a cura di Francesca Lavarini, biologa specializzata in Etologia e Antropologia
Oggi, 24 aprile, si celebra la Giornata Mondiale per gli animali da laboratorio, una ricorrenza utile per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sperimentazione e per far sapere che è possibile sostituire queste violente tecniche scientifiche con altre, altrettanto all’avanguardia.
Istituita dalla National Anti-Vivisection Society di Londra nel 1979, la data di oggi è riconosciuta come Giornata Mondiale dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e continua a essere celebrata perché, nonostante le chiare indicazioni della Commissione Europea e delle leggi vigenti che sanciscono la priorità dei metodi alternativi, il fenomeno presenta ancora dimensioni impressionanti. E nonostante metodi senza l’uso di animali esistano, purtroppo vengono comunque utilizzati gli animali.
Ecco le principali alternative validate:
- Colture cellulari e di tessuti (In vitro): Uso di cellule umane, incluse staminali, per studiare malattie e testare farmaci, permettendo risultati più attendibili rispetto ai modelli animali.
- Modelli di Organi su Chip (Organ-on-a-chip): Dispositivi microfluidiciche riproducono la struttura e le funzioni di organi umani (es. polmoni, fegato, cuore) in miniatura, offrendo risposte fisiologiche precise
- Modelli matematici e IA (In silico): Simulazioni al computer e algoritmi di intelligenza artificiale che prevedono la tossicità e l’efficacia di nuove molecole basandosi su dati esistenti.
- Sistemi 3D e Organoidi: Ricostruzione di tessuti umani in 3D in laboratorio, che simulano meglio la complessità biologica rispetto alle colture bidimensionali tradizionali.
- Vertebrati Inferiori e Microorganismi: Impiego di organismi come il nematode Elegans o embrioni di pesce zebra (Danio rerio), considerati intermedi tra in vitro e modelli complessi
Ad esempio, per testare la presenza di pirogeni (sostanze in grado di provocare la febbre) nei preparati farmaceutici iniettabili vengono ancora oggi sacrificati migliaia di conigli ogni anno solo in Europa.
In alternativa ai conigli possono anche essere utilizzati i limuli, grandi crostacei marini simili ai granchi.
I limuli vengono catturati e salassati per prelevarne l’emolinfa (il loro “sangue”) necessaria per i test, con gravi impatti ecologici ed implicazioni sul benessere animale (molti muoiono o non si riproducono più dopo essere stati rilasciati in mare).
Poco importa se da oltre 10 anni sono disponibili i test alternativi che impiegano cellule immunitarie umane e che si sono dimostrati persino migliori e più affidabili dei test che impiegano animali o derivati animali.
Altro esempio, i test di sensibilizzazione cutanea. Nonostante siano disponibili da diversi anni dei test basati su modelli 3D di epidermide umana ricostituita e saggi chimici, il numero di porcellini d’india e topi utilizzati per testare le sostanze potenzialmente allergizzanti, continua a ad essere elevato.
Ciò risulta molto grave se pensiamo che i test di sensibilizzazione cutanea sui porcellini d’india, oltre a non dare risultati affidabili per l’uomo a causa delle differenze tra specie, possono provocare molta sofferenza negli animali, poiché alcuni prevedono l’applicazione di sostanze irritanti “adiuvanti” sulla cute degli animali e l’induzione di dolorose dermatiti.
Altro esempio è la produzione degli anticorpi, largamente utilizzati sia nella ricerca che in campo diagnostico o terapeutico.
Nonostante esistano da anni tecniche per produrre anticorpi senza utilizzare animali e che permettono di ottenere prodotti di qualità addirittura superiore rispetto a quelli ottenuti in modo convenzionale, vengono ancora sacrificati, solo in Europa, circa 1 milione di animali all’anno per produrre anticorpi.
Fatto molto grave, in molti casi si utilizza ancora l’obsoleto e cruento metodo dell’ “ascite”, una tecnica che prevede la produzione ed il prelievo di anticorpi in vivo dal liquido che si accumula nella cavità addominale degli animali, che diventano “fabbriche” viventi di anticorpi.
Ma perché i “metodi alternativi” non vengono utilizzati?
Pregiudizi, diffidenza verso i nuovi metodi, scarsa conoscenza degli stessi, inerzia, mancanza di formazione specifica.
Tutto ciò in contrasto con la Direttiva 2010/63/UE che stabilisce che l’uso di animali a fini scientifici dovrebbe essere preso in considerazione solo quando non sia disponibile un’alternativa non animale.