Introduzione
di Greta Perletti
Sebbene nessuno dei molti scritti di Margaret Harkness (1854-1923) sia mai stato tradotto in Italia, il nome della scrittrice non è del tutto ignoto al pubblico italiano. Harkness è infatti la misteriosa destinataria di una lettera del 1888 firmata da Friedrich Engels, ancora oggi considerata di grande importanza per comprendere l’ideale di realismo romanzesco promosso da Engels. Sin dalla sua pubblicazione nel 1932 sulla rivista Linkskurve, la lettera è divenuta parte integrante della riflessione marxista sulla funzione sociale della narrativa, assumendo un ruolo che è stato definito talismanico per il pensiero critico di György Lukácz, che come Engels individua nella narrativa di Honoré de Balzac (1799-1850) un esempio perfetto di realismo.
Nella lunga fortuna di cui ha goduto la lettera, Margaret Harkness è rimasta una figura del tutto elusiva e sfocata. Sebbene il suo nome abbia continuato a essere citato, è sempre rimasto ai margini della pagina. Nel secondo Novecento, Franco Fortini ha colto in maniera particolarmente raffinata il paradosso della curiosa presenza/assenza di Harkness nelle riflessioni sorte attorno alla lettera. Nel titolo della sua epistola in versi Lettera sul realismo. To Miss Darkness (1976), l’espediente dello «scambio d’iniziale, rebus banale» richiama l’attenzione sull’oscurità come tratto dominante della destinataria della lettera di Engels: «O signorina Tenebra, miss Crepuscolo, compagna Oscurità / dove tutto si genera e s’illuminerà / […] A chi mostrò / Engels che se Balzac, eccetera?». Nella poesia di Fortini, l’oscurità di Harkness concorre a costruire quella sensazione di distanza che la voce poetica avverte tra le ormai inattuali riflessioni sul realismo di Engels (e la fiducia nel valore della parola letteraria, da cui quelle riflessioni prendono le mosse) e il tempo presente, quando «il sapere che stilla dal romanzo o poema, / la conoscenza gracile che in vetta al verso trema, / è anche conoscenza che il sapere scompare, / che in ombra si rivolgono le verità più chiare».
Eppure, dietro alla figura di Margaret Harkness, a lungo relegata nell’ombra del dibattito teorico, si cela una scrittrice dalla traiettoria biografica e intellettuale tutt’altro che marginale. La lettera che ancora oggi citiamo per le idee di Engels sul realismo nasce in realtà con l’intento di offrire alcune riflessioni su Una ragazza di città: Un racconto realistico, il primo romanzo scritto da Harkness – un testo che Engels non esita a definire, nelle prime righe della missiva, ein kleines Kunstwerk (una piccola opera d’arte). Pubblicato nel 1887 per la casa editrice di Henry Vizetelly – lo stesso editore che, a distanza di pochi mesi dallo scambio epistolare tra Engels e Harkness, andrà a processo per aver pubblicato in traduzione inglese i ‘libri osceni’ di Émile Zola (1840-1902) – Una ragazza di città costituisce un tentativo decisamente originale di rappresentazione della vita working class nella narrativa tardo-vittoriana.
La scrittura di Harkness nasce da una conoscenza diretta delle condizioni di vita delle classi popolari, maturata attraverso l’osservazione e l’impegno concreto nei quartieri dell’East End londinese, dove Harkness visse e operò per diversi anni. Restituire un volto a questa autrice significa riportarla al centro di una densa rete di conoscenze, istanze politico-sociali e forme letterarie. Il suo percorso biografico, ancora oggi poco conosciuto, permette di cogliere appieno la radicalità e la forza di Una ragazza di città, un romanzo che, seppur escluso dai canoni letterari per alcuni decenni, ha ancora molto da dire alla sensibilità contemporanea.
mARGARET HARKNESS: SCRITTRICE, GIORNALISTA, ATTIVISTA
Margaret Elise Harkness nasce il 28 febbraio 1854 a Great Malvern, nella regione inglese del Worcestershire, da una famiglia della media borghesia. Nel 1865, la famiglia si trasferisce nel Dorset, dove il padre di Margaret aveva ottenuto un importante incarico come rettore della parrocchia di Wimborne St Giles. Qui Harkness trascorre la sua adolescenza e giovinezza, nelle vicinanze della grande proprietà di Lord Shaftesbury (1801-1885), un politico e filantropo che con il suo impegno a favore delle riforme sociali può aver ispirato nella ragazzina quell’interesse per le frange più svantaggiate della società che rimarrà un tratto costante lungo tutta la sua vita.
