Centodieci milioni di dollari all’anno. È quanto Oracle paga a Red Bull Racing per essere title sponsor del team più vincente della Formula 1 dell’ultimo decennio. Quaranta-sessanta milioni di dollari all’anno è il range stimato dalla stampa di settore per il nuovo contratto Microsoft con Mercedes-AMG Petronas firmato nel gennaio 2026. Il prezzo che Lenovo paga a Ducati per essere title sponsor del team più vincente del MotoGP dello stesso decennio non è pubblico, e nessuna delle due parti l’ha dichiarato. Quello che si può leggere dalle griglie di pricing dei title sponsor dei team factory MotoGP riportati sempre dalla stampa di settore e’ stimato tra i  3 e gli 8 milioni l’anno per i team medi , e tra i 7 e i 10 Milioni per il top-grade Ducati. In buona sostanza la partnership Lenovo-Ducati costa una frazione del deal Microsoft-Mercedes, e una frazione ancora più piccola del deal Oracle-Red Bull.

Stessa funzione, stesso posizionamento naming, ratio di prezzo plausibile fra 7 e 15 volte. Sembra una storia di sconti.  Non lo è. Quello che Lenovo compra in più o, più precisamente, quello che fa diventare giustificabile la cifra che paga,  non è la differenza di costo. È quello che il deal include come integrazione operativa, e quello che la stessa cifra investita in F1 oggi non riesce più a comprare.

Per il CIO di un’azienda tech B2B che valuta una sponsorizzazione nel motorsport nei prossimi 18 mesi, il caso Lenovo è il template di studio più documentato sul mercato. Non perché Lenovo lo abbia raccontato come strategia,  non l’ha fatto, almeno non in termini comparativi,  ma perché ogni passaggio del deal è pubblico, ricostruibile, e cronologicamente ordinato in tre fasi distinte.

Le tre fasi del deal Lenovo-Ducati

Fase 1 – 2018: technology partner. Lenovo firma con il Ducati Corse un accordo pluriennale di sponsorizzazione per la MotoGP. Il branding del team non cambia. Cambia l’infrastruttura tecnologica dietro le quinte: il team passa a PC, tablet e server Lenovo, sia in pista che in fabbrica. Non è una livery play. È una migration di stack, con il team che riceve hardware enterprise e Lenovo che riceve in cambio un ambiente operativo ad alta intensità di dati su cui dimostrare l’affidabilità del proprio prodotto. È il layer infrastrutturale.

Fase 2 – 2020: co-branded product. Esce sul mercato il Lenovo Ducati 5, un laptop crossover in edizione limitata con elementi di design Ducati Corse. È la prima evidenza pubblica che la partnership ha generato un’integrazione di prodotto reale, non solo una collaborazione d’immagine. Per il CMO è un dato di asset: il deal è capace di produrre output co-brandizzato che la divisione commerciale può effettivamente vendere. Per il CIO è la conferma che il rapporto operativo è abbastanza maturo da reggere uno sviluppo product-level.

Fase 3 – Febbraio 2021: title partner. Lenovo firma come Title Partner del Ducati MotoGP Team. Il nome ufficiale del team diventa Ducati Lenovo Team. È un deal triennale, successivamente esteso, e a Giugno 2026 è ancora attivo: il team ha appena confermato Marc Marquez per il 2027 e il 2028, e l’intera griglia MotoGP ha firmato a Brno il framework di stabilità quinquennale 2027-2031. La partnership Lenovo è ora dentro un contesto industriale di stabilità contrattuale che otto anni fa non esisteva.

Tre fasi, otto stagioni, una progressione lineare: infrastruttura, prodotto, naming. È un’architettura ricostruibile, non un evento. E ricostruibile vuol dire replicabile.

Cosa fa il deal che il prezzo non vede

La sezione del briefing che fa più fatica a entrare nelle slide commerciali è quella su cosa il deal include oltre la livrea. Per un CFO o un investor relations è la sezione meno facilmente quantificabile. Per il CIO o per chi firma di fatto la decisione è la sezione decisiva.

Nel caso Lenovo-Ducati, il deal include hardware enterprise integrato nelle operazioni del team: PC, server, edge devices in pista oltre a data analytics e workload Artificial Intelligence /Machine Learning attorno al ciclo di gara e alla simulazione setup. Il team usa la tecnologia ogni giorno. Lenovo usa il team come ambiente di stress-test continuo, su un workload che richiede uptime, latenza bassa, e gestione di asset distribuiti. Per il CIO che valuta un vendor enterprise hardware, vedere Lenovo operare in un contesto MotoGP in cui ci sono vincoli di tempo reale, mobilità geografica, dati safety-critical è una proof-of-capability che nessuna case study scritta riesce a replicare.

