Le opinioni su equità, povertà e opportunità si formano dentro le storie personali. Per questo lavoro partecipativo, servizio civile e iniziativa sociale possono rafforzare fiducia, cittadinanza attiva e cultura democratica
Le grandi questioni della pace e della democrazia vengono spesso affrontate sul piano istituzionale o geopolitico. Ma esiste un livello più profondo, meno visibile e decisivo: quello delle credenze con cui le persone interpretano il mondo. Una società è pacifica e democratica solo se gli individui la percepiscono come uno spazio di cooperazione e non di conflitto permanente.
Il pensiero a somma zero – l’idea che il guadagno di qualcuno implichi la perdita di qualcun altro – è uno dei principali ostacoli a questa visione. Il focus su questioni come le terre rare o il possesso di territori non fa che alimentarlo. Quando prevale, cresce la diffidenza, diminuisce la cooperazione, la politica si trasforma in scontro tra gruppi e la democrazia si indebolisce. Al contrario, una visione a somma positiva alimenta fiducia, partecipazione e cittadinanza attiva. La storia dell’umanità è chiaramente un gioco a somma positiva dove nei secoli innovazione e cooperazione tra individui in campo scientifico, economico e sociale hanno allargato enormemente la torta (sia in termini di popolazione, che di aspettativa e tenore di vita).
La ricerca recente mostra un risultato sorprendente: queste credenze (a somma zero o a somma positiva) non nascono principalmente da ideologie o informazioni, ma dalle esperienze vissute. In particolare, da quelle che possiamo chiamare esperienze generative, cioè situazioni in cui le persone sperimentano che le proprie azioni producono valore per sé e per gli altri.