Dopo un breve periodo trascorso presso Stirling House, un blasonato istituto di formazione superiore per ragazze di famiglie altolocate, dove consolida l’amicizia con la cugina in seconda Beatrice Potter (1856-1943), nel 1877 Harkness decide di trasferirsi a Londra per studiare da infermiera. Nella capitale inglese matura in lei la volontà di sottrarsi alla vita convenzionale che la famiglia desidererebbe per lei: un buon matrimonio, una famiglia, una casa e dei figli di cui prendersi cura. Harkness comprende presto che neppure il mestiere di infermiera fa per lei: ciò che le interessa davvero dei pazienti non sono tanto le loro malattie, quanto piuttosto le loro opinioni politiche, i loro pensieri e le loro abitudini. Harkness ha dunque già la sensibilità e lo sguardo della scrittrice, ma le sue idee diventeranno più chiare dopo il 1880, quando ottiene il Reader’s Pass per accedere alla sala di lettura del British Museum. Qui ha la possibilità non solo di avere uno spazio e le risorse per studiare e documentarsi, ma soprattutto di incontrare un vivace gruppo di donne intellettuali impegnate nel sociale: oltre alla cugina Beatrice Potter, nella sala lettura Harkness fa amicizia con Annie Besant (1847-1933), Eleanor Marx (1855-1898), Olive Schreiner (1855-1920), Amy Levy (1861-1889) e Clementina Black (1853-1922).
Anche grazie al contatto con questo circolo di attiviste e autrici, Harkness decide di diventare una scrittrice professionista. Pur nelle difficoltà economiche che questa scelta comporta (e in parte grazie anche al sostegno materiale della famiglia di Potter), Harkness inizia a mantenersi con la sua scrittura: con il supporto degli esperti del British Museum scrive due libri divulgativi di storia antica e inizia subito a lavorare come giornalista. Si interessa sempre più alle condizioni di vita e lavoro dell’East End londinese e verso il 1886 decide di andare a vivere nei Katharine Buildings di Aldgate, un complesso di case popolari realizzato grazie a un progetto semi-filantropico della East End Dwellings Company. Questa esperienza ispirerà profondamente il suo primo romanzo, Una ragazza di città, le cui vicende si svolgono in gran parte attorno ai ‘Palazzi’ di Charlotte’s Buildings, riconoscibilmente modellati sugli alloggi di Katharine Buildings.
L’East End rimane il protagonista assoluto di tutta l’attività di scrittura di Harkness di questo periodo. Una ragazza di città è comunemente considerato il primo volume della cosiddetta slum trilogy (trilogia dei bassifondi londinesi), comprendente anche Out of Work (Senza Lavoro, 1888) e Captain Lobe: A Story of the Salvation Army (Il capitano Lobe: Un racconto dell’Esercito della Salvezza, 1889), ribattezzato In Darkest London (Nella Londra più oscura) a partire dalle edizioni successive al 1891. I tre romanzi, pubblicati con lo pseudonimo John Law, che Harkness continuerà a usare con poche eccezioni per il resto della vita, riscuotono un ampio successo, ottenendo numerose recensioni e più ristampe. In questi stessi anni, Harkness è molto attiva anche come giornalista: il periodico British Weekly le commissiona due rubriche di articoli d’inchiesta sulle condizioni della classe lavoratrice, che sono pubblicate regolarmente tra il 1887 e il 1888 e vengono poi riedite in volume. Il romanzo A Manchester Shirtmaker: A Realistic Story of To-Day (Una camiciaia di Manchester: Un racconto realistico d’oggi, 1890), anch’esso frutto di un periodo di ricerca tra i quartieri popolari della metropoli del Nord, chiude questa feconda fase creativa.
