RIVENDICAZIONI POLITICHE DEL SALERNO PRIDE 2026

SENZA ESCLUSIONE DI CORPI

Il Salerno Pride 2026 nasce in un contesto politico e sociale segnato da una regressione dei diritti e da un

crescente tentativo di controllo sui corpi, sulle identità e sulle libertà individuali e collettive.

Senza esclusione di corpi è una posizione politica chiara: nessuna persona deve essere lasciata indietro, nessuna esistenza può essere considerata marginale, nessun diritto può essere subordinato a logiche di potere, consenso o convenienza.

L’autodeterminazione dei corpi è il presupposto di ogni democrazia. E oggi è sotto attacco.

Le politiche portate avanti negli Stati Uniti da Donald Trump contro le persone LGBTQIA+, così come le leggi approvate in Paesi come il Senegal, che criminalizzano l’esistenza stessa delle persone LGBTQIA+, non sono episodi isolati. Sono parte di una strategia globale che utilizza le minoranze come bersaglio politico.

Colpire le persone LGBTQIA+, le donne, le persone migranti, le persone atee e ogni soggettività marginalizzata significa costruire consenso attraverso la paura, rafforzare gerarchie sociali e ridefinire chi ha diritto a esistere pienamente e chi invece deve essere escluso o reso invisibile. Le minoranze vengono trasformate in capri espiatori, non perché rappresentino una minaccia, ma perché servono a consolidare il potere e a spostare l’attenzione dalle disuguaglianze strutturali. Quando si colpiscono le minoranze, si indebolisce l’intera democrazia.

Anche in Italia questo processo è evidente. Le politiche di stampo populista e di destra del Governo stanno progressivamente restringendo gli spazi di autodeterminazione, mettendo in discussione diritti. Le norme che introducono il reato universale per la gestazione per altri e gli attacchi sistematici all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non tutelano: producono stigma, esclusione e controllo. In questo quadro si inserisce anche il DDL Valditara, che limita ulteriormente la possibilità di affrontare nelle scuole temi fondamentali legati all’educazione sessuo-affettiva, al rispetto delle differenze e al consenso, restringendo l’autonomia educativa e imponendo un modello culturale escludente. In questo quadro, l’istruzione diventa un terreno centrale di scontro politico. Chiediamo un’istruzione pubblica, laica, accessibile e inclusiva, garantita a tuttə, capace di fornire strumenti critici, conoscenze e consapevolezza, e non di riprodurre modelli escludenti o ideologici. Chiediamo inoltre il riconoscimento e l’estensione delle carriere alias nelle scuole e nelle università, come strumento concreto di autodeterminazione e rispetto delle identità.

Chiediamo politiche che garantiscano libertà e non che le restringano. A questo si aggiunge il rischio concreto rappresentato dalle riforme della giustizia, che puntano a indebolire questa e a sottoporla al potere politico. È proprio grazie alla magistratura, negli ultimi anni, che la comunità LGBTQIA+ ha visto riconosciuti diritti fondamentali. Indebolire la giustizia significa mettere a rischio la tutela dei diritti e l’equilibrio democratico del Paese. Allo stesso tempo, i cosiddetti sette decreti sicurezza e l’uso crescente di politiche autoritarie rischiano di trasformare i corpi di polizia in strumenti ideologici del Governo, più orientati al controllo e alla repressione che alla tutela dei diritti. Questo colpisce in modo particolare le persone più vulnerabili, tra cui le persone migranti, spesso vittime di sfruttamento, invisibilità e negazione dei diritti fondamentali anche nei contesti lavorativi del nostro territorio. Chiediamo il pieno rispetto dell’articolo 10 della Costituzione, che garantisce il diritto d’asilo, e una revisione delle politiche che stanno rendendo sempre più complesso e limitato l’accesso alla protezione internazionale.

