A Verona spesi circa 40 milioni. Un investimento insufficiente se non accompagnato da un adeguato piano di assunzioni
Verona, 10 giugno 2026. Le notizie sulle Case di Comunità della provincia di Verona confermano una preoccupazione che lo SPI CGIL esprime da tempo: il vero problema non è soltanto completare gli edifici entro le scadenze del PNRR, ma renderli realmente operativi e capaci di rispondere ai bisogni delle persone.
A Verona sono stati spesi circa 40 milioni di euro, un investimento importante che rischia però di essere insufficiente se non sarà accompagnato da un adeguato piano di assunzioni e dal potenziamento della sanità territoriale.
Le Case di Comunità non possono diventare semplici contenitori vuoti. Per funzionare servono medici di medicina generale, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti, assistenti sociali e personale amministrativo. Senza queste figure non si garantiscono né la presa in carico delle cronicità né la continuità assistenziale per anziani, persone fragili e non autosufficienti.
Lo SPI CGIL ricorda che da anni si ha necessità di integrare pienamente i medici di famiglia nel Servizio Sanitario Nazionale, superando modelli organizzativi che non favoriscono il lavoro di équipe e la costruzione di una vera rete territoriale. Le Case di Comunità devono essere il luogo in cui professionisti diversi collaborano per dare risposte ai cittadini e non una semplice somma di ambulatori separati.
Proprio per questo emerge una questione politica decisiva: se le strutture vengono costruite ma non si assumono professionisti pubblici, il rischio concreto è che gli spazi vengano progressivamente occupati da soggetti privati accreditati. Sarebbe un grave errore utilizzare risorse pubbliche del PNRR per realizzare strutture che, per mancanza di personale del Servizio Sanitario Nazionale, finiscano per favorire ulteriori processi di privatizzazione dell’assistenza territoriale.
Il privato risponde a una logica d’impresa in cui il profitto e la singola prestazione commerciale sono prerogative strutturali. Ma la gestione della non autosufficienza e delle malattie croniche richiede investimenti a lunghissimo termine e una presa in carico globale che difficilmente possono convivere con i bilanci di un’azienda. È qui che il servizio pubblico diventa insostituibile.
Ed è proprio per dare forza a questa prospettiva che come Cgil abbiamo avviato la raccolta firme per due leggi di iniziativa popolare su sanità e appalti. Un percorso democratico attraverso il quale rimettere al centro il diritto universale alla cura, tutelare la dignità del lavoro contro le esternalizzazioni selvagge e fare in modo che le risorse pubbliche servano a garantire il bene comune non a creare rendite di posizione.
Per lo SPI CGIL la vera sfida è dunque inaugurare le Case di Comunità entro il 30 giugno ma soprattutto garantire che siano pienamente pubbliche, accessibili e dotate delle professionalità necessarie.
In una provincia come Verona, dove oltre 60 mila anziani vivono condizioni di non autosufficienza e migliaia di famiglie affrontano quotidianamente problemi di fragilità e cura, le Case di Comunità devono diventare il punto di riferimento per l’assistenza territoriale, l’integrazione sociosanitaria e il sostegno alla domiciliarità.
Lo SPI CGIL chiede quindi alla Regione Veneto, all’ULSS 9 e al Governo:
1) Un piano straordinario di assunzioni nella sanità territoriale;
2) Il pieno coinvolgimento dei medici, degli operatori con le loro organizzazioni sindacali, delle associazioni degli utenti nella costruzione del nuovo modello organizzativo;
3) La garanzia che le Case di Comunità rimangano un presidio pubblico del Servizio Sanitario Nazionale;
4) Trasparenza sui servizi che verranno attivati e sul personale effettivamente disponibile.
Le Case di Comunità possono rappresentare una grande opportunità per avvicinare la sanità ai cittadini. Ma senza personale, senza investimenti strutturali e senza una chiara scelta a favore della sanità pubblica rischiano di trasformarsi nell’ennesima occasione mancata.
Adriano Filice
Segretario generale Spi Cgil Verona