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da “L’Altravoce” [6.3.2026]: “Quel deficit di strategia che penalizza la cultura”

“L’Altravoce dell’Italia – Il Quotidiano Nazionale” (6 marzo 2026)

L’analisi

di Angelo Zaccone Teodosi

Negli ultimi giorni hanno visto la luce due decreti a firma del ministro della Cultura Alessandro Giuli, entrambi sintomatici del deficit strutturale della politica culturale nazionale e della perdurante carenza di valutazioni di impatto nell’allocazione delle risorse pubbliche: si tratta del decreto cosiddetto “copia privata” e del decreto di “riparto” annuale del Fondo Cinema e Audiovisivo.

La “copia privata” è un prelievo parafiscale che viene imposto sull’hardware ovvero cellulari, televisori, computer, hard-disk e da quest’anno anche sul cloud. Si tratta di spiccioli, che il consumatore spesso nemmeno sa che vanno comporre il prezzo finale di un device elettronico: 6 euro per un pc, dai 3 ai 9 euro per uno smartphone … Il gettito è nell’ordine di 150 milioni di euro l’anno, affidati alla Società Italiana Autori Editori (Siae), che li ripartisce – con criteri non particolarmente trasparenti – a favore di produttori, artisti, esecutori … Questo balzello – definito “medievale” dagli oppositori – consente la possibilità per i consumatori di riprodurre legalmente opere audio e video protette dal diritto d’autore. Questa forma di sostegno indiretto all’industria fonografica ed audiovisiva ha ancora senso, in un ecosistema digitale sempre più evoluto e pervasivo? Nell’epoca dello streaming diffuso, è ben raro che i consumatori vadano ad effettuare copie private, prassi tipica di un’altra era mediale (ai tempi dei cd e dei dvd, preistoria mediale). Non sarebbe più opportuno ragionare su adeguati obblighi di remunerazione – anche attraverso innovativi meccanismi di equo compenso e di trasparenza algoritmica – a favore degli autori, da imporre alle piattaforme come Google, YouTube, Spotify, TikTok, senza imporre un obsoleto balzello al consumatore finale? La quasi totalità degli autori beneficia infatti delle briciole del banchetto delle Big Tech, piattaforme e social. Eppure il Governo non sembra voler affrontare la questione in una prospettiva organica, sistemica, strategica. Nessuna valutazione indipendente di impatto sull’efficienza ed efficacia della “copia privata”…

Stesse perplessità suscita la nuova ripartizione per l’anno 2026 del Fondo Cinema e Audiovisivo, che è stato ridotto dal Governo dai 696 milioni del 2025 ai 606 milioni di quest’anno (-13 %), anche a seguito degli scandali emersi – negli ultimi tre anni – rispetto alla (mala) gestione dello strumento del “credito d’imposta”, di cui hanno finito per beneficiare più le multinazionali straniere dell’audiovisivo che le imprese cinematografiche indipendenti. Nell’ultimo decennio, la “Legge Franceschini” ha stimolato – grazie alla manna statale – la piena occupazione, ma anche una sovrapproduzione di titoli, gran parte dei quali non ha mai visto una sala cinematografica. Sono stati prodotti centinaia di film “per” il tax credit e non “con” il tax credit. Le maggiori società di produzione sono state acquisite da multinazionali: da ultimo in questi giorni la potente e qualificata Lucky Red guidata da Andrea Occhipinti, che ha ceduto le quote di maggioranza alla francese Vivendi di Vincent Bolloré. La domanda riemerge: è stata mai realizzata una seria valutazione di impatto, per comprendere se la legge del 2016 ha stimolato una reale crescita strutturale del sistema, un ‘estensione del pluralismo espressivo, quell’“audience development” che dovrebbe caratterizzare la democrazia culturale? No. E quest’anno le varie linee di intervento del Fondo vengono tutte ridotte, alcune in modo radicale: i contributi selettivi vengono tagliati del 54%, a tutto vantaggio del credito d’imposta “per l’attrazione in Italia di investimenti cinematografici e audiovisivi “, che sale da 42 a 80 milioni di euro. Si comprime la leva qualitativa e si amplia la leva fiscale. E centinaia di festival – strumenti preziosi per la promozione della cultura audiovisiva – continuano a beneficiare solo di una manciata di milioni.

Prevalgono approssimazione, inerzia e miopia, micro-aggiustamenti regolatori e riflessi emergenziali. Con l’Intelligenza Artificiale in agguato.

Clicca qui per il file .pdf estratto dal quotidiano [pag. 13]:
Altravoce_Zaccone_6.3.2.206_Quel_deficit_di_strategia_che_penalizza_la_cultura

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