Questo periodo è caratterizzato anche da un crescente coinvolgimento nella militanza politica e nelle mobilitazioni sociali. Durante questi anni, Harkness si avvicina alla Social Democratic Federation (SDF), tesserandosi e scrivendo anche alcuni articoli su Justice, la rivista ufficiale del partito. Partecipa inoltre con entusiasmo alle battaglie per i diritti dei lavoratori e, in particolare, allo storico sciopero generale dei portuali londinesi del 1889, durante il quale sostiene pubblicamente la causa degli scioperanti, contribuisce alla raccolta fondi e svolge un ruolo determinante per le trattative di mediazione finali. In questo contesto, stringe anche rapporti con alcune figure di spicco del movimento sindacale, come Tom Mann (1855-1941) e John Burns (1858-1943), tra i principali leader dello sciopero e futuri protagonisti della politica laburista. Collabora inoltre con Annie Besant a favore delle lavoratrici impiegate nella fabbrica di fiammiferi Bryant & May, la cui protesta porterà a una delle prime vittorie delle forme di organizzazione operaia in Gran Bretagna. Forse anche grazie a esperienze come questa, in tutte le opere di questi anni Harkness è particolarmente attenta all’intreccio tra oppressione di classe e condizione femminile, come dimostra anche il romanzo Roses and Crucifix (Rose e crocefisso, 1891-1892), che ha per protagonista una cameriera di pub e viene pubblicato a puntate su The Woman’s Herald, un periodico con orientamento proto-femminista.
Con l’inizio degli anni Novanta, il rapporto con la SDF si rivela sempre più problematico: Harkness appare infatti insofferente nei confronti del dogmatismo teorico della dirigenza socialista, giudicando troppo astratte e lontane dalla realtà concreta le loro proposte. La rottura si consuma anche sul piano ideologico, in particolare per la sua posizione di apertura nei confronti dell’Esercito della Salvezza, espressa apertamente anche su Justice, dove arriva ad affermare che il luogo più autenticamente comunista di Londra è probabilmente la mensa per i poveri dell’Esercito della Salvezza. Se da un lato Harkness riconosce i limiti religiosi e il fanatismo dell’Esercito, dall’altro ne apprezza l’atteggiamento progressista nei confronti delle donne e la capacità di agire sul territorio in maniera pragmatica e diretta, rispondendo ai bisogni immediati dei più poveri.
Dopo l’addio alla slum fiction e dopo la stagione di coinvolgimento diretto nei grandi scioperi del biennio 1888-1889, Harkness sembra progressivamente allontanarsi sia dalle organizzazioni politiche ufficiali sia dalla scena letteraria britannica. I primi anni Novanta sono segnati da progetti editoriali che non ottengono il successo sperato, ma anche da una crescente apertura verso l’estero, che inaugura la seconda fase della sua vita, all’insegna di una maggiore mobilità e di una prospettiva più internazionale. Inizia a viaggiare al di fuori dell’Europa e nel 1894 si stabilisce in Australia, in un primo momento per documentare l’insediamento rurale di Pitt Town, dove si promuoveva il lavoro collettivo della terra. Qui Harkness si immerge per alcune settimane nella vita dei coloni, adattandosi ad alloggi e pasti di fortuna e sfidando le piogge torrenziali. Nei mesi successivi raggiunge Coolgardie, città mineraria al centro della corsa all’oro, dove si impegna per migliorare le condizioni di vita dei minatori e fonda con successo un’attività di dattilografia. È in questo periodo che inizia a pubblicare a puntate Called to the Bar: A Coolgardie Novel (Chiamata al Banco: Un romanzo di Coolgardie, 1897), romanzo dai toni sensazionalistici ambientato proprio nel contesto minerario australiano. Qualche anno più tardi si stabilisce a Perth, dove lavora regolarmente come giornalista per il West Australian, il quotidiano più importante della città. Anche quando rientra a Londra nel 1904, presumibilmente per supervisionare la pubblicazione del suo romanzo George Eastmont: Wanderer (George Eastmont: Viandante, 1905), in cui traspone narrativamente l’esperienza di attivismo della fine degli anni Ottanta, Harkness continua a lavorare come corrispondente estera del West Australian.
