ulteriormente: colpi di Stato militari, violenze armate e insicurezza diffusa costringono milioni di persone a fuggire. Per chi è partito anni fa, tornare oggi non significa tornare a casa, ma affrontare un Paese ancora più fragile.

Dati sulla crisi umanitaria in Burkina Faso (UNHCR)

  • ≥ 2.1 milioni di persone costrette a spostarsi all’interno del Burkina Faso (internally displaced persons).
  • ≈ 280.000 burkinabé rifugiati o richiedenti asilo nel mondo (dato 2024).
  • ≈ 41.000–42.000 rifugiati e richiedenti asilo presenti nei Paesi limitrofi (soprattutto dal Mali).

(Fonti: UNHCR operational updates & country profiles)

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Francesca