Le illustrazioni dei tatuaggi realizzate da Simona D’Amico sono esposte all’Astra Cafè, la mostra “Arcani per una pelle transumante. I tatuaggi di Simona D’Amico” è a ingresso libero da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo “i Girl” con performer e regia di Federica Rossellini.
Riflessioni
“La pelle reca un’impronta ancestrale. La pelle è il primo confine, il primo punto di contatto con il passato, con la propria tribù, con l’altro.”
Kim Trainor, ledi, 2018
Per mesi il mio spazio di lavoro è stato immerso e inghiottito da una costellazione di forze che continuavano a convergere attorno allo stesso numero: 21. I 21 Capitoli, iGirl di Marina Carr. I 21 Arcani Maggiori, La Via dei Tarocchi di Alejandro Jodorowsky. L’umanità in 21 tatuaggi, Corpi dipinti di Matt Lodder. La somma dei dadi presenti nella carta del Mago: 21. Il numero dell’Arcano del Mondo: 21. Queste molteplici forze lentamente hanno tracciato un cammino. Un “Viaggio Scalzo”, che mi ha condotto dentro una materia viva: organica, corporale, fisiologica. Una materia che appartiene alle storie che abitano la pelle. Un cammino nella memoria. Ogni tatuaggio è diventato una soglia. Ogni segno una piccola caverna da attraversare o abitare. Ogni immagine un frammento di umanità custodito in superficie e dentro il corpo. Desidero Ringraziare le Caverne, le Mostresse e il Gallinaio della mia infanzia. Credo sia assolutamente necessario continuare il cammino insieme al numero 21. Il progetto artistico prevede una stampa d’Autore “0”, su carta custodita dall’Artista. I disegni saranno stampati su carta in tiratura 1/21 per ciascun tatuaggio.
Simona D’Amico
iGirl di Marina Carr è un testo che opera nel tempo profondo. La sua scrittura attraversa epoche e specie, facendo collassare preistoria, mito, genealogie femminili e Antropocene in una geografia instabile del tempo umano. In questo paesaggio gli Arcani Maggiori diventano non un repertorio esoterico, ma un dispositivo cartografico: una struttura per orientarsi nella memoria collettiva della specie. La scelta del mazzo di Jodorowsky come riferimento iconografico non è stata casuale. Tornando all’origine dei Tarocchi, questo mazzo libera gli Arcani dalle sovrastrutture simboliche accumulate nei secoli e restituisce alle figure la loro nudità archetipica. Gli Arcani non appaiono più come un alfabeto divinatorio, ma come una grammatica del divenire. In iGirl questa grammatica trova una corrispondenza naturale: ventuno carte come i quadri del testo. Il Matto, senza numero, resta ai margini della sequenza come figura errante che compie il viaggio — così come la performer attraversa le molte voci convocate da Marina Carr. L’idea era costruire, attraverso i tatuaggi, una mappa capace di attraversare la storia lunga dell’umano — dalla preistoria al futuro — e insieme riflettere la complessità del nostro presente. Così, nello stesso paesaggio simbolico convivono, fra gli altri, Ötzi e le creature cyborg, le sante medievali e le mostresse, lo scheletro della Neanderthal e il monolite di 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, la caverna paleolitica e le foreste in fiamme dell’Antropocene. Nel dialogo con Marina Carr tornava la figura della caverna, luogo originario della narrazione. La ricerca ha rivelato una coincidenza significativa: pittura parietale e tatuaggio emergono nello stesso orizzonte antropologico. Se la parete appartiene ai popoli stanziali, il tatuaggio è la parete mobile dei popoli nomadi. I tatuaggi nascono da una creazione condivisa con Simona D’Amico, in cui i nostri immaginari si sono progressivamente intrecciati e contaminati. In dialogo con la narrazione video di Rä di Martino, generano una pelle sovraestesa. In questa costellazione si inscrive anche una genealogia di artiste — Leonora Carrington, Niki de Saint Phalle, Leonor Fini, Ithell Colquhoun — per le quali l’Arcano non è mai stato esoterismo decorativo, ma una tecnologia simbolica capace di riscrivere il rapporto tra corpo, storia e immaginazione. Nei tatuaggi qui esposti gli Arcani tornano a operare come una mappa del tempo: una costellazione di immagini attraverso cui la specie guarda il proprio presente.
Federica Rosellini
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