Mille vite inghiottite dal mare nel vergognoso silenzio generale - Partito Socialista Italiano

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di Francesco Di Lorenzi

Pietà l’è morta” cantavano i partigiani in una delle più celebri canzoni della Resistenza più di ottanta anni fa, ma anche oggi in un’Italia completamente diversa da allora, libera, in pace e democratica, non è che se la passi proprio bene. Abbiamo passato le ultime settimane a commentare, giustamente, i gravi danni materiali a cose ed infrastrutture causate dal passaggio dell’uragano Harry, la frana di Niscemi dopo anni di incuria e di mancati interventi delle istituzioni locali, il dissesto idrogeologico di un Paese sempre più fragile ed esposto quasi giornalmente alle conseguenze devastanti dei cambiamenti climatici, a contare danni e miliardi mancanti, ad evidenziare i ritardi nei tweet e nella presenza fisica sul territorio colpito dalla calamità del presidente del consiglio e la sua solerte velocità nel commentare invece assenze di comici a Sanremo e presunte censure. Tutto giusto. Se non fosse che in quegli stessi momenti, in quelle terribili ore, nel silenzio e nell’indifferenza generalizzata dello Stato, della politica e dei media, circa mille persone venivano inghiottite dalla furia del mare nei quotidiani tentativi di attraversamento del Mediterraneo. Mille vite, donne, bambini, giovanissimi, perse per sempre; non danneggiate come la ferrovia in provincia di Reggio Calabria o come la litoranea siciliana, ma finite in maniera definitiva, tra paura, freddo, onde alte dieci metri, sofferenza, in mezzo ad una tempesta spaventosa, di notte, senza che nessuno cercasse di salvarli e, sostanzialmente, senza mezza lacrima versata. Siamo stati giustamente incollati per settimane alla tv di fronte alle immagini strazianti delle trentadue vittime della Costa Concordia nel 2012, ma riusciamo a rimanere completamente indifferenti di fronte a mille e forse più vittime nei nostri mari o comunque sull’uscio della nostra porta di casa nel 2026. Che società è mai questa? Quali livelli di insensibilità abbiamo raggiunto e perché? E sia chiaro che questa non vuole essere una predica buonista basata sull’irrealistica idea di accoglienza generalizzata e senza regole. Apparteniamo, probabilmente, all’unica cultura politica della sinistra, quella socialista, che in questi anni ha esortato continuamente il mondo progressista ad aprire gli occhi di fronte alle esigenze di sicurezza, di gestione e delle enormi problematiche legate all’aumento inarrestabile dei flussi migratori. Lo abbiamo messo per iscritto tra le priorità di “Avanti per l’Italia”, perché conosciamo bene le situazioni di degrado non più tollerabili e le paure dei cittadini, in particolare di quei ceti popolari a cui vogliamo dare nuovamente voce e rappresentanza. Abbiamo invitato chi ha parlato per anni di “percepito”, propaganda e falso problema, ad aprire gli occhi e a confrontarsi con serietà e concretezza per trovare nuove soluzioni che tengano insieme integrazione e certezza della pena per chi delinque, legalità ed esigenze del nostro sistema produttivo, accoglienza per chi fugge da guerre, regimi e fame e tolleranza zero verso i comportamenti criminali. Ma sia chiaro a tutti che nessun discorso serio sull’immigrazione e la sicurezza può prescindere dal mettere sempre al primo posto l’umanità: salvare ogni singola vita in mare è la conditio sine qua non per continuare a ritenersi ed a essere nella realtà un Paese civile, libero e democratico. E poiché crediamo sinceramente nel profondo spirito solidaristico degli italiani e nella nostra secolare storia di accoglienza e di integrazione con altri popoli e culture, occorre fare ogni sforzo per evitare di scivolare lentamente nella barbarie dell’indifferenza, dell’egoismo e dell’odio, in cui mille morti non fanno praticamente notizia, diventano invisibili, non ci riguardano. È un problema che investe ormai anche il linguaggio quotidiano perché, come notava acutamente pochi giorni fa il direttore dell’Unità Piero Sansonetti, la politica ha capito che il tema della sicurezza e del contrasto all’immigrazione è molto redditizio in termini elettorali, anche se i problemi non vengono affrontati né minimamente risolti, e così abusa abbondantemente di formule propagandistiche come blocco navale e remigrazione, che sarebbero consoni per un comizio di Goebbels negli anni trenta e non per un dibattito civile in una grande democrazia europea del 2026. Da socialisti continueremo a lottare, come sempre, per la salvaguardia, la tutela e la dignità di ogni singola vita umana, perché un Paese in cui le navi militari non si usano per salvare dei disperati dalla morte e dallo sfruttamento di aguzzini e carnefici senza scrupoli ci fa semplicemente inorridire. Perché senza umanità la sicurezza diventa solo uno slogan su cui speculare per un pugno di voti. Quelle mille vittime dimenticate interrogano del resto tutti noi, senza distinzioni, e ci obbligano a guardarci dentro ed a riflettere su quale tipo di società consegneremo ai nostri figli e nipoti. Quella dell’indifferenza, del Mediterraneo trasformato in un immenso cimitero, dei muri elettrificati, delle persone di colore rappresentate come scimmie sul profilo social ufficiale del presidente degli Stati Uniti, vedrà sempre i socialisti schierati fermamente dall’altra parte della barricata.

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