In questo scenario, il transfemminismo non è un concetto astratto, ma una posizione politica concreta. Significa affermare che nessuno può decidere sui corpi altrui. Significa riconoscere che il controllo sui corpi si manifesta ogni volta che vengono limitate le libertà individuali: quando si ostacola il diritto all’aborto, quando si nega il fine vita, quando si mettono in discussione le identità, quando si impongono modelli unici di esistenza. Il transfemminismo mette al centro la libertà di autodeterminazione di ogni persona e rifiuta qualsiasi gerarchia tra corpi e identità. Per questo chiediamo che l’autodeterminazione sia piena e garantita per tuttə. Le discriminazioni non agiscono mai in modo isolato. Si intrecciano e si rafforzano tra loro, producendo condizioni di maggiore esclusione per chi vive più dimensioni di marginalità. Essere LGBTQIA+, essere donna, essere migrante, essere poverə, essere disabile, essere ateə significa spesso trovarsi espostə a un sistema che moltiplica le disuguaglianze. Questo sistema si manifesta anche negli spazi fisici: nelle barriere architettoniche, nella mancanza di luoghi accessibili, nell’assenza di ambienti realmente inclusivi, ma anche nella gestione e trasformazione dei territori. La crisi climatica, sempre più evidente, colpisce in modo diseguale e aggrava le condizioni di vita delle persone più vulnerabili, mentre politiche miopi continuano a negarne la portata o a rimandare interventi necessari. L’attacco all’ambiente è anche un attacco ai corpi e alle possibilità di vivere in modo dignitoso. A tutto questo si affiancano politiche economiche che accentuano le disuguaglianze, precarizzano il lavoro e colpiscono in modo sproporzionato le persone già marginalizzate, limitando ulteriormente le possibilità di autodeterminazione. Chiediamo politiche economiche giuste, redistributive e inclusive, che garantiscano dignità, accesso alle risorse e reali opportunità per tuttə. Chiediamo città e territori accessibili, inclusivi, sostenibili e sicuri per tuttə. Per questo l’intersezionalità è una pratica politica necessaria: non esiste libertà reale se non è garantita a tuttə.

La violenza che attraversa i corpi non è episodica. I femminicidi, la violenza di genere, il bullismo, il bullismo omobilesbotransfobico sono espressione di una cultura che non riconosce l’autonomia e la libertà dell’altrə. Chiediamo politiche strutturali di prevenzione e contrasto a queste violenze.

Chiediamo inoltre una legge efficace contro l’omolesbobitransfobia, che garantisca tutela reale alle persone LGBTQIA+ in Italia e in ogni Stato. I diritti non possono essere lasciati alla discrezionalità dei contesti politici o geografici. Per questo è fondamentale introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado: uno strumento concreto di prevenzione, di costruzione del rispetto e di riconoscimento del consenso. Allo stesso tempo, guardiamo con forte preoccupazione alla discussione politica sul tema del consenso. Le proposte di modifica della normativa sulla violenza sessuale rischiano di spostare l’attenzione dal consenso alla prova della violenza, indebolendo la centralità della volontà della persona. Il consenso deve restare il fulcro: libero, esplicito, autodeterminato.

Rivendichiamo il diritto all’autodeterminazione dei corpi in ogni ambito della vita: il diritto all’aborto, ancora oggi ostacolato; il diritto al fine vita, ancora negato; il diritto alla salute, che deve essere pienamente garantito.

Non a caso, il sistema sanitario presenta criticità rilevanti: difficoltà di accesso ai servizi, tempi di attesa inaccettabili, carenza di percorsi realmente inclusivi per le persone LGBTQIA+. Il tema dell’HIV e delle infezioni sessualmente trasmissibili continua a essere affrontato con ritardo, tra stigma e insufficiente prevenzione. Chiediamo investimenti, prevenzione e servizi accessibili, perché la salute non può essere un privilegio ma un diritto universale. Rivendichiamo anche un cambio di paradigma sul sex working: le persone che lo esercitano devono avere diritti, tutele e sicurezza. La criminalizzazione non protegge, ma aumenta vulnerabilità e sfruttamento.

Chiediamo inoltre il pieno riconoscimento delle famiglie omogenitoriali e dei loro diritti, a partire dalla tutela dei minori e dal riconoscimento giuridico di entrambe le figure genitoriali. Chiediamo una riforma del sistema delle adozioni che superi ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, garantendo pari diritti e pari opportunità a tuttə le persone. Allo stesso tempo, ribadiamo la necessità di vietare in modo esplicito e definitivo le cosiddette terapie riparative o di conversione, pratiche violente e discriminatorie che negano l’identità delle persone LGBTQIA+. Chiediamo che l’Italia recepisca e applichi pienamente le indicazioni e le risoluzioni dell’Unione Europea in materia, ponendo fine a ogni forma di legittimazione, anche indiretta, di queste pratiche.

