Aldo Bonomi Microcosmi dal Sole24Ore del 12 maggio
Continuo sul tema della economia sociale senza il trattino. Ragionando su quel residuo irrisolto, l’imperduto trattino direbbe l’amico Marco Dotti, che rimanda al nodo della coesione sociale, del fare comunità e società, sino ad arrivare alle geocomunità. Ho tratteggiato il reagire del nostro capitalismo di territorio manifatturiero dove una avanguardia agente di imprese, non solo per visione ma anche per necessità «la proprietà obbliga», guarda al sociale traguardando oltre le mura alle piattaforme territoriali dove insistono i temi sociali della demografia-migrazioni, della casa, delle competenze Its-Università, della crisi ecologica… Appaiono ossimori come imprese benefit ed alcuni speranzosi oltre ai manuali sulla responsabilità sociale d’impresa bocconiani vi intravedono un “umanesimo industriale” con abbondanti citazioni del padre nobile Adriano Olivetti. Bene. Anche nel sociale fibrillazioni interroganti e speranzose di un andare: il terzo settore a supporto del residuo irrisolto tra capitale e lavoro. Un recupero teorico e pratico che alimenta riflessioni sulla comunità, mai parola tanto usata e abusata nel suo carsicamente riapparire, sul volontariato e sull’impresa sociale senza trattino. Da qui un interrogarsi critico e necessario sulle forme dei lavori in quella nebulosa lillipuziana dei servizi sociali che per numero e per lavori (ben più dei mitici metalmeccanici che hanno scavallato il ‘900) innerva e tiene assieme la vita quotidiana nelle piattaforme territoriali in crisi di welfare. (Per approfondire e seguire rimando al settimanale «Vita» del compianto Riccardo Bonacina).
Indotto dal mutamento della composizione sociale con il venire avanti del lavoro autonomo di seconda generazione (Sergio Bologna) partite Iva e lavoratori della conoscenza e dello spettacolo (Graceffa), riappare nel sociale sommerso il tema del mutualismo e del cooperare nel sincretismo dell’individualità di massa. Parole antiche interroganti il grande mondo delle cooperative cresciute sul trattino del margine come imprese e mai come oggi coinvolte e chiamate ad essere attori attivi non solo economici, ma del sociale in metamorfosi. Bene. Molto dipenderà se da questo ripensare e ripensarsi per incontrarsi tra economie e sociale nella crisi del welfare state, che per dirla piatta è il vero trattino imperduto, emergerà un terzo racconto. E dal come un percorso verso l’economia sociale, al di là delle raccomandazioni europee e della legge nazionale in itinere, realizzerà pratiche istituenti di neomutualismo e neomunicipalismo adeguato ai tempi che verranno. Siamo così arrivati al munus, al municipio al Comune alla “contrada” dove le parole evocate umanesimo industriale, comunità, mutualismo, cooperazione, collocate nella piattaforma urbano ragionale vedono i sindaci con il cerino in mano del disagio sociale e delle forme di convivenza. Che svelano un ultimo trattino interrogante.
Cosa avviene quando il trattino tra economia e società viene travolto e fatto volare via dai flussi che impattano nei luoghi e nelle contrade? Rispondevo mettendo in mezzo il territorio come costruzione sociale nella dialettica tra flussi e luoghi. Ma la coscienza di luogo è in grado di temperare la incoscienza dei flussi nel loro essere capitalismo delle reti e la Rete che diventa intelligenza artificiale? Scavano nella prossimità disarticolando lo spazio, il nostro capitalismo di territorio e di distretti già mutato in piattaforme per capire, o il sentire nell’apocalisse culturale della virtualizzazione delle esperienze e delle emozioni con le parole che volano, che alimentano la Ai. La logistica non solo delle merci ma dei servizi e delle multiutility che mercatizzano la riproduzione della vita quotidiana e i data center con la loro memoria del comunicare-sentire, ridisegnano geografie trans-territoriali che si denominano suadenti Zls (Zone logistiche semplificate) in una dimensione dilatata dello spazio-tempo. Semplice per loro molto meno per noi quando la forza dei flussi e la geografia rompono, scardinano e dilatano comunità e territorio in geocomunità.
Geo et communitas che oggi ridisegnano geocomunità del vivere e lavorare nella riproduzione della vita quotidiana del capitale relazionale e del nostro capitale semantico. Sarà dura guardando ai flussi in tempi di geopolitica (Esposito) che fa volare i trattini, immettere neomutualismo e neomunicipalismo dentro le geocomunità in divenire. Mai come oggi quando il trattino che vola diventa missile o drone che impatta nei luoghi con il flusso della guerra che ridisegna territorio, mettere in mezzo il trattino pace diventa umana sopravvivenza.
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