L’anno successivo lascia nuovamente l’Inghilterra, questa volta per l’India, dove resta fino allo scoppio della Prima guerra mondiale. Prima come corrispondente estera del West Australian e poi come scrittrice indipendente, Harkness viaggia in tutto il subcontinente indiano, ammirando la ricchezza delle tradizioni culturali e religiose e cogliendo i fermenti nazionalistici che stavano iniziando a organizzarsi in opposizione alla dominazione inglese. In questi anni pubblica due volumi che mescolano reportage di viaggio e scrittura saggistica: Glimpses of Hidden India (Scorci dell’India nascosta, 1909) – ripubblicato, con significativi tagli e censure, con il titolo Indian Snapshots (Istantanee indiane, 1912) – e Modern Hyderabad (Deccan) (Hyderabad moderna, 1914). In entrambi i testi, Harkness documenta la storia e la cultura dei luoghi che visita, rappresentandoli non di rado come più acculturati e tolleranti nei confronti della diversità rispetto a quanto comunemente emerga nella narrazione imperialista inglese. In India, Harkness dà alle stampe anche il romanzo The Horoscope (L’oroscopo, 1913), ambientato a Ceylon (Sri Lanka) e incentrato sulle vicende di due fratelli di religione diversa.
Verso il 1914 rientra in Inghilterra, nel Dorset, per prendersi cura della madre malata. Dopo la morte di quest’ultima, avvenuta nel 1916, le tracce di Harkness si fanno più rade. Nel 1921 esce il suo ultimo romanzo, A Curate’s Promise: A Story of Three Weeks (La Promessa di un curato: Un racconto di tre settimane), romanzo ambientato di nuovo nell’East End ma questa volta nel diverso scenario del conflitto mondiale. Sappiamo che Harkness muore il 10 dicembre 1923 a Firenze, nella pensione Castagnoli, sebbene a oggi non sia noto da quanto tempo stesse vivendo lì o perché si trovasse in Italia.
Il lungo percorso biografico di Margaret Harkness mostra una figura difficilmente riducibile a un’unica etichetta: muovendosi tra scrittura narrativa, giornalismo d’inchiesta e militanza politica, Harkness si colloca al crocevia di alcune delle principali trasformazioni sociali e culturali della tarda età vittoriana, elaborando una riflessione originale sulle condizioni delle classi subalterne nel contesto metropolitano e imperiale britannico. Per la rete di contatti in cui si inserisce la sua attività politica e sociale a Londra, per le tematiche affrontate nei suoi scritti e per la costante attenzione alle condizioni delle classi più povere, la sua produzione narrativa è stata letta principalmente nel solco del romanzo socialista o naturalista, oppure come esempio del genere tardo-ottocentesco noto come New Woman fiction (narrativa della donna nuova), che dà espressione all’interesse culturale per figure femminili non più relegate al ruolo di mogli o madri, ma attivamente impegnate a raggiungere l’indipendenza.
Negli ultimi anni, il rinnovato interesse per la figura di Harkness – anche grazie alla pubblicazione di nuove edizioni critiche dei suoi testi – sta contribuendo a restituirle il posto che merita nella storia letteraria e intellettuale dell’Ottocento inglese. La sua vicenda biografica ci invita ad andare al di là degli stereotipi legati all’ideale vittoriano dell’angelo del focolare e ci mostra le nuove forme di emancipazione e libertà createsi per le donne della borghesia colta nella metropoli e negli spazi dell’impero. Allo stesso modo, i suoi romanzi spesso sfidano le convenzioni letterarie grazie alla commistione di diversi stili e modalità narrative.
Una ragazza di città, mai tradotto in italiano sinora, costituisce un esempio emblematico dell’atteggiamento anticonvenzionale di Harkness: è infatti un romanzo che ci offre uno spaccato della vita delle classi lavoratrici alla fine dell’Ottocento sforzandosi di trovare modalità narrative che si distacchino dalle forme tradizionali e dalle convenzioni dominanti della narrativa del tempo.