Il progetto raccoglie psicologi, sessuologi ed educatori da tutta Italia per supportare persone con disabilità, famiglie e caregiver sul tema della sessualità e affettività
Una rete di psicologi, sessuologi, educatori sessuali e counselor provenienti da tutta Italia uniti dall’obiettivo comune di accompagnare le persone con disabilità, le loro famiglie e i caregiver verso una maggiore consapevolezza in tema di affettività e sessualità. Si chiama SexLability ed è una piattaforma digitale che ha l’ambizione, appunto, di fornire risposte su un tema di cui non si parla poi troppo, ma che spesso rappresenta il classico elefante nella stanza: è grande, grosso e ben in vista, ma è talmente difficile da affrontare che risulta più semplice girarsi dall’altra parte. Non così, invece, per i promotori di questo progetto, ancora unico in Italia, nato tra le mura della Spes Auser, associazione di promozione sociale di Ventimiglia (IM), che dal 1996 opera a favore delle persone con disabilità, dando vita, nel corso degli anni, a due centri diurni e due case famiglia.
COME NASCE IL PROGETTO
“Tutto nasce due anni fa, quando all’interno dei locali della Spes Auser sono stati avviati due gruppi laboratoriali per persone con disabilità, che partecipavano ai progetti del PNRR legati alla residenzialità in cohousing e alla vita autonoma”, spiegano all’unisono Matteo Lupi e Carmen Ferraro, rispettivamente presidente e direttrice generale di Spes Auser APS. “Tutto è partito grazie a Gabriele Buono, all’epoca tirocinante, che ha condotto anche una formazione residenziale sul tema sessualità e disabilità”. Nel contempo, insieme alla dott.ssa Marianna Caruso della cooperativa sociale Anziani e non solo, è stata elaborata una sorta di ‘scala Richter’ per analizzare i bisogni affettivi e sessuali delle persone con disabilità, anche alla luce del recente d.lgs. 62/2024, che ridefinisce il progetto di vita individuale. “Dopo una mappatura sul territorio, è stata inviata una lettera di partecipazione a una call to action per costituire un gruppo di professionisti”, proseguono. “L’obiettivo era confrontarsi e scambiarsi conoscenze, esperienze e buone pratiche per permettere anche a chi ha una disabilità di avere una vita corredata di affettività e sessualità”. Dopo un anno di incontri in modalità online svolti a cadenza mensile, con il crescere del numero dei professionisti interessati è stato finalmente possibile creare la piattaforma. “E grazie al Diversity manager, formatore e attivista Max Ulivieri, il quale si è fatto carico della gestione informatica e grafica, in poco tempo è stato lanciato il sito. Abbiamo già ricevuto contatti da parte di beneficiari e professionisti, per cui il gruppo si sta via via ulteriormente allargando. SexLability serve a non sentirsi soli nell’affrontare temi complessi come questo”.
LA CENTRALITÀ DELLA FORMAZIONE
“Crediamo fortemente che occuparsi di sessualità, per chi lavora con le persone con disabilità, debba diventare parte del progetto di vita”, affermano Gabriele Buono, che oggi lavora con Spes Auser, e Azzurra Carrozzo di Anffas Imperia. “La sessualità è una dimensione umana che non si silenzia nella disabilità, ma va contemplata come parte della vita di tutti e di tutte. Per questo non può più essere un ambito destinato a pochi specialisti, ma interessa tutta la comunità educante: formarsi su questo è il primo passo per essere pronti. Come rete di professionisti con esperienza sul tema, ci mettiamo a disposizione per formare e aiutare altri colleghi”. I corsi di formazione, infatti, sono rivolti soprattutto a educatori, assistenti sociali e operatori che lavorano nei centri diurni o in altri servizi per persone con disabilità e che, nel proprio percorso formativo, non hanno avuto la possibilità di affrontare il tema della sessualità in modo specifico. L’obiettivo è offrire strumenti, linguaggi e consapevolezze utili per accompagnare le persone con disabilità nella costruzione della propria vita affettiva, relazionale e sessuale”.
I PERCORSI PER DIVENTARE O.E.A.S
Ci sono poi i percorsi formativi per diventare O.E.A.S., cioè Operatori all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità. “L’O.E.A.S. è una figura professionale formata per accompagnare le persone con disabilità nella scoperta e nella valorizzazione della propria sfera corporea, emotiva, affettiva e sessuale, nel rispetto dei tempi, dei desideri, dei confini e dell’autonomia della persona”, sottolinea Ulivieri. “Non si tratta di una figura sanitaria né di una prestazione sessuale, ma di un professionista dell’accompagnamento che opera con preparazione, responsabilità e attenzione etica”. Fondamentale, infine, il coinvolgimento delle famiglie affinché le persone con disabilità possano vivere un’esperienza essenziale della vita come la sessualità e l’affettività. “Il gruppo”, conclude l’attivista, “si è posto anche l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza culturale sul tema, auspicando che non venga considerato un ambito separato, ma una parte integrante dell’educazione e del percorso di vita della persona”.