di Andrea Follini
Un libro che analizza il nuovo ruolo dei partiti in un Occidente che è virato verso un nazionalismo esasperato. Un fenomeno che coinvolge non solo gli estremisti di destra ma anche coloro che un tempo esprimevano il loro voto convintamente a sinistra. Cos’è successo nel frattempo? Cosa ha portato a questa trasformazione? Si interroga su questo Domenico Petrolo con il suo nuovo lavoro ”La stagione dell’identità”. L’autore ha conseguito la laurea in comunicazione politica, ed ha iniziato la sua carriera nel mondo della cultura, per poi dedicarsi alla comunicazione e alla strategia elettorale, partecipando a numerose campagne nazionali e locali a fianco di diversi leader politici. Non fa sconti Petrolo nell’analisi del consenso elettorale in Occidente e del successo dei partiti populisti e nazionalisti, allontanandosi da ogni controproducente conformismo. Non assolve il populismo, ma spiega perché la sua grammatica emotiva abbia occupato lo spazio lasciato libero dalla sinistra razionalista. Una sinistra che vede troppo spesso l’identità tradizionale come un orpello del passato, mentre esalta le identità multiculturali e cosmopolite: una visione che, probabilmente, spaventa e che quindi ha, come conseguenza, un neo nazionalismo che rischia di diventare potente matrice politica comune per l’Europa e l’Occidente in generale. L’inquietudine, la perdita di certezze, una crisi economica diffusa, la mancanza di sicurezza percepita, portano ad una richiesta di protezione che proviene dalle comunità, il bisogno di riconoscimento come individui e di ascolto delle paure. Riconoscimento e ascolto che, in Europa, sembra essere prerogativa della destra nazionalista, presso la quale i cittadini trovano quelle rassicurazioni che cercano. Petrolo nel libro approfondisce il fenomeno dell’immigrazione e la difficoltà dell’integrazione, la crisi demografica, la fatica a seguire i ritmi dell’innovazione tecnologica, la cultura woke, l’Islam radicale, la globalizzazione: temi che disorientano gli elettori e fanno percepire la propria identità sotto attacco; fenomeni che hanno lasciato ampi strati della popolazione senza certezze. Soprattutto le classi popolari, un tempo bacino elettorale della sinistra, oggi solidamente schierate a destra. Milioni di elettori che non considerano più prioritarie le battaglie contro le disuguaglianze economiche ma che rivendicano con orgoglio la difesa dei propri valori e della propria identità, come singoli e come comunità. E sono pronti a votare chi riconosce e raccoglie queste istanze. I populisti lo hanno compreso benissimo, i conservatori tradizionali faticano, proprio perché a destra c’è sempre qualcuno più bravo a costruire muri, mentre per i progressisti il tema dell’identità continua ad essere una sorta di tabù. Un po’ come la sicurezza: temi che non entrano storicamente nelle corte della sinistra ma che, sempre più, invece, diventano dirimenti nella scelta di voto degli elettori. Interessante il capitolo dal titolo emblematico “Woke for Trump”; dedicato alla cultura woke, nata per emancipare, ma che ha finito per dividere e censurare. Perché come sostiene l’ex premier Romano Prodi, dialogando con l’autore, la cultura woke “è un’idea così avanzata proposta da un’élite da risultare, di fatto, escludente, perché finisce per allontanarsi dal resto della società pur pretendendo di rappresentarlo. Trump ha vinto le elezioni proprio contrapponendo a questa ideologia escludente, che suscitava diffidenza e paura nella maggior parte degli americani, Maga, un’idea identitaria semplice fondata sul senso di appartenenza”. È così nell’America di Trump, ma anche nella nostra Europa, dalla Germania alla Gran Bretagna fino all’Italia. Domenico Petrolo propone un’analisi sincera e innovativa di come si sta spostando il consenso in Occidente, descrivendone le derive ma anche le chiavi per interpretarlo. Perché la stagione dell’identità non deve essere necessariamente quella prospettata dall’estrema destra. Ma chi pensa di non affrontare il tema o di risolverlo con qualche euro di aumento dei salari, con qualche detrazione fiscale, rischia di sedere a lungo sui banchi dell’opposizione. Il libro racconta anche della strumentalizzazione dell’Islam da parte dei partiti nazionalisti, pratica ben nota anche alle nostre latitudini, ma allo stesso tempo anche il conflitto culturale e valoriale sempre più evidente in tutta Europa. Con “La stagione dell’identità” siamo di fronte ad un saggio empirico, coraggioso, che affronta problemi certamente delicati ma di decisiva importanza per l’immediato futuro senza restare imbrigliato nelle maglie ideologiche. Un libro che, nell’offrire molti spunti di riflessione, restituisce profondità a fenomeni che spesso sono semplificati e talvolta banalizzati: nel dibattito social, nelle apparizioni pubbliche degli esponenti politici e in alcuni luoghi del resoconto giornalistico sensazionalista.