Europa, il sogno della pace - Italia Caritas

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La festa dell’Europa viene celebrata ogni anno il 9 maggio, giorno in cui è stata pubblicata la Dichiarazione Schuman, che inizia così: “La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.” Interessante come la dimensione della creatività, tanto cara a Caritas Italiana, fosse posta già come elemento fondante per una pace duratura, come a dire che non importa quanto bene le leggi siano fatte, l’elemento umano resta determinante. L’Europa è partita dal sogno di pochi, da uno slancio creativo che potrebbe sembrare folle o geniale, in base a come lo si voglia guardare. Il punto di partenza è stato il desiderio concreto di mettere insieme i materiali che da sempre avevano generato e alimentato i conflitti armati, ovvero il carbone e l’acciaio:

“La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio… cambierà il destino di queste regioni (Francia e Germania, ndr) che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.”

L’Europa non nasce dal calcolo

“Io voglio l’euro perché mio fratello è morto in guerra.” È così che ha risposto il cancelliere Kohl in una telefonata al Prof. Romano Prodi, come lui stesso ci ha svelato durante la tavola rotonda l’ultima mattina del Convegno Nazionale di Caritas Italiana, solo qualche settimana fa. L’Europa è un progetto che supera ampiamente i freddi calcoli dell’indomani – o della prossima tornata elettorale -, che non guarda al vantaggio immediato e particolare, ma che, al contrario, si fonda su una visione di lungo periodo, che sa di speranza e di futuro. Lo scenario globale che si andava configurando, impossibile da prevedere a quel tempo, è quello di un mondo estremamente interconnesso, in cui l’Europa sarebbe risultata comunque piccola e, di conseguenza, in cui si sarebbero resi necessari obiettivi collettivi forti, nella consapevolezza che nessun Paese europeo, per quanto performante, ce la possa fare da solo.

Parlare di Europa dovrebbe essere come parlare di noi, della nostra casa, di qualcosa di estremamente prossimo e che ci identifica. Invece oggi guardiamo ancora l’Europa “da fuori”, come se fosse lontana, addirittura estranea. È ben noto che nessuno realizza ciò in cui non crede, di conseguenza il sogno europeo è destinato a rimanere tale o a scomparire del tutto se non trova un forte senso di appartenenza alla base e, per farlo, “la ricerca di radici comuni è indispensabile, altrimenti ciascuno gioca al suo particolare, alla sua diversità”, sempre per dirla con le parole di Romano Prodi.

Povertà e casa, le sfide comuni

Pochi giorni fa si è conclusa a Zagabria la Conferenza Regionale di Caritas Europa. Ci siamo ritrovati in Croazia, ultimo Paese entrato a fare parte dell’Unione Europea ormai tredici anni fa. Durante le visite ai progetti gestiti dalle Caritas diocesane emergeva con forza il desiderio di stringersi intorno a ciò che unisce, di valorizzare il bello e buono che c’è, senza nascondersi dietro le fatiche e le contraddizioni ma raccontando l’impegno e il senso civico e di comunità necessari per superarle. I partecipanti, provenienti dalle Caritas nazionali di tutta Europa, hanno avuto così l’opportunità di riconoscersi e riconoscere fragilità nuove o consolidate dei propri territori.

L’incontro si è svolto nella stessa settimana in cui la Commissione Europea ha presentato la prima strategia dell’Unione contro la povertà, che include una proposta di raccomandazione del Consiglio Europeo (organo di rappresentanza dei 27 Stati Membri) sulla lotta all’esclusione abitativa. La povertà è un fatto europeo che colpisce 1 europeo su 5 e 1 bambino su 4, fosse anche solo per questo sarebbe importante trovare spazi di partecipazione per occuparsene insieme. Le statistiche dicono che il 52% degli europei che indica il costo della vita come la propria principale preoccupazione, la crisi abitativa è vista come un problema immediato e urgente dal 40% dei cittadini e 1 milione di persone nell’Unione risulta essere senza dimora (e ben sappiamo quanto questo tipo di calcoli sottostimi il dato reale). A queste sfide si aggiunge, ad esempio, quella sul salario minimo, condizione necessaria ma non sufficiente per poter immaginare una riduzione delle diseguaglianze che parta da una partecipazione dal basso, là dove i bisogni e le differenze di opportunità si fanno sentire di più.

La Dichiarazione Schuman lo aveva espresso chiaramente:

“L’Europa (…) sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”, non male come manifesto fondativo, a maggior ragione per noi operatori e volontari Caritas.

Restare, partecipare, costruire futuro

L’aspetto forse più immediato di comprensione dell’Europa unita è invece quello della libertà di movimento, soprattutto dei giovani. Ma un’Europa coesa dovrebbe essere quella in cui le persone si sentano libere di restare e di costruire il proprio futuro dove più lo desiderano, dove non vengano persuasi dalla necessità di fuggire ma dove lo scambio e l’arricchimento possano trovare terreno fertile per suscitare un desiderio di contaminazione virtuosa per fare crescere i territori in tutti gli ambiti necessari per una sincera e accogliente promozione umana.

Tutto questo sa di Europa. Se questa identità composita e complessa – riflesso del nostro tempo – riuscirà a trovare il giusto spazio e una necessaria dimensione di prossimità nei cittadini e nelle cittadine che lo abitano, a tutte le latitudini, allora, forse, sarà più semplice acquisire anche una autorevolezza diversa a livello internazionale. Per farlo è necessaria innanzitutto una fiducia in sé stessi e nei propri vicini. Allo stesso tempo, perché la fiducia venga costruita e consolidata servono scambi costanti, dialoghi sinceri, modalità di ascolto riconoscibili, tempo dedicato, desiderio di messa in comune. Occorre a tornare a quel sogno con creatività, ambizione, e coraggio per portare avanti questo cantiere prezioso e unico al mondo, fondato sulla pace, l’inclusione, la dignità di tutti e di ciascuno, il cui progetto politico e unitario deve poter dettare l’agenda al di là – o forse proprio a maggior ragione – delle tremende contingenze politiche.

Aggiornato il 12/05/26 alle ore 17:09

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