Presentato l'8°rapporto "Illuminare le periferie". gli esteri tornano nei TG, ma lo sguardo rimane eurocentrico e intermittente

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Presentato l’8° Rapporto “Illuminare le Periferie – L’informazione sugli Esteri”, promosso da COSPE, Osservatorio di Pavia, FNSI e Usigrai. L’indagine mostra una crescita stabile della presenza delle notizie internazionali nei telegiornali italiani, ma conferma forti squilibri geografici e una copertura ancora troppo intermittente delle crisi fuori dall’Europa.

Gli esteri sono tornati stabilmente nell’agenda dei principali telegiornali italiani, ma non sempre questo significa una maggiore capacità di raccontare e comprendere il mondo. È quanto emerge dall’8° Rapporto “Illuminare le Periferie. L’informazione sugli esteri”, che analizza la copertura internazionale nei TG di prima serata di Rai, Mediaset e La7 nel periodo 2012 – primo trimestre 2026, con un focus specifico su Medio Oriente, Sudan, Venezuela e Cuba.

Negli ultimi tre anni le notizie internazionali hanno raggiunto una quota stabile pari al 38% dell’agenda informativa dei telegiornali, segnalando un’attenzione crescente verso ciò che accade oltre i confini nazionali. Tuttavia, la crescita quantitativa non si traduce automaticamente in un’informazione più equilibrata o approfondita: la copertura resta fortemente concentrata su poche aree geopolitiche e sulle crisi più eclatanti, mentre interi continenti continuano a essere scarsamente rappresentati.

Il rapporto evidenzia in particolare la centralità dei conflitti armati e delle tensioni geopolitiche. Nel periodo 2025/26 le notizie estere si concentrano soprattutto su Politica (32%), Guerre e Conflitti (30%), Cronaca (19%) e Soft news (16%), mentre temi come Immigrazione (2%) e Terrorismo (1%) restano marginali. Le hard news rappresentano il 67% dell’agenda internazionale, confermando il peso crescente delle crisi globali nella costruzione della notiziabilità.

La fotografia geografica mostra però uno squilibrio netto: Europa (44%), Asia (30%) e Nord America (21%) assorbono quasi tutta la copertura estera, mentre Africa (2,2%) e Centro-Sud America (2,6%) rimangono ai margini. Le prime dieci aree geopolitiche concentrano l’81% delle notizie internazionali, senza la presenza di paesi africani o latinoamericani tra le principali aree coperte. Anche i 23 paesi africani prioritari per la cooperazione italiana raccolgono complessivamente appena 184 notizie.

Tra i network, La7 dedica agli esteri la quota più alta della propria agenda informativa (50%), seguita da Rai (40%) e Mediaset (34%). A livello di testate, il Tg La7 risulta il più orientato all’informazione internazionale, mentre il Tg4 registra la quota più bassa. Nonostante queste differenze, i tre network mostrano una forte convergenza nella selezione delle aree geografiche più rappresentate, con Medio Oriente, Stati Uniti, Europa e Ucraina al centro della copertura.

Il Medio Oriente domina l’agenda del periodo analizzato: tra maggio 2025 e marzo 2026 i TG di prima serata hanno dedicato 2.933 notizie al conflitto allargato nella regione, con una copertura centrata su Gaza e progressivamente estesa a Iran, Libano, Yemen e Siria. Il conflitto con l’Iran rappresenta da solo il 35% della copertura mediorientale, mentre le missioni umanitarie della Flotilla verso Gaza hanno generato 151 notizie, anche grazie al coinvolgimento di attivisti, giornalisti e parlamentari italiani.

Il rapporto mette inoltre in luce la natura intermittente dell’attenzione mediatica verso molte crisi. Il Sudan, nonostante la gravità del conflitto, da maggio 2025 a marzo 2026 riceve appena 21 servizi nei TG (concentrata sulla RAI, con 16 notizie) nel periodo considerato, con una copertura concentrata quasi esclusivamente nei momenti più drammatici, con un picco tra novembre e dicembre 2025 (18 servizi) in corrispondenza della caduta di El Fasher e dell’attacco all’asilo di Kalogi.

Dinamiche simili emergono per Venezuela e Cuba: il primo diventa improvvisamente centrale solo in coincidenza con il blitz statunitense contro Maduro nel gennaio 2026 (83 notizie televisive), mentre la crisi economica, energetica e umanitaria cubana resta quasi invisibile nei TG per otto mesi consecutivi, a fronte di una maggiore continuità di attenzione su Facebook (tra maggio 2025 e marzo 2026 l’isola raccoglie appena 20 notizie nei TG di prima serata, a fronte di oltre 8.000 post Facebook).

“I dati di questo rapporto – afferma Anna Meli, presidente di COSPE- mostrano ancora una volta la necessità di una informazione meno eurocentrica e un approfondimento e un’analisi più costante dei nuovi scenari globali.  Anche le guerre, che hanno costretto a un adeguamento dell’agenda mediatica e del lavoro delle redazioni, sembrano seguire una logica di “emergenza usa e getta”: ricevono una copertura intensissima nei momenti di massima attenzione per poi scomparire rapidamente dal dibattito pubblico, mentre le loro conseguenze continuano a produrre effetti devastanti sulle popolazioni coinvolte”.

A Firenze, alla presentazione in anteprima dei dati, la presidente ha anche lanciato un appello alla RAI, che è in fase di definizione e presentazione dei palinsesti, per dedicare uno spazio stabile in prima serata al racconto del Sud Globale: non programmi occasionali legati alle emergenze, ma appuntamenti di approfondimento capaci di dare voce a giornalisti e giornaliste, società civili, ricercatori, cooperanti e movimenti per la pace. “Per capire il mondo non basta parlare di più dell’estero: bisogna cambiare lo sguardo con cui lo raccontiamo. È una scelta editoriale che riguarda il diritto dei cittadini a un’informazione plurale e di qualità.»

“Illuminare le Periferie” conferma quindi una tendenza di fondo: l’informazione internazionale italiana si accende soprattutto davanti a eventi eccezionali, spettacolari o geopoliticamente rilevanti, ma fatica a garantire continuità, profondità e pluralità di sguardi. Il Sud globale resta spesso periferico non perché irrilevante, ma perché ancora poco riconosciuto come chiave di lettura essenziale delle sfide che attraversano il presente.

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