di Giada Fazzalari
Nel centotrentesimo anniversario della nascita di Sandro Pertini (1896-1990) ha forse senso rivendicare un’idea di Liberazione meno formale o astratta, e ribadire, ricordare, rimarcare quanto sia radicale la scelta di combattere, a rischio della vita, una dittatura. Non sempre è possibile far valere gli strumenti della diplomazia, purtroppo; ci sono frangenti della Storia nei quali si rende necessaria un’idea radicale di libertà e di sacrificio, e Sandro Pertini incarna fino in fondo questa vocazione totale di libertà e democrazia. Basti rileggere il breve comunicato del CLN diffuso dallo stesso Pertini il 25 aprile del 1945 attraverso i microfoni di Radio Milano Libertà. Non parole edulcorate, non frasi di circostanza, non vuota retorica, ma severità, fermezza, coraggio nei confronti dei nazifascisti che non si fossero arresi. Ecco un passaggio drammatico di quel comunicato intitolato “Arrendersi o perire!”: “Sia ben chiaro per tutti che chi non si arrenderà sarà sterminato. Sia ben chiaro per i componenti delle forze armate del cosiddetto governo fascista repubblicano che chi sarà colto con le armi in mano sarà fucilato”. Ottant’anni di democrazia italiana, e una crescente anestesia globale rispetto a dittature, autocrazie e democrature, hanno annacquato la portata drammatica di una scelta di radicale opposizione a chi calpesta la libertà. E vorremmo che questo 25 aprile, il Natale laico dei socialisti, venisse celebrato con l’esempio di Sandro Pertini, che tutti ricordano per essere stato il Presidente della Repubblica più amato dagli italiani, ma che per arrivare a quel traguardo fu costretto, negli anni bui della dittatura, a dimostrare severità, coraggio, radicalismo etico. Di fronte alle dittature di ieri e di oggi non sono ammissibili dubbi, distinguo, tentennamenti: o si sta con la democrazia e la libertà, oppure si è complici. Non sono ammessi sofismi, quando si parla di dittature. È il motivo per cui abbiamo scelto di dedicare questo 25 aprile alla severità etica e politica di Sandro Pertini. Perché è vero che il socialismo italiano ha sempre guardato con sospetto moralismi e manierismi ideologici, ma di fronte ai temi essenziali dell’umanità, come la difesa della democrazia e della libertà, i socialisti non hanno mai ceduto a tentazioni revisioniste o relativiste. Perché i socialisti hanno pagato un prezzo altissimo, durante la dittatura, e quelle sofferenze e quelle lotte sono ancora oggi essenza del nostro patrimonio valoriale. Purtroppo in tutto il mondo sta perdendo efficacia il vaccino della seconda guerra mondiale, e anche in Europa stanno crescendo diffidenze e leggerezze nei confronti della democrazia, trattata troppo spesso come una possibilità tra le tante. I socialisti non amano le posizioni di rendita e gli automatismi ideologici, ma di fronte alla messa in discussione della democrazia in ogni angolo del mondo hanno e avranno sempre la stessa posizione che espresse Sandro Pertini il 25 aprile del 1945. Anche se il suo esempio fa tremare i polsi, per come ci richiama a un’idea di politica senza compromessi morali e senza vigliaccherie opportunistiche.