L'empatia come bussola: La mentalità del granchio di Gaspare Grammatico tra i gialli da leggere quest'estate
Quando si compila una lista di gialli da leggere capaci di lasciare il segno, i romanzi che mettono al centro le persone – prima ancora dei delitti – hanno sempre un posto d'onore. È proprio questo il caso delle indagini di Nenè Indelicato, il commissario trapanese nato dalla penna di Gaspare Grammatico.
Dopo il grande successo di Una questione di equilibrio (finalista al Premio Fedeli 2023) e Le spine del Ficodindia (finalista al Premio Letterario Città di Erice 2025), Il Giallo Mondadori si arricchisce di un nuovo caso: La mentalità del granchio.
Gaspare Grammatico, che nella vita quotidiana mette la sua penna affilata al servizio della satira come autore di punta dello show "Fratelli di Crozza", sveste qui i panni dell'umorismo televisivo per reindossare quelli, profondamente empatici e sfaccettati, del noir mediterraneo.
Come sempre nei suoi casi, a dominare non è solo il delitto, ma quel delicatissimo groviglio che è la vita privata del commissario. In questo romanzo, in particolare, la sua vulnerabilità di uomo e di padre single viene messa a nudo nel rapporto, tanto autentico quanto ruvido, con la figlia sedicenne Sara.
Ma lasciamo che a raccontarcelo sia proprio Gaspare Grammatico, che con le sue parole ci porta dietro le quinte della sua scrittura, rivelandoci la genesi del titolo e il cuore pulsante di uno dei gialli da leggere più interessanti della stagione.
Dietro le pagine: la parola a Gaspare Grammatico
Il granchio affiora nel romanzo da un mio ricordo nitido, quasi fisico. Da piccolo, alle prime luci dell’alba, mio padre mi portava al mare. Tossivo senza tregua e l’aria salmastra, a quell’ora, faceva più effetto di qualsiasi cura. Per non farmi annoiare, mi prendeva i granchi a mani nude e, mentre lo faceva, mi consegnava una piccola lezione che mi è rimasta addosso: un solo granchio, prigioniero in un secchio, prima o poi trova la via per uscire; due insieme, no. Se uno tenta la fuga, l’altro lo riporta giù. Non è cattiveria, è riflesso.Quell’immagine coincide con ciò che oggi, gli psicologi, chiamano crab mentality: la tendenza a frenare chi prova a emergere. La si riconosce nelle famiglia, al lavoro, nella vita di tutti i giorni. Su questo sfondo prende forma la scrittura. Metà luglio, teatro della Villa Comunale: tutto pronto per le prove della Tosca, ma il direttore d’orchestra non arriva. Il giorno dopo lo trovano morto in un bed and breakfast a due passi dalla Casina delle Palme. Si parla di infarto, ma alcuni dettagli
stonano. Nello stesso tempo, altrove, un ragazzo sparisce durante una banale immersione subacquea. E mentre le due storie, lentamente, cominciano a sfiorarsi c’è Nenè, la sua vita irrisolta, il rapporto sempre più complicato con sua figlia Sara.Scrivere Sara è la parte che mi costa di più. Ho figli della stessa età. Quindi so benissimo di cosa sto parlando quando scrivo certi dialoghi, certi silenzi, certe porte chiuse in faccia con quella naturalezza disarmante che hanno gli adolescenti. Non invento niente, o quasi. Osservo, ascolto, e poi trasferisco sulla pagina quello che vivo ogni giorno.
Ma c'è una scelta precisa dietro la costruzione del rapporto tra Nenè e Sara. Ho voluto dare al mio personaggio una difficoltà vera, non decorativa. Tirare su una figlia da solo è già una sfida enorme. Farlo con una figlia femmina ha alzato ulteriormente l'asticella. Perché tra un padre e una figlia femmina c'è una complessità tutta particolare, fatta di cose non dette, di pudori, di distanze che si aprono e si chiudono senza preavviso.
Nenè è un commissario che sa leggere le persone, che sa aspettare, che sa quando premere sull’acceleratore e quando stare fermo. Eppure, con Sara perde tutto questo. Davanti a lei torna ad essere semplicemente un uomo imperfetto che fa del suo meglio. Quella vulnerabilità lì mi interessa moltissimo. Perché è universale. E perché è lì, in quei momenti, che i personaggi smettono di essere personaggi e diventano persone.
Gaspare Grammatico