Un giovane rientrato dall'Africa è ricoverato al San Gerardo di Monza. Le autorità sanitarie invitano alla prudenza, escludendo qualsiasi rischio per la popolazione
La Lombardia è al centro di una notizia che ha richiamato l'attenzione delle autorità sanitarie di tutta Europa perché, per la prima volta nel continente, è stato confermato un caso umano di infezione da virus influenzale A(H9N2), una forma di influenza aviaria a bassa patogenicità. A renderlo noto è stato il Ministero della Salute, che ha subito avviato il coordinamento con gli enti competenti.
Il paziente è un giovane con alcune patologie preesistenti, rientrato da un Paese africano dove avrebbe contratto il virus. Dopo l'atterraggio all'aeroporto di Milano Malpensa, è stato ricoverato in isolamento presso l'ospedale San Gerardo di Monza, dove i medici stanno seguendo sia l'infezione virale, sia le altre condizioni cliniche di cui soffre.
Secondo l'assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, nonostante la presenza di patologie concomitanti anche serie, il giovane non è mai stato in pericolo di vita.
Il caso è emerso grazie alla rete di sorveglianza epidemiologica attiva sul territorio regionale. Le indagini sul campo sono state condotte da ATS Brianza, mentre le analisi molecolari necessarie per identificare con precisione il ceppo virale sono state eseguite dall'Università Statale di Milano e successivamente confermate dal Centro regionale Malattie infettive e dall'Istituto Superiore di Sanità. I contatti del paziente sono stati già individuati e monitorati nell'ambito delle ordinarie procedure di prevenzione.
Il Ministero della Salute assicura che il sistema di sorveglianza nazionale è sempre attivo e che le misure di prevenzione sono state correttamente e rapidamente avviate.
COSA SAPERE SULL'INFLUENZA AVIARIA
Si tratta di un'infezione virale che colpisce principalmente gli uccelli, in particolare quelli acquatici selvatici, che ne sono il principale veicolo di diffusione. Da questi, il virus può passare agli animali da allevamento e, più raramente, all'essere umano. Il contagio avviene quasi esclusivamente attraverso il contatto diretto con pollame infetto o con ambienti e materiali contaminati. Ad oggi non è mai stata documentata una trasmissione da persona a persona.
Negli ultimi anni, alcuni ceppi del virus hanno mostrato una capacità crescente di infettare i mammiferi, tra cui bovini e animali domestici come i gatti, destando l'attenzione della comunità scientifica internazionale.
Come chiarisce l'Istituto Superiore di Sanità nelle sue linee guida aggiornate, tuttavia, la grande maggioranza dei virus aviari è relativamente innocua per l'uomo. Nei rari casi in cui la trasmissione avviene, i sintomi sono spesso lievi o addirittura assenti e comunque monitorati nell'ambito dei sistemi di sorveglianza già attivi.
Il rischio per la popolazione generale è considerato basso e diventa al più moderato soltanto per chi lavora o opera direttamente a contatto con allevamenti in cui siano stati confermati casi di infezione.
Ciò che conta è rafforzare il tracciamento epidemiologico e mantenere alta la vigilanza soprattutto negli ambienti a rischio, come gli allevamenti.