Certamente passi avanti rispetto al testo iniziale ma sembrano restare lacune rilevanti per chi lavora ogni giorno a contatto con l’utenza.Il Decreto sicurezza, recentemente approvato, inserendo tutele anche per il personale delle aziende del Trasporto Pubblico Locale, segna un avanzamento rispetto alla versione originaria, ma non colmerebbe una delle principali criticità evidenziate durante il confronto parlamentare e sindacale: la tutela incompleta del personale di front line. A sollevare con forza il tema è Mauro Mongelli, Segretario Generale della FAISA CISAL, che parla di un provvedimento “migliorato ma ancora insufficiente”, soprattutto per la presumibile esclusione degli autisti dalle misure più incisive di contrasto alle aggressioni.Il testo approvato, infatti, amplia le tutele per alcune figure del comparto, in particolare per il personale impegnato nelle attività di prevenzione e accertamento delle infrazioni. Un passo in avanti, frutto anche di un confronto politico trasversale che aveva portato alla presentazione di emendamenti condivisi da maggioranza e opposizione. Tuttavia, secondo il sindacato, questo ampliamento resterebbe parziale e introdurrebbe, se confermato, una distinzione che non riflette la realtà operativa del settore.
“Non si può costruire un sistema di sicurezza a geometria variabile”, osserva Mongelli. “Chi lavora nel trasporto pubblico locale è esposto quotidianamente a situazioni di rischio, indipendentemente dal ruolo specifico ricoperto. Escludere gli autisti significherebbe non riconoscere la natura concreta del loro lavoro”.
Nel corso del dibattito parlamentare sarebbe emersa anche la motivazione che avrebbe portato a questa esclusione. In aula, il deputato Luca Pastorino ha riferito che la mancata estensione delle tutele agli autisti parrebbe giustificata dall’assenza di un “contatto continuo” con l’utenza. Una valutazione che, secondo la FAISA CISAL, appare distante dalla realtà quotidiana.La figura dell’autista, infatti, non si limita alla conduzione del mezzo; rappresenta comunque un punto di riferimento diretto per i passeggeri, soprattutto nelle situazioni critiche ed è spesso il primo a trovarsi esposto in caso di tensioni o episodi di violenza.
A conferma di questo quadro, il sindacato richiama anche il decreto ministeriale pubblicato nell’aprile 2024, che disciplina l’installazione di paratie di sicurezza sugli autobus proprio per proteggere gli autisti dalle aggressioni. Un intervento che riconosce formalmente il rischio, ma che nella pratica risulta ancora largamente inattuato, lasciando i lavoratori esposti senza adeguate protezioni.
“È evidente la contraddizione”, prosegue Mongelli. “Da un lato si riconosce il rischio prevedendo dispositivi di protezione, dall’altro non si estenderebbero pienamente le tutele normative a chi quel rischio lo affronta ogni giorno”.
Il punto, secondo la FAISA CISAL, è che il Decreto Sicurezza avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per garantire una protezione uniforme a tutti gli operatori del Trasporto Pubblico Locale, senza distinzioni che rischierebbero di tradursi in disparità concrete. La sicurezza, sottolinea il sindacato, non può essere né parziale né selettiva.Negli ultimi anni, del resto, gli episodi di aggressione ai danni del personale del Trasporto Pubblico sono aumentati, come dimostrano numerosi casi di cronaca su tutto il territorio nazionale. Un fenomeno che non può essere considerato fisiologico né, tantomeno, tollerabile.
“Non si può accettare l’idea che la violenza sia una componente inevitabile del lavoro o, peggio, che il rischio per l’incolumità – fino ai casi più gravi – diventi un elemento implicito della professione”, è la posizione ribadita dal segretario generale della FAISA CISAL.Per il sindacato, garantire sicurezza significa assumere scelte politiche chiare, investire in modo continuativo nella prevenzione e rafforzare gli strumenti di tutela per tutti i lavoratori coinvolti. Significa anche dare seguito concreto alle norme già esistenti, a partire proprio dall’installazione delle paratie di sicurezza, ancora troppo spesso disattesa. C’è infine un aspetto che non può essere ignorato e che rischia di avere conseguenze strutturali sull’intero sistema del trasporto pubblico locale. Le condizioni di lavoro, e in particolare i livelli di sicurezza percepiti, incidono direttamente sull’attrattività della professione. Se un lavoro viene vissuto come pericoloso, poco tutelato e privo di adeguate garanzie, diventa inevitabilmente meno attrattivo.
Non è un caso che oggi molte aziende segnalino difficoltà crescenti nel reperire nuovi autisti, mentre una parte di quelli in servizio valuta di abbandonare il settore per cercare occupazioni più sicure. Un segnale che non può essere sottovalutato, non ci si può lamentare che non si trovano autisti senza domandarsi le motivazioni all’origine della carenza.
Il rischio concreto è quello di compromettere la qualità e la continuità di un servizio essenziale per i cittadini. Per questo, conclude la FAISA CISAL, il tema della sicurezza non può più essere rinviato né affrontato in modo parziale.
Il tema resta dunque aperto e destinato a tornare al centro del confronto. Perché se il decreto rappresenta un passo avanti, non può essere considerato un punto di arrivo. La tutela dei lavoratori del trasporto pubblico locale – e in particolare degli autisti – richiede interventi coerenti, completi e soprattutto tempestivi.
In gioco non c’è soltanto l’organizzazione del servizio, ma la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori che ogni giorno garantiscono un diritto essenziale. E su questo terreno, conclude la FAISA CISAL, non possono essere ammesse interpretazioni o esclusioni.