Lo stesso pacchetto in F1 oggi costa significativamente di più, e il motivo non è la qualità del campionato. È la maturità del mercato. F1 ha già attraversato il rerating Liberty 2017-2024 — l’analisi che ho proposto nel precedente articolo “La roadmap MotoGP di Liberty Media nel 2026” e le partnership tech da Title Sponsor come Microsoft-Mercedes ($40-60M/anno) o Oracle-Red Bull ($100-110M/anno) riflettono asset post-rerating. MotoGP è invece nel mezzo del proprio rerating, con la finestra di pricing che e’ aperta e che si sta muovendo con la recente firma del patto di stabilita’ che regola gli anni 2027-2031.

Trappole da evitare… specialmente se si opera nel Tech.

L’errore in cui CIO e i CMO tech che valutano la sponsorizzazione nel motorsport devono evitare è leggere il deal come solo brand exposure. È la metrica che molte agenzie di sponsorizzazioni continuano a vendere come headline:  media value, brand reach, audience impressions  – perché è quella più facile da misurare con strumenti standard. È anche quella che si appiattisce su tutti i campionati allo stesso modo, e che non dice quasi nulla sul fit specifico fra un brand tech B2B e un asset motorsport specifico.

In un articolo precedente – MotoGP vs F1 sponsorship: what the gap actually buys –  sostengo che il vero gap fra i due campionati non è il prezzo della title sponsorship – quello è facile da osservare – ma quello che le varie partnership includono in termini di integrazione operativa, asset commerciali B2B e accesso alla supply-chain dei team. Il caso Lenovo è la versione applicata di quel ragionamento. Il deal Lenovo-Ducati non è una title sponsorship a cui si aggiunge una case history. È una migrazione dell’infrastruttura, un programma di product co-development, e una title sponsorship. I tre layer non sono opzionali. Sono componenti di una stessa architettura.

L’altro errore è pensare al motorsport B2B come “comprano la macchina”. Il punto della partnership Lenovo non è il branding sulla Desmosedici, anche se quello c’è e funziona. È che il software gira in produzione, dentro un’organizzazione che corre per vincere. Per il CIO, è la differenza fra vedere una demo a un keynote e vedere il software gestire un ambiente reale.

Come ne parliamo noi di RTR –  i tre layer dell’integrazione tech nel motorsport

Per il CIO o CMO di una azienda del Tech B2B che valuta un programma di sponsorizzazione nel motorsport nei prossimi 12-18 mesi, i tre layer di Lenovo sono la base operativa.

Layer 1: Infrastructure. L’hardware enterprise del vendor diventa l’infrastruttura del team. Non è una piazzata pubblicitaria: è una migration. Si discute con il CTO del team, non con il direttore marketing. È il layer in cui il prodotto del vendor viene messo sotto stress reale, e in cui il team riceve capacità tecnologica vera, non sponsor money con un adesivo sopra. Questo è il livello a cui Lenovo è entrato nel 2018, e che fa la differenza fra un deal tech e un deal di logo placement. Pricing tier: il più basso dei tre, ma il più lungo nel tempo a costruirsi.

Layer 2: Product co-development. Il deal genera un prodotto co-brandizzato che la divisione commerciale può effettivamente vendere. Il Lenovo Ducati 5 nel 2020 ne è l’esempio. È il layer in cui il sales del vendor inizia ad avere ROI misurabile in termini di prodotto, non solo brand. Per il CMO è il layer più visibile internamente: è quello che giustifica gli investmenti anche a livello commerciale al CFO senza dover ricorrere solo a media value reports. Pricing tier: incrementale rispetto al Layer 1, ma con ROI commerciale diretto.

Layer 3: Title naming. Il branding completo del team,  Ducati Lenovo Team  è l’ultimo passaggio, non il primo. È l’amplificatore di awareness su un’integrazione che è già reale a livello operativo e di prodotto. Quando questo layer è in posizione su un’integrazione già funzionante, il prezzo della title sponsorship si giustifica come moltiplicatore di valore, non come spesa di pura visibilità. Pricing tier: il più alto, ma il meno difficile da approvare quando i due layer sottostanti già rendono.

