«O LA REPUBBLICA O IL CAOS» Pietro Nenni - Partito Socialista Italiano

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di Giada Fazzalari

Il 2 giugno si celebra la Festa della Repubblica. Dalle ceneri del fascismo nacque in assoluto la forma più democratica di governo della cosa pubblica della storia italiana. Mai prima questa piccola ma significativa striscia di terra era stata governata con un coinvolgimento così ampio e con una cosa larga rappresentanza sociale, politica, culturale. Se risorgemmo da quelle ceneri lo dobbiamo anche ai socialisti, che furono in lotta permanente contro il fascismo e in prima linea durante il referendum per la Repubblica. A capo di tutti, ovviamente, Pietro Nenni, il testimone principale della più grande ferita del socialismo italiano: aver visto nascere da una propria costola un movimentismo violento e liberticida, incubatore dei peggiori totalitarismi del ‘900. E fu Nenni, proprio su queste colonne, a intuire il rischio del caos qualora avesse vinto la monarchia; perché solo la Repubblica avrebbe chiuso i conti con le tentazioni elitiste, autoritarie, oligarchiche. Pietro Nenni pagò un prezzo altissimo, durante il fascismo – basti ricordare la ferita immedicabile della morte ad Auschwitz della figlia Vittoria. È il motivo per cui “L’Avanti!”, annunciando la vittoria della Repubblica, pubblicò in prima pagina un articolo di Ignazio Silone intitolato “Grazie a Nenni”. Fu un “grazie” di estrema sensibilità psicologica, perché Nenni aveva patito l’esilio, la clandestinità, le umiliazioni e i lutti, ma anche portato nel cuore il peso di un legame di gioventù con colui che avrebbe gettato l’Italia in un incubo ventennale, Benito Mussolini. Quando nacque la Repubblica, i socialisti furono in prima fila nella stesura della Costituzione – ricordiamo, tra i tanti, Nenni, Pertini, Merlin, Modigliani, Morandi, Noce. E non è sbagliato affermare che il Dna della Repubblica italiana è anche socialista. Tutto questo patrimonio valoriale, etico, umano e politico va difeso, perché troppe correnti avverse stanno erodendo le fondamenta della democrazia repubblicana, che non è un dato permanente dell’umanità, ma una conquista da confermare, nutrire e manutenere ogni giorno. E sono troppi, nel mondo, a volerla demolire: teocrati, oligarchi, autocrati, dittatori, poteri economici manipolatori, visionari psicotici e professionisti della paura e dell’insicurezza. Ma a eroderla sono anche coloro che si astengono dal voto (benché sia un diritto), che non partecipano alla vita civile e politica, che esercitano violenza e odio sulle opinioni degli altri, e che fanno letture indulgenti di potenze del passato e del presente governate da “uomini forti” e da centralismi autoritari. Dobbiamo trasferire il valore inestimabile di essere una Repubblica democratica soprattutto ai giovani, magari provando a smontare gli argomenti subdoli di chi sostiene che la democrazia crea solo ceto politico parassitario, caos decisionale, debolezza economica e diplomatica, anarchia identitaria. Difendere la democrazia repubblicana – che ha più nemici di quanto crediamo – è il principale compito dei socialisti. Perché non esiste socialismo senza democrazia.

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