Le conseguenze degli allevamenti intensivi su ambiente e persone - SPI CGIL Veneto

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A Belluno lo Spi Cgil ha organizzato un convegno con LAV, LIPU e Greenpeace

La vita non è merce. Salviamo il Pianeta un gesto alla volta”. Questo il titolo del convegno organizzato il 9 aprile dal Sindacato Pensionati della CGIL di Belluno, in collaborazione con le associazioni ambientaliste LAV, LIPU e GREENPEACE, sugli allevamenti intensivi e le loro funeste conseguenze. Come sottolineato da Danila Franchini, referente del Dipartimento Ambiente dello SPI, proprio in Veneto e in Lombardia si trova il maggior numero di aziende avicole coinvolte. “Questo – ha confermato la responsabile Area Animali negli Allevamenti della LAV, Lorenza Bianchi ha già comportato, oltre agli esecrabili maltrattamenti sugli animali, gravi focolai di aviaria con l’abbattimento di milioni di galline. Il problema ambientale è così diventato anche un problema sanitario“.

Ma non solo: questo sistema di produzione ha inevitabilmente implicazioni economiche e sociali che riguardano i lavoratori impegnati negli allevamenti e nei macelli, spesso sfruttati a favore dei numeri richiesti dalle grandi industrie. Il grave impatto ambientale, con l’impoverimento del suolo e delle sue risorse, non si limita al territorio nazionale, ma raggiunge quei luoghi che dovrebbero essere deputati alla salvaguardia del pianeta e quindi i più tutelati. Simona Savini, responsabile campagne sull’agricoltura di Greenpeace, ha infatti affrontato il tema della deforestazione in generale e in Amazzonia in particolare: “Lì ogni giorno vengono disboscate attraverso il fuoco superfici che equivalgono a circa 3.400 ettari, con una produzione di enormi quantità di polveri sottili“.

L’accordo tra l’Unione Europea e il blocco formato da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, denominato Mercosur, ha sancito importanti cambiamenti nelle relazioni commerciali tra i Paesi coinvolti, ma trascurato sostenibilità e diritti umani, danneggiando popoli indigeni e comunità locali e favorendo le grandi multinazionali (carne, pesticidi, automotive).

Giorgio Taglioni, rappresentante di Greenpeace, ha illustrato in videoconferenza alla platea i contenuti della grave sentenza recentemente emessa contro la sua associazione: un tribunale distrettuale del North Dakota ha emesso la sentenza finale sulla causa intimidatoria intentata dal gigante del settore petrolifero Energy Transfer (ET) contro Greenpeace International e Greenpeace negli USA, condannandole a pagare 345 milioni di dollari di danni all’azienda statunitense. “La sentenza – spiega Taglioni – mira a sommergere l’associazione pacifista di spese legali portandola alla bancarotta e facendo così tacere la voce del dissenso. Greenpeace farà ricorso alla Corte Suprema, ma chiede il sostegno di tutti gli attivisti e simpatizzanti, anche quelli bellunesi“.

Con il suo intervento conclusivo, Niccolò Sovilla della Lipu di Belluno ha puntato il dito contro la presenza del piombo nei nostri piatti. Il metallo inquinante infatti non è ancora stato bandito dalle munizioni da caccia, rappresentando quindi un grave pericolo, non solo per gli animali vittime della caccia, ma per tutta la fauna selvatica che lo ingerisce e, di conseguenza, per gli esseri umani che mettono nei loro piatti menù a base di selvaggina. “Molto meglio – sostiene Sovilla – prediligere un eco menù riducendo il consumo di carne e prediligendo alimenti vegetali, magari provenienti dalle piccole aziende locali che adottano metodi ecologici afferenti alla piccola distribuzione, come i Gruppi di Acquisto Solidale“.

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