L’autodeterminazione dei corpi è inseparabile da quella dei popoli. Non possiamo restare in silenzio di fronte al genocidio del popolo palestinese e alle gravi violazioni del diritto internazionale documentate anche da Amnesty International e dall’ONU. Rigettiamo ogni tentativo di normalizzare la guerra, comprese le tregue di facciata che non interrompono la violenza né garantiscono giustizia. Allo stesso tempo, assistiamo a una crescente corsa al riarmo, che sottrae risorse a diritti fondamentali come salute, istruzione e welfare, alimentando logiche di conflitto anziché percorsi di pace. Ci opponiamo a queste scelte e chiediamo politiche orientate alla cooperazione, alla giustizia sociale e alla costruzione di una pace reale e duratura. Siamo vicinial popolo palestinese e a tutte le popolazioni che subiscono guerre e oppressioni. Siamo vicini ai popoli curdo, ucraino e iraniano, e a tuttə coloro che vivono condizioni di guerra, violenza e negazione dei diritti. Rigettiamo la guerra come strumento politico, soprattutto quando diventa mezzo di oppressione dei popoli.

Anche nel nostro territorio, queste disuguaglianze si manifestano in modo concreto. La provincia di Salerno continua a perdere giovani, costrettə a partire per cercare opportunità, lavoro e spazi di libertà. Chiediamo politiche che permettano alle persone di restare, di vivere e di costruire il proprio futuro senza essere costrette ad andare via.

Il Salerno Pride 2026 è uno spazio politico e collettivo di rivendicazione e visibilità: un luogo in cui nessun corpo venga escluso, invisibilizzato o negato e in cui ogni corpo si affermi come visione di futuro, dentro un percorso condiviso da costruire e praticare collettivamente.

ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI PROMOTRICI

ARCIGAY SALERNO

ARCI SALERNO

AGEDO

ASSOCIAZIONE CONTROCORRENTE

ASSOCIAZIONE NON SEI SOLA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE – BATTIPAGLIA

BE.PARTY.SUN

DIVERCITY

MEMORIA IN MOVIMENTO

CSV SODALIS

UNIONE GIOVANI DI SINISTRA

ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI ADERENTI

RAIN ARCIGAY CASERTA

APPLE PIE ARCIGAY AVELLINO

FAMIGLIE ARCOBALENO

DROP DIRITTI, RESISTENZA E ORGOGLIO IN PENISOLA

LA FORZA DELLE IDEE – AREA FLEGREA

COLLETTIVO SIRENUSSA

CENTRO ANTIVIOLENZA LEUCOSIA- DIFFERENZA DONNA

ANPI COMITATO PROVINCIALE SALERNO

COMITATO VERSO IL PRIMO MAGGIO

OPEN LAB BARONISSI

GLADIARTE

RETE GIOVANI SALERNO

DONATION ITALIAMETASTUDIO APS

ARCI NUOVA ASSOCIAZIONE MUMBLE RUMBLE APS

IGERS SALERNO

LEGAMBIENTE VALLE DELL IRNO

ASSOCIAZIONE CULTURALE EOS BATTIPAGLIA

D’ALTRO CANTO

LIMEN

PROLOCO BARONISSI

ASSOCIAZIONI UNIVERSITARIE

POLILAB ASSOCIAZIONE STUDENTI

LOGOS

ASSOCIAZIONE ALBA UNISA

ABCD UNISA

FUTURA

LINGUISTICAMENTE

RUN

ARTISTICAMENTE

ASSOCIAZIONE STUDENTI SCIENZE

ASG UNISA

RETE NAZIONALE SCIENZE AMBIENTALI

POLO SCIENTIFICO

ASSOCIAZIONE STUDENTI CHIMICA BREAKING

DNA STUDENTI BIOLOGIA UNISA

LIBERA MENTE

STUDENTI INGEGNERIA

PARTITI
AVS
GIOVANI EUROPISTI VERDI
GIOVANI DEMOCRATICI
VOLT
MOVIMENTO 5 STELLE
NETWORK GIOVANI CAMPANIA
AZIONE
FGS
PSI
ITALIA VIVA
PD

SINDACATI
CGIL
CISL
UIL

PARTNER TECNICI
LA RADA
SPOTTED UNISA
IN.PIAZZA APERICHIC BAR
OSTERIA DEI SAPORI