Innovazione, prossimità e caregiver: la nuova sfida dell’oncologia - Europa Donna Italia

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Innovazione, prossimità e caregiver: la nuova sfida dell’oncologia

C’è bisogno di un nuovo modello oncologico? È una domanda importante, che richiede riflessioni, dibattiti, confronti e quindi risposte, sollecitate da ciò che è oggi e che sarà ancora di più nel futuro il percorso del paziente oncologico, sempre più all’insegna dell’innovazione.

Da qui, il convegno “Oltre la cura: innovazione e prossimità per un nuovo modello oncologico”, organizzato da Alleanza Contro il Cancro, dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata e dall’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti”. Al convegno era presenta anche Mariagrazia Punzo, Delegata per la Regione Lazio di Europa Donna Italia, che ha affrontato il tema del caregiver.

Come ha affermato il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), professor Rocco Bellantone, «l’oncologia sta attraversando una fase di straordinario sviluppo grazie alla medicina di precisione, alle tecnologie genomiche, all’intelligenza artificiale, ai biomarcatori, ai farmaci a bersaglio molecolare, all’immunoterapia e alla crescente disponibilità di dati.» Ha però precisato che il progresso tecnologico, da solo, non basta: deve tradursi in una migliore organizzazione dei servizi e nella capacità di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura, dalla prevenzione alla diagnosi precoce, fino al trattamento, alla riabilitazione e al miglioramento della qualità della vita.

In questo nuovo modello oncologico rientra a pieno titolo anche la figura del caregiver, fondamentale perché è a fianco del paziente. «La Regione Lazio si è aggiudicata un bando che mette a disposizione fondi del PNNR per l’assistenza psicologica non solo ai pazienti, ma anche ai caregiver», ha sottolineato Mariagrazia Punzo nel corso del suo intervento. «Come Associazione, auspichiamo che questa possibilità sia attuata quanto prima con modalità che consentano un accesso facilitato a questi percorsi. Chi sta accanto al paziente è spesso una figura “in ombra”. Eppure, ha un carico assistenziale che impatta sulla qualità di vita, le relazioni famigliari ed interpersonali, la progettualità esistenziale, con importanti ripercussioni sulla sua salute fisica e psicologica».

Alla luce di tutto questo, ha proseguito la Delegata laziale, va considerata anche la possibilità di effettuare alcune terapie in prossimità della residenza dei pazienti, evitando ai caregiver il carico di tempo e risorse per accompagnare il paziente nei luoghi di cura. E non va dimenticata la presenza discreta ma costante delle Associazioni nei Centri ospedalieri. «Noi siamo al fianco delle donne che affrontano la malattia, le supportiamo nel loro percorso. È un’attività con un valore immenso anche psicologico: ricordiamoci che spesso le donne sono abituate a prendersi cura, piuttosto che a farsi prendere in cura».

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