di Redigo.info – Mario Sancamillo
La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con la ricerca dell’11 maggio 2026, ha analizzato l’inclusione delle persone con disabilità intellettive nel mondo del lavoro. Lo studio fotografa una realtà fatta di aspettative disattese, precarietà e ostacoli culturali ancora profondamente radicati. Nonostante l’86,2% delle persone coinvolte nell’indagine sia in grado di lavorare, appena il 40,3% riesce effettivamente ad accedere a un’occupazione.
Il dato più allarmante riguarda però chi rinuncia: il 30% degli intervistati ha smesso di cercare lavoro, mentre un altro 30% continua senza successo la ricerca di un impiego. La difficoltà aumenta però con il livello di istruzione, perché quasi il 40% dei laureati è ancora in cerca di lavoro, mentre solo il 35% risulta occupato.
Occupazione e formazione per persone con disabilità
Negli ultimi anni i percorsi di inclusione scolastica e formativa hanno registrato miglioramenti significativi, dato che quasi il 40% del campione segnala progressi rispetto al passato. Tuttavia, questo avanzamento non trova corrispondenza nel mondo del lavoro.
Le persone con titoli di studio elevati, infatti, si scontrano spesso con un mercato incapace di valorizzarne competenze e qualifiche. Solo il 7,9% degli occupati svolge mansioni di carattere tecnico o intellettuale, mentre la maggioranza è impiegata in attività manuali, operative o non qualificate.
Per chi riesce ad entrare nel mercato del lavoro, la stabilità rimane un traguardo lontano. Solo il 23,8% degli occupati ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato, mentre la maggioranza lavora attraverso tirocini, contratti a termine o cooperative sociali.
Secondo l’indagine, l’ostacolo principale all’inclusione lavorativa non è la disabilità in sé, ma il contesto sociale e organizzativo. Per oltre la metà degli intervistati, il problema più grave resta la persistenza di pregiudizi e la scarsa conoscenza della disabilità da parte delle aziende, a cui si aggiungono la debolezza dei servizi di intermediazione e l’inadeguatezza di molti ambienti lavorativi.
Più supporti e incentivi alle aziende
Le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo necessitano infatti non solo di adattamenti materiali, ma anche di contesti organizzativi più strutturati, capaci di favorire relazioni, comprensione e supporto.
Le persone coinvolte nell’indagine indicano con chiarezza le priorità per migliorare l’inclusione lavorativa: rafforzare figure come il disability manager, aumentare gli incentivi alle aziende che assumono persone con disabilità e potenziare i servizi pubblici e privati per l’inserimento lavorativo.
Infine, tra le criticità emerge anche il timore di perdere benefici economici e sostegni assistenziali in caso di occupazione, fattore che spesso scoraggia l’ingresso nel mondo del lavoro.