I tre layer non sono alternative,  sono progressivi. È possibile entrare direttamente al Layer 3 (è quello che la maggior parte delle grandi aziende tende a chiedre, sia in MotoGP sia in F1), ma il ROI di un Layer 3 puro è una frazione del ROI dei tre layer combinati. Quello che Lenovo ha costruito è il caso più documentato sul mercato di stack completo.

La domanda sintetica

Per chi valuta una sponsorizzazione nel motorsport oggi, la domanda non è “MotoGP o F1”. È: a quale livello siamo pronti ad entrare, e con quale orizzonte temporale.

Se l’orizzonte è dodici mesi e l’obiettivo è brand awareness su un mercato consolidato, F1 a prezzi attuali resta una scelta legittima ma costosa. Se l’orizzonte è trentasei-sessanta mesi e l’obiettivo include integrazione operativa, product co-development e posizionamento competitivo prima che il rerating MotoGP si sia chiuso, la finestra MotoGP è la stessa che Lenovo ha colto nel 2018, applicata oggi al campionato in cui Liberty sta scrivendo la roadmap.

Comprare un programma motorsport tech B2B nel 2026 non somiglia ad acquistare uno spot pubblicitario. Somiglia a comprare il software che gira in produzione, non la demo per il keynote. Quello che paghi è il fatto che funziona ogni giorno, non il fatto che lo vedi una volta a settimana.

L’integrazione precede il logo. Sempre.

Riccardo Tafà

Managing Director di RTR Sports, Riccardo si è laurea in giurisprudenza all'Università di Bologna. Inizia la sua carriera a Londra nelle relazioni pubbliche, poi si sposta nel settore delle due e quattro ruote. Si trasferisce brevemente a Monaco prima di tornare in Italia. Lì fonda RTR, prima una società di consulenza e poi un'azienda di marketing sportivo che, alla fine, trova una nuova e definitiva sede a Londra.

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Managing Director di RTR Sports, Riccardo si è laurea in giurisprudenza all'Università di Bologna. Inizia la sua carriera a Londra nelle relazioni pubbliche, poi si sposta nel settore delle due e quattro ruote. Si trasferisce brevemente a Monaco prima di tornare in Italia. Lì fonda RTR, prima una società di consulenza e poi un'azienda di marketing sportivo che, alla fine, trova una nuova e definitiva sede a Londra.

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Perché scegliere RTR Sports Marketing

In un’epoca in cui è possibile arrivare ovunque con un clic, è forte la tentazione di rivolgersi direttamente a team e proprietà per progetti di sponsorizzazione.

Così facendo siamo convinti di accorciare la catena del valore, risparmiando tempo e denaro. Tuttavia questi metodi DYI sono tutt’altro che esenti da rischi e quello che inizialmente sembra essere un vantaggio competitivo si trasforma presto in un problema difficilmente risolvibile. Ecco perché ci sono le agenzie. Ed è per questo che dovresti affidarti a noi per le tue sponsorizzazioni.

Le attivazioni sono il cuore pulsante

Le attivazioni sono il vero cuore della sponsorizzazione sportiva. Senza di esse, rimane solo un’adesivo vuoto su una moto, una macchina o una divisa e nessun contatto con il pubblico, nessun legame emozionale, nessun impatto sulla bottom line. E allora come si fa? Di certo non saranno i team o gli atleti ad aiutarvi a sfruttare la sponsorship e a farvi godere dei tanti diritti di marketing che avete pagato. Per tirare fuori il meglio da un progetto di marketing sportivo vi serve un’agenzia che sappia utilizzare la sponsorship per coinvolgere la fanbase sul web, per arrivare nei Centri Commerciali, per organizzare hospitality, per sviluppare possibilità di B2B e B2C e per portare i “vostri” atleti di fronte a milioni di potenziali consumatori.

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Conosco e lavoro con Riccardo Tafà dal 1995, quando per la prima volta abbiamo collaborato insieme ad un progetto per il Team Williams di Formula 1. Da allora abbiamo sviluppato molti altri accordi. Dopo avere lasciato Williams per lavorare con Gerhard Berger alla scuderia Toro Rosso, mi sono rivolto nuovamente a Riccardo per trovare un fornitore di utensili per il team, e Riccardo ha risposto positivamente con un'introduzione ad USAG: la partnership fra USAG e Toro Rosso sarebbe poi dur