Intervento integrale Ferdinando Uliano segretario generale Fim-Cisl al comitato esecutivo di IndustriALL Europe
Condivido complessivamente le posizioni espresse prima dalla segretaria generale di IndustriALL e della Ces: le questioni di carattere industriale e sociale devono rimanere l’elemento centrale della nostra azione sindacale.
Il contesto geopolitico e il ruolo del sindacato
Il processo di deindustrializzazione è purtroppo in atto già da diversi anni, ma oggi è pesantemente condizionato dai conflitti in corso. Ritengo sacrosanto sottolineare all’interno del nostro documento la provenienza delle guerre e chi le ha determinate. Il sindacato ha il dovere di parlare e di schierarsi quando la diplomazia fallisce, perché sono i lavoratori e i cittadini a pagarne il prezzo più alto, sia in termini economici che sociali. Le guerre stanno condizionando l’intero sistema democratico mondiale, ed è nostro compito parlarne chiaramente per mantenere i nostri associati vicini ai valori storici di solidarietà del sindacato.
La guerra è ingiusta a prescindere; non esiste una guerra “legale” e una “illegale”. La guerra è guerra, punto. E’ opportuno prendere una ferma posizione e condannare con determinazione quanto continua ad accadere in Palestina e in Cisgiordania, denunciando i massacri e le distruzioni in corso.
La crisi industriale e l’autonomia europea
Guardando al nostro Paese, i dati sono drammatici: da 36 mesi registriamo una costante riduzione della produzione industriale. Siamo dentro una situazione estremamente grave e complessa. L’Europa, come evidenziato anche dalle analisi che IndustriALL Europe ha fatto, sta scivolando pericolosamente verso un’economia in positivo esclusivamente sulla difesa e sull’aerospazio, lasciando che il resto dei settori industriali vada incontro alla desertificazione.
Dobbiamo invertire questa rotta per difendere la nostra industria, il tessuto economico e sociale, la nostra stessa democrazia. Per farlo, dobbiamo rafforzare drasticamente la nostra azione sindacale introducendo richieste nette sulle deroghe al Patto di Stabilità.
Le nostre proposte: Deroghe e Eurobond
Non ci sono, all’interno dei singoli Stati membri, risorse sufficienti per attuare le transizioni e gli investimenti che noi stessi chiediamo per rilanciare l’industria. Le strade percorribili sono due, e dobbiamo pretenderle con forza:
Deroghe al Patto di Stabilità per gli investimenti nell’industria civile, e non solo per quella militare.
Emissione di Eurobond, valorizzando quel concetto di “debito buono” già sperimentato con successo durante la pandemia, per finanziare il rafforzamento dell’intero sistema industriale europeo.
Se non faremo nostra questa battaglia, lasceremo spazio ai movimenti sovranisti e a chi vuole attaccare le organizzazioni sindacali e i diritti dei lavoratori. Noi dobbiamo fare questa battaglia in Europa, legando gli investimenti a condizionalità sociali rigide a tutela dei lavoratori.
Una nuova governance per l’Europa
Infine, il tema della leadership europea passa inevitabilmente da una riforma democratica dei suoi processi decisionali. Non possiamo più permettere che il meccanismo dei veti incrociati e la ricerca dell’unanimità blocchino le scelte dell’Unione.
Come sindacato, dobbiamo batterci affinché l’Europa inizi a decidere a maggioranza. Senza questa svolta, l’Unione non sarà mai in grado di esprimere una posizione politica netta. Il rischio reale è quello di continuare a scaricare le colpe sull’Europa a livello locale, lasciando che i sentimenti anti-europeisti crescano anche tra i nostri stessi rappresentati.
Bruxelles, 27 Maggio 2026.