Il 21 marzo, primo giorno di primavera, al PalaParenti si è rinnovato un appuntamento che va ben oltre lo sport. Per i ragazzi del Presidio Riabilitativo di Marina di Pisa della Fondazione Stella Maris, assistere a una partita dei Lupi Santa Croce non è soltanto un momento di svago, ma un’esperienza dal forte valore educativo, affettivo e riabilitativo.
Ogni volta, l’accoglienza è quella di una grande famiglia. Nonostante la distanza — per qualcuno il viaggio parte da Volterra — il ritorno al PalaParenti ha il sapore di casa. Ad attendere il gruppo ci sono saluti sinceri, attenzioni autentiche, abbracci spontanei e quella familiarità costruita nel tempo che rende ogni incontro speciale. Tra i volti più attesi dai ragazzi c’è Andrea Landi, ormai presenza di riferimento, accolto con entusiasmo e affetto.
In tribuna, tra sciarpe della Curva dei Lupi indossate con orgoglio, sorrisi e fotografie che fissano i momenti più belli della serata, prende forma qualcosa di prezioso. I ragazzi partecipano, tifano, si alzano in piedi, ballano tra un punto e l’altro. E c’è un dettaglio che racconta più di ogni altro il significato profondo di queste uscite: anche chi affronta importanti difficoltà cognitive riesce a seguire il ritmo della partita, a battere le mani nel momento giusto, a comprendere quando il punto è della squadra di casa, a riconoscere le regole basilari del gioco.
Un gesto che potrebbe sembrare semplice, quasi scontato, ma che in realtà rappresenta un traguardo enorme. Per questi ragazzi, riuscire a stare dentro un contesto così ricco di stimoli — tra rumori forti, tempi veloci, richieste continue di attenzione — significa aver interiorizzato apprendimenti importanti e, soprattutto, sentirsi in un ambiente sicuro, accogliente, capace di sostenerli. È proprio qui che il percorso riabilitativo mostra la sua forza più concreta: nei contesti di vita reale, fuori dagli spazi in cui la riabilitazione si svolge ogni giorno.
La serata, infatti, non si esaurisce con il match. A renderla davvero completa è la qualità della relazione costruita nel tempo con la società sportiva. I Lupi Santa Croce non offrono soltanto ospitalità: riconoscono i ragazzi, conoscono i loro nomi, rispondono ai loro gesti di affetto, li fanno sentire attesi. E poi, come da tradizione, al termine della partita c’è la pizza condivisa: tavola apparecchiata, aranciata e spuma per tutti, in un momento conviviale che per i ragazzi rappresenta anche la conclusione rassicurante di una routine ormai familiare, fatta di sequenze conosciute e vissute con gioia.
Prima della cena, l’immancabile foto con la squadra, che aspetta tutti con pazienza, rispettando i tempi di ciascuno, perché c’è chi corre veloce e chi ha bisogno di più tempo. Anche in questo, si misura il valore dell’inclusione autentica.
Una serata così è il risultato di una rete fatta di professionalità, amicizia e dedizione. Un ringraziamento speciale va agli operatori Martina, Valeria, Irene e Claudia, insieme a Patrizia, presenza preziosa e ormai amica di questo percorso condiviso.
Quella vissuta al PalaParenti è stata molto più di una partita di Serie B: è stata la conferma che sport, accoglienza e relazioni vere possono diventare strumenti potenti di crescita, partecipazione e benessere.
Ai Lupi Santa Croce va un grazie profondo, per la sensibilità, la generosità e la capacità di trasformare una serata di sport in un’esperienza di inclusione reale.
Lupi Santa Croce, persone speciali. E, a quanto pare, questo è solo un altro capitolo di una bellissima storia da continuare.
Dottoressa Graziella Bertini