L’approccio industriale ha trasformato l’allevamento degli animali in “zootecnia” e questo passaggio ha cambiato tutto.
Gli animali vengono considerati macchine da produzione alimentare e quindi – al pari delle macchine industriali – destinati allo sfruttamento. Con la zootecnia, l’allevatore diventa “imprenditore agricolo”, viene incrementata la meccanizzazione, la stabulazione permanente diventa una prassi, l’omogeneità e la selezione genetica (il contrario di “biodiversità”) sono spinte all’estremo.
Questo passaggio all’industrializzazione è stato giustificato dalla necessità di incrementare la produzione sul piano agronomico e di sconfiggere la fame sul piano politico. E invece il risultato è stato, da un lato, la separazione della coltivazione dall’allevamento, che ha creato di fatto due bisogni: i contadini, mancando le deiezioni animali, iniziano ad aver bisogno di acquistare fertilizzanti per il loro terreno; gli allevatori, non coltivando più, devono comprare mangimi e fieno per le loro bestie. Dall’altro, la produzione alimentare eccedentaria e speculativa, che ha portato i piccoli allevatori a competere con produzioni industriali enormi, che offrono carne, latte e uova a prezzi bassissimi: bassissimi perché i costi “nascosti” (esternalità negative) ricadono sulla collettività in termini ambientali, igienico-sanitari, sociali, ma anche culturali ed etici.
Non esiste una definizione giuridica dell’allevamento intensivo/industriale, che presenta grandi concentrazioni di animali, per lo più in pianura, stabulati, alta meccanizzazione degli impianti, per distinguerlo da quello estensivo, con numeri di animali ridotti, accesso al pascolo, collocazione in aree collinari o montane. L’ordinamento europeo si accontenta di definizioni di tipo descrittivo che non prevedono regolamentazioni specifiche, trasparenti e differenziate in funzione del tipo di allevamento praticato.
In questo quadro è essenziale virare su un allevamento estensivo al pascolo, ridurre il numero dei capi allevati riequilibrando le nostre diete e reindirizzando l’approvvigionamento proteico su fonti vegetali (legumi), adeguare il benessere animale in funzione dell’etologia. È questo il momento di agire, anche in considerazione del fatto che le Nazioni Unite hanno proclamato il 2026 anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori. Questa iniziativa, proposta dalla Mongolia e sostenuta da oltre 100 Paesi, punta ad accendere un faro sul valore che gli ecosistemi legati a pascoli e pastoralismo hanno nel quadro globale per valorizzarne il ruolo cruciale in ambito di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e tutela della biodiversità.
Sarà un anno fondamentale che ci vedrà a fianco dei pastori del mondo, custodi del territorio, in una determinata urgente e collettiva difesa dai pascoli. Sarà un anno fondamentale per promuovere il modello di allevamento estensivo come il più adeguato a rispondere alla crisi climatica e ambientale e per affrontare un serio e onesto dibattito globale sullo sviluppo sostenibile. Dalle savane alle steppe, dalle praterie alle terre aride, i pascoli immagazzinano oltre il 30% del carbonio terrestre mondiale e sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità sulla Terra; eppure, il settore del pastoralismo vive una crisi senza precedenti: i pastori restano tra i gruppi più emarginati al mondo. Spesso esclusi dai processi decisionali sulle loro terre, senza diritti di accesso all’acqua e ai pascoli, ignorati da politiche che potrebbero rafforzarne la resilienza.
Le comunità non possono prosperare senza diritti di mobilità, senza istituzioni locali solide, senza una governance inclusiva e l’accesso a filiere del valore eque.
Sarà un anno fondamentale in cui, accanto ai pastori, sosteniamo il Manifesto di Veterinari Senza Frontiere chiedendo ai governi e alle istituzioni di proteggere il diritto dei pastori di accesso alla terra, all’acqua e alla mobilità; chiedendo di investire in servizi di sanità animale e per le comunità; di dare voce ai pastori negli spazi politici nazionali e globali; di ripristinare i pascoli degradati attraverso soluzioni guidate a livello locale. Sarà un anno fondamentale in cui ci rivolgiamo anche ai cittadini affinché sottoscrivano il manifesto e insieme a noi stiano accanto ai pastori, perché dalla loro resilienza dipendiamo tutti noi.
Firma ora
di Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia
Una scuola per la pastorizia
Slow Food celebra l’anno dedicato dall’Onu ai pascoli e alla pastorizia con un progetto concreto: la Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva di Calascio (Abruzzo) che in 8 Masterclass tra autunno 2025 e primavera 2026 contribuisce a formare circa 100 pastori, promuovendo la pastorizia estensiva come modello di sviluppo sostenibile per le terre alte e affiancando alla formazione pratica una narrazione innovativa del mestiere, che mette in evidenza il ruolo strategico nella conservazione del paesaggio, della biodiversità e nella produzione di servizi ecosistemici.
Scopri le prossime masterclass:
- Produzione e valorizzazione dei formaggi dal 3 al 9 maggio 2026
- Biodiversità dei sistemi agro pastorali dal 15 al 17 maggio e dal 22 al 24 maggio 2026
- Conflittualità zootecnica: i predatori selvatici dal 29 al 31 maggio e dal 5 al 7 giugno 2026
- Dalla Pastorizia a Slow Food Travel dal 7 al 13 giugno 2026
- Gestione e pianificazione delle risorse pastorali dal 12 al 14 giugno e dal 19 al 21 giugno 2026
Slow Food Italia - C.F. 91008360041 - All rights reserved - Cookie policy