Nei giorni scorsi Il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne ha fornito le stime dei redditi delle famiglie a livello provinciale, fotografando un quadro in cui Modena continua a distinguersi nel panorama nazionale.
Nel 2024 il reddito disponibile pro capite nella provincia si attesta attorno ai 27 mila euro, valore che colloca Modena al decimo posto nella classifica nazionale. Un risultato superiore del 15% rispetto alla media italiana e sostanzialmente in linea con quella regionale. Tuttavia, rispetto al 2021 - quando la provincia era ottava - si registra una lieve perdita di posizioni.
Ma il reddito delle famiglie racconta solo una parte della storia. Per comprendere davvero la forza economica di un territorio è necessario guardare alla ricchezza prodotta dalle imprese. Ed è qui che Modena mostra il suo volto più competitivo.
Sempre secondo le analisi Tagliacarne, la provincia si posiziona nel 2024 al sesto posto in Italia per valore aggiunto pro capite, con un livello superiore del 29% rispetto alla media nazionale. Un dato che conferma il ruolo di Modena come vero hub produttivo, capace di generare ricchezza non solo per i residenti ma anche per i tanti lavoratori che ogni giorno arrivano da fuori provincia.
A fare la differenza è soprattutto la forte vocazione manifatturiera del territorio. Modena, insieme a Vicenza, è infatti una delle capitali italiane dell'industria, con oltre il 36% della ricchezza prodotta che proviene da questo comparto. Un peso rilevante che, in molti casi, può influenzare gli indicatori economici, rendendo più complesso il confronto con province a maggiore presenza di servizi ad alto valore aggiunto.
Nonostante ciò, Modena riesce a distinguersi anche sul piano della produttività. Ancora più significativo è infatti il dato sul valore aggiunto per addetto: nel 2023 la provincia è la terza in Italia, dietro solo a Milano e Bolzano. Un risultato tutt'altro che scontato, che conferma la solidità e l'efficienza del sistema industriale locale.
Certo, si osserva una lieve discesa nel ranking rispetto ai primi anni Duemila, quando Modena occupava stabilmente le primissime posizioni. Ma il quadro resta ampiamente positivo.
La crescita della produttività ha inoltre contribuito a contenere gli effetti dell'inflazione sui redditi da lavoro dipendente, che rappresentano una componente fondamentale del reddito disponibile (circa il 48% prima delle imposte). Tra il 2021 e il 2024 questi redditi sono cresciuti in media del 4,8% annuo, in linea con l'andamento dei prezzi.
Su questo fronte, tuttavia, Modena non si colloca ai vertici assoluti, poiché diverse province hanno registrato performance migliori. Un elemento che suggerisce una lettura più equilibrata del quadro complessivo.
Le prospettive restano comunque incoraggianti, soprattutto guardando al mercato del lavoro. Nel 2025 il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni è tornato a sfiorare il 70%, avvicinandosi ai massimi storici dopo una fase di rallentamento.
Particolarmente positivi anche altri indicatori: Modena è terza in Italia per occupazione nella fascia 25-34 anni, con l'84,3%, e registra il più alto tasso di occupazione femminile tra le dieci province più manifatturiere del Paese.
A sostenere la fiducia sul futuro contribuiscono anche le previsioni demografiche dell'Istat. Nello scenario mediano, la provincia dovrebbe crescere di quasi il 4% entro il 2050, risultando la sesta più dinamica in Italia.
Come nel resto del Paese, l'invecchiamento della popolazione sarà inevitabile, ma con effetti più contenuti: Modena perderà circa il 9% della popolazione in età lavorativa, posizionandosi tra le province meno penalizzate. Inoltre, sarà una delle poche realtà italiane in cui l'età media resterà sotto i 50 anni.
Un insieme di indicatori che, pur tra qualche segnale di rallentamento, restituisce l'immagine di un territorio ancora competitivo, dinamico e con basi solide su cui costruire la crescita futura.