IL METODO SIGONELLA - Partito Socialista Italiano

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di Giada Fazzalari

Un nuovo modello di leadership si aggira per l’Europa. Il continente che ha saputo esprimere leader assoluti nel tempo in cui il mondo viveva la contesa ideologica e militare tra Occidente e blocco sovietico, guarda al capo del governo spagnolo, il socialista Pedro Sanchez, come all’esempio di indipendenza e autorevolezza di cui una comunità di mezzo miliardo di cittadini ha assoluto bisogno per dare un senso alla sua potenza inespressa. Specie nella più recente stagione dell’Unione a ventisette, che pareva aver perduto la sua spinta ideale e la sua forza politica, assorbita dal burocratismo liberista. Un leader che, da un lato, ha criticato senza esitare il generico aumento della spesa militare dei singoli Stati destinata all’acquisto di armi di produzione statunitense, e dall’altro ha sostenuto con forza la creazione di una difesa comune europea e di un esercito europeo integrato tra i ventisette Stati membri. Una proposta da sempre oggetto delle forze politiche socialdemocratiche europee, ancora più necessaria oggi che siamo immersi nella “terza guerra mondiale a pezzi”, per citare la celebre analisi geopolitica coniata da Papa Francesco. La capacità dell’hombre vertical socialista di resistere alle pressioni americane ha, proprio tra i leader socialisti europei, un precedente illustre: Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio, che seppe dire di no a Reagan nella notte di Sigonella dell’ottobre 1985. Quarant’anni fa, il presidente americano mostrò di rispettare il capo del governo italiano. Sanchez sa di non poter contare su di una sensibilità politica paragonabile. Anzi, si trova di fronte ad un personaggio discutibile che ha fatto della diplomazia internazionale e del rispetto degli alleati, carta straccia. Craxi rivendicò la sovranità nazionale italiana di fronte alle pressioni degli Stati Uniti. Oggi Sanchez, seppure in un quadro geopolitico decisamente diverso, adotta un approccio simile: saldo all’ancoraggio euro-atlantico, ma mai subalterno, disposto a differenziarsi dalle politiche illiberali di Trump – dalla difesa alle crisi internazionali, al Medio Oriente, all’Iran – quando ritiene in gioco non solo gli interessi nazionali, ma quelli di tutta l’Europa. Sanchez si pone alla testa di tutti quegli europei che pensano che ci sia ancora, per l’Europa, un ruolo nel mondo; che pensano che per svolgere quel ruolo sia necessario tornare a intestarsi e a diffondere gli ideali di libertà e giustizia sociale comuni alle rivoluzioni americana e francese; che credono nella necessità di costituire un’Europa forte, libera, unita e indipendente, unico veicolo per affermare quegli ideali, ma ovunque nel mondo manchino la libertà e il benessere. Del resto, quel “modello Sigonella” vecchio quarant’anni, può tornare ad essere ancora attuale. E Sanchez ne è degno interprete.

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