Sempre più consumatori scelgono prodotti con confezioni dichiarate “riciclate”, “sostenibili” o “amiche dell’ambiente”. Ma quanto c’è di vero dietro questi slogan? A sollevare dubbi è una recente inchiesta pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian, che punta il dito contro il rischio di greenwashing nel settore degli imballaggi in plastica. Secondo l’indagine, molti packaging presenti sugli scaffali dei supermercati europei verrebbero pubblicizzati come ecologici anche quando solo una minima parte del materiale deriva realmente dal riciclo. La quota maggiore sarebbe invece composta da plastica prodotta da fonti fossili, principalmente petrolio.
I risultati dell’inchiesta
Negli ultimi anni i consumatori sono diventati sempre più attenti alla sostenibilità, scegliendo prodotti in base alla riciclabilità delle confezioni, ai materiali utilizzati e alle certificazioni ambientali. Proprio per questo molte aziende utilizzano packaging dai colori e messaggi “green” per attrarre clienti sensibili ai temi ambientali. Tuttavia, secondo l’inchiesta del The Guardian, dietro molti imballaggi definiti sostenibili si nasconde il rischio di greenwashing. Al centro della polemica c’è la pirolisi, una tecnica di riciclo chimico che trasforma i rifiuti plastici in olio di pirolisi attraverso processi ad alta intensità energetica. Questo materiale, però, deve essere mescolato con grandi quantità di plastica vergine derivata dal petrolio, arrivando in alcuni casi a contenere solo il 5% di materiale realmente riciclato. Attraverso particolari sistemi contabili, le aziende possono comunque etichettare questi packaging come “100% riciclati” o “circolari”, creando nei consumatori l’illusione di acquistare prodotti molto più sostenibili di quanto siano realmente.
L’Europa prepara nuove regole
La questione è ora al centro del dibattito europeo. La revisione del regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che entrerà gradualmente in vigore dal 12 agosto 2026, dovrebbe introdurre criteri più severi contro le dichiarazioni ambientali ingannevoli.
L’obiettivo dell’Unione Europea è:
- aumentare la trasparenza
- definire regole più chiare sul contenuto riciclato
- limitare il greenwashing
- garantire informazioni verificabili ai consumatori.
Ora il tema è sotto la lente europea che deve decidere da quale parte stare: vicino all’industria o vicina ai cittadini europei? Infatti, il cuore della controversia normativa citata dall’inchiesta del Guardian ruota attorno alla revisione del PPWR, che si applicherà gradualmente a partire dal 12 agosto 2026, stabilendo obiettivi e scadenze; ma i criteri precisi per la plastica da pirolisi restano ancora da chiarire nei dettagli attuativi che la Commissione deve ancora definire.
Fonte: Repubblica